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Love, una mostra racconta l'amore al Chiostro del Bramante

A Roma dal 29 settembre al 17 febbraio 2017 un percorso espositivo sperimentale e interattivo attraverso gli artisti contemporanei più importanti.

Love, una mostra racconta l'amore al Chiostro del Bramante

GdS

1 Ottobre 2016 - 11.24


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LOVE. L’arte contemporanea incontra l’amore. Quale migliore argomento per festeggiare i 20 anni di attività di uno dei siti museali più suggestivi della Capitale? Il Chiostro del Bramante si innamora d’arte e propone una rassegna alternativa sul tema. L’esposizione romana, a cura di Danilo Eccher, affronta il tema universale dell’amore raccontandone tutte le sue sfaccettature e declinazioni.
Ecco i dettagli. n un percorso espositivo non convenzionale, la mostra coinvolge lo spettatore a 360° rendendolo protagonista, fruitore e divulgatore al tempo stesso. Le opere esposte infatti sono liberamente fotografabili, permettendo di vivere in pieno l’esperienza museale senza vincoli, abbracciando perfettamente il concetto di ‘open access’ e di museo in continua evoluzione. Ma non solo, al visitatore viene offerta anche la possibilità di scegliere tra 5 “partner audio”: John, Coco, Amy, David e Lilly. Sono infatti le loro voci ad accompagnare il pubblico lungo il percorso raccontando le opere esposte.
Vanessa Beecroft, Francesco Clemente, Nathalie Djurberg e Hans Berg, Tracey Emin, Gilbert & George, Robert Indiana, Ragnar Kjartansson, Yayoi Kusama, Mark Manders, Ursula Mayer, Tracey Moffatt, Marc Quinn, Joana Vasconcelos, Francesco Vezzoli, Andy Warhol, Tom Wesselmann sono gli artisti protagonisti dell’esposizione.
La rassegna si apre con l’iconica opera Love (1966-1999), un quadrato di lettere che Robert Indiana ha tracciato agli inizi degli anni Sessanta. Un’immagine forte e suggestiva che si fa anche parola e invade lo spazio circostante.
L’essenzialità, lo stereotipo commerciale sono invece i tratti distintivi dell’opera del 2003 di Tom Wesselmann dal titolo Smoker #3 (3-D), immagine di un amore pop e coraggioso, che non teme di sfiorare la seduzione e l’erotismo.

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L’universo turbolento di Marc Quinn si sprigiona invece attraverso la rappresentazione di fiori colorati, un tripudio di luce, immagine di una natura felice che lascia tuttavia intravvedere il gelido biancore della fine. La bellezza dell’amore che custodisce in sé la propria tragedia.

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L’immagine di Marilyn Monroe in One Multicoloured Marilyn (Reversal Series) opera del 1979-1986 di Andy Warhol è probabilmente il simbolo più immediato dell’amore. Marilyn è infatti il volto stesso dell’amore. La sua immagine congelata, in cui convivono bellezza e disperazione, infantile dolcezza e segreta perversione, oltre ad essere diventata la firma di Warhol, è l’essenza e la sintesi di tutti i sentimenti.
Ma l’amore viene raccontato anche con differenti linguaggi, come nelle scene dei baci cinematografici di Love (2003) di Tracey Moffatt, nell’ingannevole impianto teatrale di God (2007) di Ragnar Kjartansson, nell’intima e luminosa grafia di Tracey Emin con My Forgotten Heart (2015). E ancora con il linguaggio di Francesco Vezzoli in Self Portrait as Apollo del Belvedere’s (Lover) del 2011, in cui la sobrietà della statuaria romana imperiale si fonde con la cinematografia barocca alla Luchino Visconti, in cui sguardi intensi, labbra sfiorate e lacrime versate raccontano il gioco di un amore impossibile.
E visto che l’arte è anche musica, l’incanto e la malinconia del fado di Amalia Rodriguez va a contrapporsi all’immagine dell’amore suggerita dal gigantesco cuore realizzato con posate di plastica rosse di Joana Vasconcelos, simbolo di una quotidianità ripetitiva e tormentata. È l’eterna oscillazione fra la grandezza di un amore assoluto e la fragile quotidianità del suo essere.
In conclusione “L’arte è, malgrado tutto, una grande dichiarazione d’amore”- spiega Danilo Eccher – “Raccontare l’amore non è dunque un compito dell’arte, è la sua essenza stessa, la sua natura, il suo scopo, il suo ultimo pensiero. Ecco quindi che una mostra d’arte non può non essere anche un’esibizione dei vestiti dell’amore, delle sue maschere, dei suoi monili, dei suoi profumi, dei suoi trucchi”.
La mostra, realizzata con il patrocinio di Roma Capitale – Assessorato alla crescita culturale Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, rimarrà aperta al pubblico fino al 17 febbraio 2017.

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