Cari lettori eccoci a scrivervi per l’ultima volta qualche ora prima della partenza da Katmandu, in questi tre giorni abbiamo latitato ma non c’era gran che da scrivere, le cose di cui avevamo dovevamo scrivere sarebbero state di grandi spazi, di aria sottile di fatiche sfinenti ma di soddisfazioni immense ed invece dopo il 25 Aprile tutte queste cose ci sembrano davvero un lusso da ricchi quasi un offesa per chi ha subito cosi pesantemente la forza della natura.
È vero che in questi 3 giorni invece di starcene ritirati nell’hotel e nei pochi locali aperti della nostra deserta Tamel avremmo potuto approfittare dell’offerta delle decine di taxisti disposti a portarci fuori dalla citta per farci visitare le macerie dei vari villaggi, ma non ce la siamo sentita io e il mio socio Roberto, non siamo amanti del turismo macabro e men che meno dei passanti con il dover di cronaca. Abbiamo preferito lasciare chi come i nostri vigili del fuoco sa muoversi nella prima emergenza, sicuramente a breve verrà anche per noi il tempo dell’impegno ma ora è solo il tempo per un mesto rientro.