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La Tunisia supererà l'Italia nella produzione dell'olio d'oliva

Il nostro Paese lascia il secondo posto mondiale a favore dello Stato del Maghreb, anche grazie a un clima migliore negli ultimi anni. Coldiretti e Unaprol denunciano la distrsione del mercato nazionale

La Tunisia supererà l'Italia nella produzione dell'olio d'oliva
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6 Gennaio 2026 - 19.11 Culture


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Secondo le proiezioni di settore la Tunisia sarà al secondo posto per la produzione di olio d’oliva, relegando l’Italia al terzo posto e tallonando la Spagna. A rivelarlo è il Financial Times, che riporta le stime degli analisti di settore per la campagna olivicola del 2025-26: si parla di 380-400 mila tonnellate reali, ma con un potenziale che può giungere alle 500 mila, a fronte delle circa 300 mila tonnellate di olio d’oliva che dovrebbero essere prodotte nel nostro paese. 

Uno dei fattori principali a concorrere alla più che buona annata sarebbero le condizioni climatiche degli ultimi anni migliori in Tunisia rispetto ai paesi europei affacciati sul mediterraneo. Inoltre la superficie del paese nord africano destinata al comparto olivicolo sarebbe piuttosto estesa, aggirandosi attorno ai 2 milioni di ettari, con una capacità di circa 107 milioni di alberi. Numeri che consentirebbero di ammortizzare bene la natura alternante del ciclo dell’olivo, caratterizzato da annate “cariche”, cioè di maggiore produzione, seguite da altre “scariche”.

All’inizio del 2024 l’olio d’oliva aveva raggiunto un picco nei prezzi, con 10.000 dollari per tonnellata, rendendo le produzioni tunisine particolarmente attraenti, per costo ed offerta. Eppure, in mancanza di una filiera che ne garantisca standard di qualità e ne disciplini la produzione, la gran maggioranza dell’olio d’oliva tunisino, resta esportato in forma sfusa: una percentuale persino del 90% esce dal paese senza etichetta, finendo in miscele di oli, raffinati o re-etichettati nei mercati di destinazione, pure europei.

Ed è anche l’Italia ad acquistare olio tunisino: “In Italia produciamo 300 mila tonnellate di olio, ne consumiamo nel mercato interno 400 mila e ne esportiamo 300 mila tonnellate”. A denunciare tale distorsione del mercato italiano è Coldiretti, insieme ad Unaprol, il consorzio olivicolo Italiano che rappresenta oltre centomila imprese del settore. Sottolineano anche come inevitabilmente il prezzo dell’olio extravergine italiano sia crollato del 20%, a fronte dell’ingresso di un 38% in più di ingresso di materia prima tunisina a costo inferiore. L’olio proveniente dal Nord Africa finirebbe quindi anche per sopperire al fabbisogno interno, oltre che in miscele per l’esportazione, con dicitura “Olio UE ed extra UE”, ma anche spacciato come “made in Italy”. 

Seppur sempre esposto ad una cerca incertezza legata ai rischi climatici, dopo il picco dei prezzi del 2024, l’annata del 2025-26, segnala la FAO, vedrà comunque una normalizzazione del comparto olivicolo a livello internazionale. 

Se la Tunisia confermerà le predizioni produttive per l’olivicoltura e l’agroalimentare dovrà però accompagnare tale record con un maggiore attenzione alla redditività nei riguardi della filiera oltre che investire in logistica e in un’ottica futura alla resilienza climatica. 

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