De Gregori: proteggere chi lavora nello spettacolo dal tracollo per il Coronavirus

Il cantautore propone la cassa integrazione o altri sistemi di tutela per i moltissimi privi di tutele e senza sindacati

Francesco De Gregori

Francesco De Gregori

GdS 12 aprile 2020
Centinaia di migliaia di lavoratori dello spettacolo sono economicamente a terra per il lockdown da Coronavirus, l’attività riprenderà tardi, sarà tra le ultime a ripartire, perciò “occorre porvi rimedio”. Lo sostiene, avendo perfettamente ragione, Francesco De Gregori in una conversazione all’agenzia Ansa. “Per molti si prospettano mesi di sofferenza economica” per cui il cantautore ricorda un dramma in corso per categorie che non hanno spesso protezioni sindacali quando si parla di professionisti free lance, o a partita Iva, che non sono dipendenti di teatri o enti: “Posso solo sperare che gli innumerevoli lavoratori dell'indotto, che costituiscono la manovalanza necessaria a mettere in piedi un concerto e di cui il pubblico spesso ignora l'esistenza, possano essere protetti dalla cassa integrazione o da altri meccanismi di tutela”.

Il cantautore registra come molti colleghi mettano online concerti one man band “fatti a casa” il che “sicuramente serve a sollevare il morale della gente, l'arte è fatta per questo, è consolatoria. Perfino Bob Dylan, considerato non del tutto a torto scontroso ed anaffettivo verso il pubblico, ha messo in rete un suo bellissimo pezzo inedito, Murder must foul, per la gioia e la sorpresa dei suoi fan”. Il problema che l’Italia non riconosce il professionismo di chi lavora come musicista o nell’industria musicale: “Nei Paesi di cultura anglosassone è diverso, l'industria musicale è nata lì e quando vai a fare un concerto ti trattano come un professionista. È così quasi dappertutto nella Ue”. Da noi invece: “Mi capita di andare a una festa e sentirmi dire ‘Dai, perché non ci canti una canzoncina?’. Nessuno nella stessa situazione chiederebbe a un dentista di levargli un dente”.

Con l’agenzia De Gregori interviene anche sulla direttiva Ue sul copyright che dovrebbe entrare in vigore nel marzo 2021 affinché venga riconosciuto un compenso le opere condivise sulle piattaforme online. Per il cantautore “Gli autori non possono difendersi come farebbero i metalmeccanici, non possono scioperare. La loro difesa è affidata unicamente alle normative ed al loro rispetto. La direttiva Ue va in questo senso. Sarebbe bene che l'Italia la recepisse, ma non ho molte speranze: non ho visto ancora nel Parlamento una presa di coscienza del problema né una chiara volontà di risolverlo. Il diritto d'autore non ha una lobby al suo servizio. Mentre i suoi avversari sembrano assai agguerriti”. Invece, osserva l’autore di Generale e di moltissime altre canzoni che segnano quasi mezzo secolo di musica “diritto d'autore è la democrazia dell'arte” e vede “l'autore remunerato direttamente dal suo pubblico (non dal mecenate)”.