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Sanremo, le Pagelliadi: promossi e bocciati della prima serata

Promossi e bocciati: bene Rocco Hunt, gli Stadio e Elton John, male Ghenea, Garko e Aldo, Giovanni e Giacomo. Rimandato Morgan. Iurato e Caccamo i migliori in gara.

Sanremo, le Pagelliadi: promossi e bocciati della prima serata

GdS

10 Febbraio 2016 - 13.03


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di Francesco Troncarelli Le pagelliadi (rigorosamente in ordine di apparizione) della prima serata della 66esima edizione del Festival di Sanremo.

[b]7+ a Carlo Conti
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Padrone di casa inappuntabile, ripropone la formula dell’anno scorso sperando di fare nuovamente il botto. Il suo smoking non fa una piega, come lui. E soprattutto fa tutto lui, confermandosi il Pippo Baudo del Terzo millennio, ecumenico e generalista. Insomma è il classico tipo da cui compreremmo un auto usata. Come il “suo” Sanremo. Usato sicuro.

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6 a Lorenzo Fragola

Ha il compito di rompere il ghiaccio, ma è molto emozionato e i brividi che prova non riescono a scaldare la platea, ma a gelarla ulteriormente. E’ un Johnny Dorelli dei giorni nostri per garbo e sobrietà ma deve crescere ancora tanto. Pare comunque che sia stato fatto uscire per primo perché il giorno dopo deve andare a scuola.

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5+ a Madalina Ghenea

L’hanno dipinta come la bomba sexy del festival. Sul palco però non è esplosa mai, anzi è sembrata molto legnosa. Si è presentata con una mise tutta tigrata, ma è per niente pantera. La sua prima volta a Sanremo sarà piuttosto ricordata per l’amarcord continuo di quando il festival lo vedeva a casetta sua in Romania, co’ mamma e papà e i fratelli, perché c’erano Al Bano e Romina. Felicità. C’era una volta.

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7+ a Noemi

Spigliata, irruenta, interprete di razza. Ha dato prova della sua maturità artistica con un bel pezzo firmato da Masini. Nella sua “Borsa di una donna” c’è tanta classe e bravura. Penalizzata dal televoto. Provaci ancora Noemi.

8 e mezzo a Virginia Raffaele

E’ appena cominciato, ma il festival l’ha vinto sicuramente lei. E’ troppo forte. Battutista di lungo corso, propone una Ferilli più Ferilli dell’originale che entusiasma gli spettatori e i social. Grazie a lei, i momenti di stanca della kermesse si annullano. La simpatia fatta imitazione. Per fortuna che Virginia c’è.

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5- ai Dear Jack

Perso il frontman, si presentano col figlio di Gullit che è anche bravo, ma è il pezzo che non li assiste. Si basa tutto sulla ripetizione del titolo “mezzo respiro”. Un tormentone che alla fine fa tiare stavolta sì, un sospiro di sollievo.

9 a Giuseppe Ottaviani

E’ l’ospite per la serie “Tutti cantano Sanremo”, classe 1916, cent’anni a maggio, ma la lucidità di un cinquantenne. La sua ricetta per vivere così a lungo? Attività fisica e verdura, come dire più insalata per tutti. Canta “Vecchio scarpone” di Gino Latilla, Sanremo 1953 è scatta l’applauso.

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5- – a Gabriel Garko

Con gli occhioni a tutto tondo e lo yorksire in testa, gioca a fare il bel tenebroso della situazione. Un po’ Massimo Oddo, un po’ Eva Grimaldi, sembra che parli in spagnolo ma è torinese. La sua recitazione è da fotoromanzo, il suo look da 50 sfumature di forfora, è una presenza che fa tappezzeria ma che comunque piace. Ha la zeta che non perdona, come Zorro, ma la sua è degli zigomi. Un trionfo.

