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Doctor Strange nel Multiverso della Follia: il Cinecomic autorale di Sam Raimi vince ma non convince

Il maestro dell’orrore torna a dirigere un film Marvel a 15 anni dal suo Spider-man 3. L’opera punta al cervello e non al cuore: forse è questo il caro prezzo che paga l'intera pellicola

Doctor Strange nel Multiverso della Follia: il Cinecomic autorale di Sam Raimi vince ma non convince
Doctor Strange nel Multiverso della Follia, locandina

GdS

5 Maggio 2022 - 18.14


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Di Manuele Calvosa

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Lo stregone più amato dell’universo Marvel questa volta si affida al mago dei Cinecomic moderni, Sam Raimi. Il risultato? Un ottimo film, un’opera anarchica e distintiva ma a cui, alla fine, sembra mancare un’anima: bello, sì ma non stratosferico.

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Non tutto si può sempre aggiustare. Le scelte fatte pesano sul capo di Strange come un macigno: non si può sempre rimediare agli errori commessi. Il film parla di dolore e redenzione. Al centro delle vicende ci sono Doctor Strange e Wanda Maximoff. Entrambi hanno perso qualcosa. Entrambi soffrono. Entrambi temono di sbagliare e hanno un vuoto incolmabile nei loro cuori.

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Tuttavia, l’unico che alla fine sembra non aver paura di (ri)mettersi in gioco è proprio Sam Raimi che, con una regia sfacciatamente peculiare e sui generis, torna a dirigere un film Marvel a 15 anni dal suo Spider-man 3, e a 9 anni dal suo ultimo film per il cinema: Il Grande e Potente Oz.

Da una parte, Strange sa che il suo più grande rimpianto è dettato dalle scelte fatte per sconfiggere Thanos e che lo hanno “blippato” per ben 5 anni portandolo via dalla sua amata. Lo stregone, nel corso della pellicola, avvia un percorso ad ostacoli per redimersi. Più volte nel film sembra appigliarsi all’idea che quella fosse “l’unica scelta possibile”, ma sembra quasi che voglia convincere più se stesso che i vari interlocutori.

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Dall’altra parte, Wanda vuole ad ogni costo (ri)costruire la famiglia dei suoi sogni, quella che a Westview ha creato e perduto, cercando nel multiverso la presenza dei figli tanto sognati ma mai avuti per sottrarli ad una sua sé del multiverso alternativo e tornare finalmente ad essere felice.

Magia, mostri e incantesimi portano Stephen Strange sulle tracce di un arcano libro bianco che potrebbe finire nelle mani sbagliate. Il film si apre con la fuga del protagonista, insieme ad una strana ragazzina, da un demone che vuole invece prendere il controllo di quest’ultima, uccidendola, per rubarle tutti poteri transdimensionali. Al suo risveglio, però, l’incubo fatto da Strange viene presto accantonato: il dottore deve recarsi al matrimonio della sua amata Christine, che si sposa con un altro uomo. Il mago cerca di nascondere il proprio dolore ma, “fortunatamente”, arriva a togliergli le castagne dal fuoco un enorme mostro che insegue la stessa ragazzina del suo sogno. Strange e Wong, dopo un’estenuante battaglia con la creatura, fanno la conoscenza della giovane America Chavez. I due ora dovranno proteggerla da una minaccia nascosta nel multiverso. In cerca di aiuto, il mago chiede il sostegno dell’Avenger Wanda Maximoff, ormai diventata la potentissima Scarlet Witch.

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Doctor Strange nel Multiverso della Follia (2022)

Questa volta il tocco di Raimi è visibile ad occhio nudo per tutto il corso della pellicola: il film alterna in modo magnifico l’action a momenti horror con l’inserimento di jumpscare un po’ qui e un po’ lì e qualche attimo fugace di splatter. In alcuni momenti sembra di vedere addirittura negli occhi di Wanda quel pizzico di follia di Cheryl, personaggio cult del suo primo lungometraggio, La Casa. L’horror si unisce al gotico, passando per il barocco, tingendo le sue vesti di commedia nera. Insomma, questo è un film del maestro Raimi a tutti gli effetti.

La fase 4 del Marvel Cinematic Universe procede in modo inesorabile anche se fino a questo momento ha mostrato poca coesione a causa della messa in scena di storie per lo più autonome tra cinema e tv. Con Doctor Strange nel Multiverso della Follia, però, le cose cambieranno. Il film è il vero punto di snodo di tutte le vicende di questa fase: la pellicola prende gli elementi introdotti nei capitoli precedenti, in particolare le varianti di uno stesso personaggio da altre linee temporali di Loki, l’evoluzione di Wanda Maximoff che ha perduto i propri figli ed è divenuta Scarlet Witch in WandaVision, e i portali verso il multiverso di Spider-Man: No Way Home e li unisce come i tasselli di un puzzle.

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Il film, oltre alla regia originale di Raimi, ha di per sé un altro asso nella manica: l’uso “emotivo” del multiverso. Stephen Strange e Scarlet Witch hanno modo di scrutarsi attraverso la visione dei loro sé alternativi. Il multiverso non è solo un pretesto narrativo per allargare gli orizzonti e le possibilità del Marvel Cinematic Universe, ma anche un modo per mettere i personaggi in un contesto emotivo molto forte.

Doctor Strange nel Multiverso della Follia, Sam Raimi (2022)

È solo grazie a questo “specchio rotto” che lo stregone e la strega vedono quello che sono attraverso ciò che sarebbero potuti essere o che potrebbero diventare. E’ proprio attraverso questa consapevolezza dolorosa che il rimorso si tramuta in dolore e tutte le possibili ipotesi controfattuali lasciano il segno, lacerandoli come se fossero colpiti dalle schegge di un vetro rotto. Trovare se stessi dentro le proprie varianti sembra la vera missione del multiverso. Ogni singolo viaggio in un portale diventa così una traversata introspettiva dentro le coscienze dei personaggi.

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Tuttavia, il viaggio interiore questa volta è frenato dal tocco registico e dalla sceneggiatura di Kevin Feige: perché se in Spider-Man: No Way Home, Jon Watts puntava al cuore, in Doctor Strange Sam Raimi mira al cervello. E’ ben visibile che l’intento del regista fosse con ogni probabilità quello di divertire e divertirsi, mettendoci lo zampino e mostrando tutto il suo stile.

Ed è per questo che, sospeso tra due anime, Doctor Strange nel Multiverso della Follia sembra forse più freddo del previsto, tanto che, pur durando circa due ore – quindi molto meno degli altri film della saga – dà l’impressione di essere molto più lungo. Appesantito dal suo sovraccarico di suggestioni narrative, visive e sonore, fallisce spesso nel tentativo di coinvolgere emotivamente lo spettatore.

Doctor Strange nel Multiverso della Follia (2022)

Nel Marvel Cinematic Universe, Doctor Strange nel Multiverso della Follia rimane in ogni caso un film sui generis perché rappresenta in ogni singolo frame quello che l’autore vuol mostrare, e soprattutto quello che questo regista in particolare è. L’originalità del prodotto non è sottovalutabile, soprattutto se si pensa a quanto sia controllata una struttura produttiva del calibro dei Marvel Studios: Raimi ci ha insegnato che, nonostante tutto, lasciare la propria impronta nell’universo Marvel è possibile.

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