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Profughi diventano rapper e musicano il viaggio della speranza

Due migranti ospitati a Firenze, nelle note raccontano i drammi vissuti durante la traversata del deserto e del mare: “Picchiati come asini, abbiamo visto cadaveri”

Profughi diventano rapper e musicano il viaggio della speranza

GdS

14 Giugno 2016 - 14.38


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I profughi diventano rappers e mettono in musica i drammi vissuti lungo iil viaggio della speranza per arrivare in Italia. I due artisti si chiamano Balde Bassi dal Senegal e Culibaly Makamba dal Mali, attualmente ospiti in un centro di accoglienza a Firenze della cooperativa Il Cenacolo, dove sono arrivati alcuni mesi fa. Insieme hanno trovato così un modo, quello di musicare il terribile viaggio, per esorcizzare le paure attraversate e i drammi vissuti sulla propria pelle. “Un viaggio – spiegano – che si può affrontare solo grazie al coraggio dato dal ricordo e dalle promesse fatte a chi si è lasciato a casa.”

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Balde già scriveva poesie e testi per canzoni rap in Senegal, da quando è in Italia ha deciso anche di iniziare ad interpretare ciò che scriveva. “Attraverso le canzoni – racconta insieme a Culibaly – riusciamo a dire cose che altrimenti non riusciremmo ad esprimere. Possiamo condividere la storia di un viaggio difficile che resterà per sempre scolpito nella nostra memoria, siamo stati picchiati come asini nel deserto, arrestati in Libia, costretti ad osservare i corpi di nostri amici meno fortunati galleggiare nel mare. Nonostante tutto questo, attraverso le canzoni anche la rabbia può diventare “gentile”, accogliente e la gente è più disposta ad ascoltarci e forse a capirci”. Nel testo della canzone, tra le tanti frasi, ci sono le seguenti: “Siamo stati picchiati come asini, abbiamo visto cadaveri, la nostra vita è un’avventura, che vita difficile”.

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Balde Bassi e Culibaly Makamba sono ospiti presso il centro di accoglienza per richiedenti asilo di via Slataper gestito dalla cooperativa Il Cenacolo, dove svolgono corsi di lingua italiana e corsi di formazione professionale. “Cerchiamo – spiega il presidente della cooperativa Il Cenacolo Matteo Conti – di far esprimere a questi nostri ragazzi e ragazze tutta la loro creatività, è un modo terapeutico per superare le paure e spesso può trasformarsi anche in attività ricreativa e talvolta professionale”.

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