7 e mezzo a Giovanni Caccamo e Deborah Iurato

Lungo e raffinato lui, ruggente e in carne lei, una coppia che funziona molto per le voci. Trottolino amoroso du du du da da da 2016. Ecco il pezzo favorito di Sanremo. Cantano “Via da qui” e sicuramente lo faranno per spiccare il volo nelle classifiche. Da dimenticare però il look: camicia del pigiama per il pupillo di Battiato, tatuaggi tribali finti sulle spalle fatti con la stoffa del vestito, per la protetta di Maria De Filippi.

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8 e mezzo a Laura Pausini

Torna sul palco dell’Ariston da star internazionale e con 70 milioni di dischi venduti. E nell’emozione sincera tra un romagnolo “grasssie” e una lacrimuccia, c’è tutta la ragazzina de “La solitudine” di 23 anni fa. Bello il medley e il nuovo disco. E funziona anche il duetto virtuale con sé stessa che Paolo Limiti inventò una vita fa e Conti ripropone per la serie “I Migliori Anni” all’Ariston.

7+ agli Stadio

Gaetano Curreri è partito soft con questa ballad quietamente rock che vascheggia, ma via via che il brano andava avanti, è cresciuto lui insieme al ritmo e all’intensità. Il pezzo sul dialogo tra un padre e una figlia lascia il segno. E’ sicuro che se ne riparlerà.

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6 ad Arisa

Rieccola. Col maglione della nonna senza forma e i capelli da pulcino. E la voce che spacca. Arisa al festival del resto funziona sempre. Sta a Sanremo come il panettone a Natale. La sua canzone di ispirazione bucolica-vegana è di quelle da classifica.

4 e mezzo ad Aldo, Giovanni e Giacomo

Sono a Sanremo per la prima volta. E si spera l’ultima. La loro comicità si rifà alla preistoria, in tutti i sensi, non solo per lo scenetta di una vita fa che ripropongono. L’unica nota positiva è che daranno in beneficenza il cachet ricevuto.

6 e mezzo a Enrico Ruggeri

Il camaleonte del rock colpisce ancora. Colto, appassionato e vibrante, il Rouge graffia con i suoi versi e una musica trascinante. E’ il veterano di Sanremo, ma ha una grinta che molti giovani se la sognano.

5- ai Bluvertigo

L’ultima nota che ha preso Morgan è stata a scuola, tanti anni fa. Non ha voce, è il brano molto elegante e ben orchestrato ne risente. Se va avanti provi con un megafono.

8 e mezzo a Elton John

C’è stato un momento, quando Conti gli si è avvicinato, che sembrava di essere a “Tale e quale”, con Massimo Lopez versione taroccata del baronetto di Sua Maestà. Appesantito, col tupè fresco di tinta e i gradi da maresciallo a bordo manica, Elton sembrava infatti più il suo clone televisivo che lui. Ma è bastato che iniziasse a cantare per diradare ogni dubbio. La magia della sua musica e la sua navigata abilità di performer ha nobilitato la kermesse sanremese. Applausi.

7+ a Rocco Hunt

Uè uè guagliò. Ed è subito boom. Una ventata di fresco sulla melassa festivaliera, hip hop made in Naples che scuote e fa vibrare anche chi è spaparanzato in poltrona davanti al televisore. E poi lui è simpatico, con quella faccia vispa e buonista alla Topo Gigio e le movenze da ballerino di strada. Bravo.

5- a Irene Fornaciari

E’ l’unico brano “politico” del festival, racconta il dramma degli immigrati. La figlia di Zucchero però non riesce a dare la giusta forza alla storia. Dovrebbe prendere lezione dal padre.

4 a Maitre Gims

Poteva presentarsi anche Fernando, l’attaccante brasiliano della Sampdoria, e non se ne sarebbe accorto nessuno. Un paio di occhiali da sole e via. Alzi la mano destra chi conosceva questo rapper francese. E’ come se Alvaro Vitali si fosse presentato al festival di Cannes al posto di Bombolo. La sua canzone poi non è che ha aiutato. E’ stato il colpo di grazia per chi stentava a prendere sonno.

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