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La Scuola Cattolica: quando l’atto censorio risulta arcaico e fuori contesto

In seguito alla censura della pellicola Rutelli, presidente dell’Anica, si è detto sorpreso e preoccupato: “Qualcosa non funziona, se si pensa di far votare i sedicenni, ma gli si impedisce di vedere un film di qualità”

La Scuola Cattolica: quando l’atto censorio risulta arcaico e fuori contesto

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6 Ottobre 2021 - 14.03


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di Manuele Calvosa

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La Scuola Cattolica è il film di Stefano Mordini incentrato sul massacro del Circeo: il regista ha avuto l’arduo compito di trasporre le 1294 pagine dell’omonimo romanzo di Edoardo Albinati (che vinse, tra l’altro, il premio Strega nel 2016) in pellicola cinematografica.  
“Nascere maschi è una malattia incurabile”, non è solo un leitmotiv, ma è anche la chiave di lettura del film: film che racconta la vicenda del massacro del Circeo avvenuto tra il 29 e 30 settembre del 1975 quando un gruppo di ragazzi (il branco), in una villa di proprietà della famiglia di uno di loro, rapì e stuprò Rosaria Lopez (che morì in seguito alle percosse) e Donatella Colasanti, che si salvò fingendosi morta.
La pellicola è un dipinto di quei giovani ambiziosi e della ‘’migliore’’ borghesia romana del tempo, mandati dai propri genitori a studiare in una nuova scuola cattolica sorta in un quartiere residenziale della Capitale. Le famiglie sentono che in quel contesto i loro figli sono protetti dai tumulti della società e che attraverso quell’educazione rigida si potranno aprire per loro le porte di un futuro luminoso.  
Ma quella forzata sensazione di edulcorazione dovuta alla doppia faccia dei personaggi si palesa soprattutto nella notte tra il 29 e il 30 settembre del 1975, quando a crollare come un castello di carte sono proprio i ‘’valori’’ di quei finti perbenisti: tutto viene a galla ed uno dei più efferati crimini dell’epoca si compie. E’ tutto una lotta di supremazia: sopraffare o essere sopraffatti. Il film illustra la realtà in cui quei ragazzi sono immersi: a scuola la loro quotidianità si consuma tra bullismo e prepotenza ed al di fuori di essa tra festini e alcol. Sono sessisti, fascisti, misogini e si sentono amici nella morte e per la morte, con le loro facce da bravi ragazzi ed i modi signorili sono, in realtà, il ritratto della peggiore gioventù. 
Ma cosa è andato storto? Perché la Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche, incaricata dalla Direzione generale Cinema e audiovisivo del Ministero della Cultura, ieri ha deciso di censurarla, vietandola ai minori di 18 anni?

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“Vittime e carnefici sullo stesso piano”
“Non riesco a trovare delle ragioni valide per questa censura e se mi sforzo di trovarle, mi inquietano”, pare abbia detto il regista Stefano Mordini. “Nella motivazione della commissione censura si lamenta il fatto che le vittime e i carnefici siano equiparati, con particolare riferimento a una lezione di un professore di religione, ma questo è esattamente il contrario di quello che racconta il film, e cioè che, provenendo dalla stessa cultura, è sempre possibile compiere una scelta e non deviare verso il male. Una delle due vittime, all’epoca, era minorenne – ha sottolineato – e il nostro è un film di adolescenti interpretato da adolescenti. Trovo assurdo che oggi si vieti ai ragazzi anche solo di vedere, attraverso un libero mezzo di espressione, quello che due ragazze come loro anni fa hanno subito. Questo atto censorio priva una generazione di una possibile presa di coscienza che potrebbe essere loro utile per difendersi da quella violenza spesso protagonista nella nostra cronaca. E questo perché alcune delle ragioni di quella tragedia sono purtroppo ancora attuali”.

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“Il film racconta una storia vera: allora cosa si censura realmente?”
“La censura viene operata su un film che racconta una storia vera, una storia di omicidio e di stupro. Quella di una grave violenza perpetrata ai danni di due donne, Rosaria Lopez e Donatella Colasanti, un crimine che sconvolse l’intero Paese, ancora vivo nella coscienza collettiva. Un divieto imposto per un film che ripercorre i fatti che hanno segnato la storia dell’ordinamento giuridico italiano, aprendo nel 1975 un dibattito che si sarebbe concluso solamente nel 1996, quando per la legge italiana la violenza sessuale passò dall’essere considerata un reato contro la morale a un crimine contro la persona”. 
Il film era già stato presentato fuori concorso all’ultima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, lo scorso settembre, e in quella circostanza era stato classificato come vietato ai minori di 14 anni. 
La decisione è “in netta contrapposizione con quanto affermato lo scorso aprile dal Ministro Franceschini – ha sottolineato la produzione – che, alla firma del decreto che istituì la nuova Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche, commentò: “Abolita la censura cinematografica, definitivamente superato quel sistema di controlli e interventi che consentiva ancora allo Stato di intervenire sulla libertà degli artisti”.
Il legale dei familiari delle vittime ha spiegato che la famiglia è rimasta sorpresa dal divieto. “I miei assistiti sono, rispettivamente, sorella di Rosaria Lopez e fratello di Donatella Colasanti, e ne sono anche eredi mortis causa” ha dichiarato l’avvocato Stefano Chiriatti, spiegando che nonostante il “loro evidente coinvolgimento”, hanno “apprezzato la volontà di tramandare, anche in chiave di ammonimento per il futuro, la memoria della loro tragedia, soprattutto alle giovani generazioni. Hanno, pertanto, appreso con grande sorpresa della decisione del Ministero della Cultura di vietare la visione del film ai minori degli anni diciotto”.

Rutelli: “Sorpresa e preoccupazione”
Decisione abbastanza in contrapposizione con il periodo storico in cui viviamo: anche i giovani minori di 16 anni hanno potenzialmente accesso a contenuti violenti quotidianamente attraverso tutti i mezzi a loro disposizione. Francesco Rutelli, Presidente dell’Anica, si è detto preoccupato e sorpreso per la duplice decisione delle Commissioni ministeriali “di sottoporre a un divieto ormai arcaico” il film. “Purtroppo gli annunci di abolizione della censura non hanno trovato riscontro in una procedura che – spero per poche settimane – è ancora in vigore. Mentre i nostri giovanissimi possono accedere attraverso il web a contenuti violenti e veramente indegni, opere dell’ingegno – in questo caso, un film importante tratto dal libro di Albinati che ha vinto il “Premio Strega” – vengono assoggettate a pareri occhiuti e fuori dal tempo. Qualcosa non funziona, se si pensa di far votare i sedicenni, ma gli si impedisce di vedere un film di qualità. Un film basato su fatti di cronaca, cui tutti hanno avuto liberamente accesso e che hanno profondamente interpellato la società italiana.”

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