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Eva e Diabolik, 55 anni insieme: il legame di una coppia inossidabile

Due libri celebrano i protagonisti della storia creata nel 1962 da Angela Giussani per Astorina. la bellissima Kant entra in scena nel numero tre del fumetto ed era molto diversa da adesso

Eva e Diabolik, 55 anni insieme: il legame di una coppia inossidabile

GdS

20 Luglio 2018 - 13.43


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di Enzo Verrengia

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Eva e Diabolik: 55 anni insieme, senza che niente interferisca nel loro legame. E
meritano un doppio festeggiamento, imperdibile, dall’eleganza grafica e
contenutistica straordinaria.
Eva Kant entra in scena (Astorina – Oscar INK, pp. 184, Euro 19,00) e Diabolik –
Fuori dagli schemi (Mondadori, pp. 192, Euro 19,00).
Non sono semplicemente volumi celebrativi. Si tratta invece di prove artistiche
collettive, in cui i più grandi artisti del fumetto italiano dànno la propria
interpretazione del Re del Terrore e della sua inseparabile compagna, cui fanno
pendant Ginko e Altea di Vallenberg, l’indomito ispettore e la nobildonna rassegnata
ad averlo per sé solamente nelle pause della sempiterna caccia al supercriminale dalla
calzamaglia nera e dal pugnale facile.
Scrive Concita De Gregorio nella prefazione di Eva Kant entra in scena: «È feroce, è
stupenda. Un incrocio fra Kim Novak e Grace Kelly, la Donna Bianca. Fredda,
suadente, irresistibile. Quelle donne che fanno impazzire gli uomini (e le donne,
certo) nel desiderio di espugnarle perché non sono di nessuno, non sai mai cosa
pensano, non ti lasciano entrare nei sogni e forse mentono quando sorridono, e poi no
invece ti tendono la mano e ti salvano la vita ma sempre resta il dubbio che
spariscano, un giorno, senza lasciare nell’armadio neppure l’odore degli abiti.
Incantevoli, gli abiti. Mai una maglia slabbrata nell’afa di agosto, mai un pigiama di
felpa a gennaio. Quelle donne che hanno bisogno di te – credi – ma mai quanto tu hai
bisogno del loro bisogno».
Eva Kant, alla sua prima apparizione, nel nº 3 di Diabolik, era molto diversa. Vedova
spregiudicata di un ricco aristocratico sudafricano morto durante una caccia grossa,
non si tarda a scoprire che ha fatto fuori il marito per accaparrarsi l’eredità. Diabolik
l’avvicina travestito da cameriere, per rubarle un favoloso gioiello… che lei stessa
rivela essere falso! La spregiudicata e affascinante aristocratica ha inoltre un passato
equivoco –anche di spia– che insieme al resto soggioga il criminale. Dopo che lei lo
aiuta a evitare la ghigliottina con un piano “diabolico”, i due diventano inseparabili.
La sostanza del loro rapporto è più profonda delle trasgressioni erotiche imposte
all’inizio dalla marea montante del sesso spinto che imperversava sulla carta
stampata negli anni ‘60.
In Eva, il carattere si unisce all’abbigliamento per un eterno femminino che assorbe
tutte le sollecitazioni degli anni e dei cambiamenti. Si prendano le acconciature.
Negli albi di Diabolik resistono fogge da commedia sofisticata degli anni ‘50 e ‘60,
con improbabili chignon, bandeax da ricevimento e composte cotonature che
valorizzano il ritratto immancabile che ogni donna protagonista di un’avventura
dell’arcicriminale si guadagna sul retro di copertina. Non fa eccezione Eva Kant, che
si ostina a portare la coda di cavallo quando tutto di lei indica la maturità, nonostante
la sua bellezza inossidabile.
Milo Manara introduce Diabolik – Fuori dagli Schemi: «Se non ci fosse stato
Diabolik, probabilmente non ci sarebbero stati tutti quei fumetti di piccolo formato,
due vignette per pagina, che, comunque la si pensi, hanno avuto il merito di
traghettare i lettori dal fumetto per ragazzi a quello per adulti».
Un viatico ineccepibile per la galleria di grandi firme schierate nelle successive
pagine avvincenti, dove gli stili e i tratti si avvicendano senza togliere continuità ai

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due protagonisti, Eva e Diabolik. Perfino nelle vignette satiriche di Giorgio
Cavazzano, su testi di Tito Faraci, e in quelle metafisiche di Lorenzo Mattotti, su testi
di Daniele Brolli, curatore del libro insieme a Mario Gomboli, l’attuale editore della
serie in edicola.
Il segreto del successo di Diabolik sta nella tecnologia proverbiale, dalle maschere ai
gas soporiferi, dai congegni all’infrarosso alle botole, ha subito solo qualche
aggiornamento in chiave computerizzata e cyberpunk. Nei fumetti di Diabolik si
respira ancora l’aria degli anni ‘60, quando al cinema impazzava il primo James
Bond e le sue imitazioni di Cinecittà, specialmente i 7 uomini d’oro. Il re del delitto
si dedica sempre a bottini consistenti nei soliti gioielli di famiglia e analoga anticaglia
preziosa, quadri compresi. Eppure le fortune contemporanee sono il software e i dati
di borsa, un territorio nel quale Diabolik non sente il bisogno di avventurarsi. Il
colmo del suo personale modernariato lo tocca con la Jaguar. Ormai è un pezzo da
collezione, e andarsene in giro con quella significa candidarsi ad essere notati. Come
può pretendere di mantenere l’incognito?
Se è difficile parlare di virtù per un arcicriminale, almeno gli si deve riconoscere che
non beve, non fuma, non si droga, fa molta ginnastica per motivi professionali. Per di
più, non ha un solo capello bianco, e porta sempre lo stesso taglio, a spazzola, con
una lievissima stempiatura a V che per fortuna non è receduta.
Nel 1968, Mario Bava portò sullo schermo Diabolik con il volto da angelo malvagio
di John Philp Law e la bellissima –e purtroppo compianta– Marisa Mell nella parte di
Eva Kant. Il film ha un punto di forza nelle scenografie di Bruno Todini, con un covo
spettacolare, da cattivo di James Bond. Allo stile Kitsch e camp, tipico degli anni ‘60,
si aggiungono le musiche tipicamente barocche di Ennio Morricone. Bonnie e Clyde
aggiornati al XXI secolo. Per loro il denaro non è che un simbolo da sottrarre alla
società per farne l’oggetto di un gioco erotico privato. In una scena suggestiva e
“spinta”, i corpi nudi di Diabolik ed Eva spuntano da sotto un mare di banconote.
C’è poi il progetto di una serie televisiva. Da decenni quella calzamaglia nera con
un’unica apertura per gli occhi è sul punto di apparire in un serial per il piccolo
schermo. Quanto ai nomi dell’interprete, all’epoca circolò l’ipotesi di affidare
Diabolik a Orso Maria Guerrini. Certo che sarebbe stato interessante vederlo passare
dai melodrammoni del compianto Anton Giulio Majano a Diabolik. Prima che il
mercato del porno semiclandestino fosse distrutto da Internet, apparve una cassetta
hard-core intitolata Diabolix. Venne fatta subito ritirare dalla circolazione.
Adesso, è preannunciata una grossa produzione Sky. Sugli schermi televisivi ha
circolato per un po’ il trailer interpretato in via straordinaria dal campione di nuoto
Lorenzo Benatti, la cui riproduzione degli occhi glaciali di Diabolik era perfetta.
L’attesa cresce. Intanto Eva e Diabolik restano inossidabili.

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