Roberto Angelini: «Con la mia chitarra sto tra Nick Drake e “Propaganda Live”»

Il musicista ha appena pubblicato un brano ispirato al cantautore inglese. Qui parla della sua musica e del programma di La7 in vista della puntata di Capodanno

Roberto Angelini. Foto Simone Cecchetti

Roberto Angelini. Foto Simone Cecchetti

Stefano Miliani 30 dicembre 2020
Tra un cantautore inglese malinconico quale è stato il sopraffino Nick Drake e un programma di spettacolo e informazione fondato sull’ironia e la battuta improvvisa qual è Propaganda Live” sembra ci sia un baratro. Invece un ponte unisce questi due mondi: è Roberto Angelini, il chitarrista capobanda dei musicisti del programma guidato da Diego Bianchi su La7 e in pista già nella versione precedente dello show quando era “Gazebo” su Rai3. Angelini suona la chitarra, la slide guitar, canta, è produttore e ha appena pubblicato per la Fiorirari (distribuzione Believe) il brano “Incognita”, quale antipasto di un prossimo album, dove proclama di essersi ispirato allo sfortunato cantautore britannico dei primi anni ‘70. Ha una lunga carriera, ha sperimentato più sonorità, lo abbiamo intervistato. Sul suo brano, sulla sua musica, sulla trasmissione che domani 31 dicembre non salta l’appuntamento del venerdì e anzi ha una puntata speciale di Capodanno dalle 21.15 a, come sempre, molto dopo la mezzanotte.

Per “Incognita” le note stampa parlano di Nick Drake, autore inglese associato alla tristezza. Ma oltre al testo anche la musica suona lieve. Come stanno le cose?
La canzone è in effetti molto più lieve di un testo di Drake. L’assonanza con lui è musicale, è l’approccio alla chitarra, all’arpeggio che tiene su tutta la canzone, non è il suo mondo testuale. Ho cominciato un percorso di redenzione con Drake nel 2004 con Rodrigo d’Erasmo, violinista degli Afterhours: da tanti anni facciamo tributi al musicista inglese. Devo il mio modo di suonare la chitarra allo studio delle sue partiture, la vicinanza è soprattutto quella di un suono.
Suoni anche la slide guitar, strumento poco praticato da noi.
Sì, è inconsueta in Italia. Il mio primo lavoro è stato di suonare la slide ed è stato richiesto tantissimo dai cantautori, dal cinema, dal teatro. Questo amore nasce dall’amore per un musicista come Ben Harper. Poi ho scoperto altro, ho scoperto che David Gilmour la usava spesso con i Pink Floyid e ho cercato un’originalità nel suono, se no lo strumento è hawayano, o blues o country. Con gli effetti l’ho trasformato in una sorta di strumento psichedelico e ho lavorato molto con Niccolò Fabi.
Due o tre nomi chitarristi che hanno influenzato Angelini?
David Gilmour e un nome che mi ha cresciuto, Vittorio Camardese: è stato un medico lucano, marito di mia mamma, e chitarrista. Suonava in maniera particolare.
L’album avrà sonorità come “Incognita”?
Avrà sonorità diverse. L’idea era iniziare con un brano delicato. Nell’album ci saranno canzoni tutte scritte e arrangiate insieme a una parte dei Planet Funk, con i quali ho tante cose in comune.
Il loro sound sembra molto lontano da questo e altri tuoi brani.
Se estrapoli il suono elettronico dai Planet le loro canzoni sono molto affini al mio gusto. Ci conosciamo da anni e scriviamo cose insieme: il disco è frutto di una decennale amicizia. Nel disco il sound sarà più elettronico ma non perderà la matrice della chitarra.



Passiamo a “Propaganda Live”. L’impressione è che vi divertiate molto. Sembrate quelle band pronte a qualunque musica. Inventate lì per lì o improvvisate?
Un po’ e un po’. Con gli ospiti prepariamo le loro canzoni ma la matrice musicale del programma si basa proprio sull’improvvisazione, su dei canovacci. Stiamo attenti alla trasmissione, ai discorsi, ai video, alle battute, è quasi come se Diego rappasse, d’altronde è musicista e viene dalle percussioni per cui il suo modo di parlare è legato a musica che suoniamo. Come gruppo siamo parte di una compagnia di viaggio di quasi 25 anni: ci conosciamo bene e ci capiamo con il movimento di un sopracciglio. Nella nostra eterogeneità abbiamo il jazzista, gli archi con un imprinting classico, il percussionista cubano, il cantautore che sarei io, il batterista dei Calibro 35. Siamo una band fatta di amici e facciamo tutto, male ma tutto.
Non è affatto vero che fate tutto male.
La cosa divertente e che si capisce dalla trasmissione è che l’errore diventa spettacolo. Non tutto è preparato al millimetro e spesso l’errore diventa motivo di divertimento, la risata è dietro l’angolo. Penso che siamo abbastanza bravi da accompagnare qualunque ospite e farlo sentire a casa ma dobbiamo essere pronti a qualunque sfottò.
Suonare distanti per il Covid sarà difficile, con parte della band piazzata fuori dalla sala.
È una cosa nuova. Non potevamo essere tutti e nove sul palco per cui la famiglia di “Propoganda live” ha avuto l’invenzione di aprire le porte dietro e un gruppo che suona all’aperto. Come accade spesso nella vita da un’esigenza, da una difficoltà, nasce qualcosa che fa spettacolo, è un qualcosa di buono in più a cui non avevamo pensato.
Vi manca il pubblico in sala?
Molto, ma la presenza delle sagome in studio è stata un’invenzione geniale. Nel frattempo “Propaganda live” con questa pandemia è rimasta a raccontare la settimana con ironia e le persone da casa ci hanno seguito in modo esponenzialmente superiore. Ricordo la frase di un nostro autore e ora direttore di La7 Andrea Salerno: è stato anno di merda ma come la raccontiamo noi la merda non la racconta nessuno.
Cosa avete pensato per la puntata speciale di Capodanno?
È un’idea azzeccatissima. A parte il piacere nostro, di essere insieme agli amici, abbiamo pensato allo stare a casa visto che quest’anno non si può fare altro e sarà divertente: ci saranno la tombolata, il grande momento del trenino a mezzanotte. Partiamo prima dopo il discorso di Mattarella. Saremo una comunità che passerà un Capodanno e un po’ diverso da quello della Rai.

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