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Al Biondo di Palermo in scena"Inedito Scaldati" riletto da Livia Gionfrida

Una nuova tappa del percorso di ricerca della regista è dedicata al poeta e drammaturgo palermitano in scena da oggi, 23 marzo fino al 3 aprile al teatro Biondo di Palermo. Una storia che si misura sui drammi della pandemia e della guerra

Al Biondo di Palermo in scena"Inedito Scaldati" riletto da Livia Gionfrida
Ph Rossellina Garbo

redazione

23 Marzo 2022 - 13.11 Culture


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di Manuela Ballo
La guerra e la pandemia: il tormento di questi anni e di questi giorni. Ognuno si sente come stretto nelle conseguenze che possono determinare le proprie azioni. E’ come si perdesse la Parola e la Scrittura, la più mirabile delle invenzioni, come la definiva Galileo Galilei. Cioè come se si perdesse quel raffinato strumento che aiuta gli esseri umani a comprendersi e a decifrare se stessi e il mondo. Così in un quartiere fantasma, uno dei tanti delle periferie urbane, dentro uno dei tanti condomini ridotto ormai a rudere come se fosse bombardato, abita l’ultimo poeta del pianeta. E’ lì e aspetta di raggiungere la luna. Un miraggio tipico dei poeti.

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Questo miraggio ha la forza della contaminazione ed è così che i suoi sogni si trasmettono agli abitanti di quello stesso palazzo. Come finirà? La poesia è destinata a soccombere difronte alle tentazioni del potere o all’assillo della violenza? C’è Shakespeare dietro l’agire drammaturgico dei quattro attori in scema. E c’è più che altro Scaldati, il poeta e autore teatrale palermitano che tanti buoni  segni ha già lasciato nella drammaturgia italiana.

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Era quasi inevitabile che un simile testo di un simile autore si presentasse in anteprima in Sicilia. Infatti da oggi, mercoledì 23 marzo fino a domenica 3 aprile, lo spettacolo, “Inedito Scaldati” sarà in scena al  Teatro Biondo di Palermo. Lo spettacolo è diretto da Livia Gionfrida, con Melino Imparato, Paride Cicirello, Oriana Martucci e Daniele Savarino.  Le scene e costumi sono di Emanuela Dall’Aglio (Premio Ubu 2021) e a produrre lo spettacolo è lo stesso Teatro Biondo Palermo.

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Dopo il successo del “Pinocchio” andato in scena lo scorso luglio per il Teatro Stabile di Catania, una nuova tappa del percorso di ricerca della regista Livia Gionfrida è dedicata al poeta e drammaturgo palermitano Franco Scaldati. Il lavoro su Collodi era tratto da un testo incompiuto e messo in scena come un grande omaggio a l’intera poetica scaldatiana, con questo “Inedito”, proposto a Palermo, la regista si concentra sulla radice shakespeariana fortemente presente nell’opera del poeta. In scena ci sono Melino Imparato, storico collaboratore di Scaldati e direttore artistico della Compagnia “Franco Scaldati”, insieme a tre attori (Paride Cicirello, Oriana Martucci e Daniele Savarino) selezionati a seguito di un laboratorio di dieci giorni dedicato a Scaldati tenuto da Gionfrida lo scorso febbraio al Teatro Biondo.

E’ la stessa Livia Gionfrida, nelle note di regia che accompagnano la messa in scena, a tratteggiare alcuni degli aspetti più originali dell’opera stessa: “In una fine del mondo dai toni tragicomici, le certezze scompaiono, le parole sono svuotate di senso e persino i muri possono apparire e scomparire come in un sogno. «Finìu a pandemia?» si domanda l’anziano sardonicamente. La morte è presenza costante nell’opera di questo grande poeta, per nulla tragica. Come in Sicilia, come nelle opere di Scaldati, la morte è compagna di vita, è amica di bevute e sogni, e porta bei doni e dolci ai bambini”.

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Livia Gionfrida è regista ed attrice di origine siciliana che vive attualmente in Toscana, dove ha fondato il collettivo Teatro Metropopolare. La sua formazione teatrale comincia da giovanissima all’INDA di Siracusa – dove negli ultimi anni è stata docente di recitazione – e poi al DAMS di Bologna, prima di studiare e formarsi ai mestieri del palcoscenico con Luca Ronconi ed Elena Bucci e frequentare i laboratori di Davide Iodice. E forse è proprio per questa sua formazione che sottolinea l’importanza di avvicinare, con il teatro,  gli spettatori al rito della poesia: Avvicinare lo spettatore a Scaldati per me vuol dire tentare il rito della poesia, quella che sembra trovare sempre meno spazio nell’affanno del nostro quotidiano e che può costituire una vera e propria cura della persona. Tornare dunque al teatro, al rito collettivo che comincia con il silenzio e il buio, da cui far nascere la parola poetica e assieme ad essa, l’immagine pronta a scatenare una lettura personale nello spettatore”.

Così’, dopo aver a lungo lavorato sui testi di Samuel Beckett, da due anni ha iniziato il suo percorso di studio sull’opera di Franco Scaldati. I due ultimi lavori e, in particolare, l’allestimento palermitano ne sono la testimonianza più evidente e positiva.

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