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Odette Mbuyi: "Giornalisti, vi prego di raccontare il Congo in maniera diversa"

La rappresentante della Repubblica democratica del Congo parla dei problemi che oggi, come secoli fa, impediscono al Paese di avere uno spiraglio di speranza e di raggiungere l' uguaglianza con l'Europa

Odette Mbuyi: "Giornalisti, vi prego di raccontare il Congo in maniera diversa"

redazione

19 Ottobre 2021 - 16.50 Culture


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di Manuela Ballo

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A fine novembre,i partecipanti al “ The Last Twenty” si incontreranno a Santa Maria di Leuca per redigere il documento che sarà poi presentato ai 20 grandi paesi della terra (G20) e ai rappresentanti delle organizzazioni internazionali, a partire dall’ONU. Tra loro, in questo incontro conclusivo, ci sarà Odette Mbuyi, rappresentante della Repubblica Democratica del Congo nell’ organismo del “The last twenty”.

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Odette Mbuyi è da molti anni nel nostro Paese. Ha lavorato a Padova, dove continua a vivere e dove la figlia studia all’ Università. Con lei ho conversato al termine dell’incontro con gli studenti del Dispoc (dipartimento di scienze sociali, politiche e cognitive) dell’Ateneo senese che si è svolto ieri.  

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Lei che è una delle rappresentanti della Repubblica Democratica del Congo in “The last Twenty”: cosa si aspetta dalle riunioni che si susseguono delle organizzazioni dei 20 paesi più impoveriti del mondo?

Ci aspettiamo quantomeno una migliore trattazione da parte dei media che non si limiti semplicemente a parlare di noi solo quando si verificano episodi quali, per esempio, catastrofi naturali oppure quando vi sono delle raccolte fondi per aiutare i poveri del Congo. Dico questo perché si tratta di un atteggiamento che mira ai soli vantaggi degli Europei e che serve a render pulita la loro coscienza, anche dopo secoli e secoli di sfruttamento da parte loro. Vorremo che i media raccontassero il nostro paese in tutte le sue caratteristiche, pregi e difetti del nostro Paese, ma soprattutto vorrei che venissero fuori anche le straordinarie ricchezze e la bellezze presenti  nel nostro territorio

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Ieri, incontrando gli studenti dell’Università di Siena, ha descritto condizioni di vita e di lavoro nel suo paese degne del periodo dello schiavismo. È così? E quali sono i fenomeni più evidenti di questo continuo sfruttamento?
Ci sono uomini e bambini che lavorano nelle miniere in condizioni disumane senza alcuna protezione e il più delle volte mettendo a repentaglio la propria vita. Ai primi viene negato l’esercizio dei diritti umani, anche di quelli più basilari, mentre ai secondi, cioè i bambini, viene negata l’infanzia. Il tutto per un misero dollaro al giorno. Spesso vengono sfruttati all’ interno delle miniere per l’estrazione del Coltan; tuttavia, non gli viene detto neppure a cosa serva, dunque la maggioranza di loro rimane allo scuro delle sue funzioni.

Tra le materie prime che fanno più gola, e ne avete tante, ce n’ è una diventata essenziale per il vivere del mondo contemporaneo, il coltan. Chi trae profitto da questo prezioso materiale? E come vivono i minatori che lo estraggono?

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Il coltan dà profitto solo alle multinazionali perché viene usato nelle industrie della telefonia mobile, nella componentistica dei computer e in quella degli aerei in quanto aumenta la potenza riducendo il consumo di energia. Ritengo che sia molto importante portare a conoscenza di come al popolo congolese non rimanga assolutamente nulla, e il tutto spesso avviene con la complicità dei nostri dirigenti politici.

I minatori vivono in condizioni molto disagiate e senza alcuna tutela. Scavano a volte a mani nude nelle miniere che molto spesso crollano a causa della friabilità della stessa roccia.

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Colpiscono particolarmente, nel ritratto che lei ha fatto del suo Paese, le condizioni in cui vivono milioni di donne e bambini, per questi ultimi in particolare non sarebbe opportuno che la cooperazione internazionale mirasse a incrementare la formazione scolastica?

Riteniamo che sia prioritario impostare un piano educativo nazionale accessibile a tutti, perché solamente in questo modo le persone possono essere artefici del proprio futuro.

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L’ inchiesta di Nemo sull’ estrazione del Coltan

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