La gente di Amatrice che reagisce al terremoto nel doc “Polvere” a Venezia77

Il film di Simone Aleandri al Lido tra gli eventi collaterali. Stefania Svizzeretto: “L’arte apre spiragli”. L’ingegner Iannelli: “Una seria pianificazione potrà restituire molto del tracciato urbanistico”

Un’immagine da “Polvere” di Simone Aleandri

Un’immagine da “Polvere” di Simone Aleandri

GdS 7 settembre 2020
di Stefano Miliani

Il silenzio di Amatrice terremotata. Una bambina gioca sull’altalena e sullo sfondo si vede una casa crollata. Un drone riprende dall’alto la pianta della città annientata. “C’era tanta polvere”. “È un guaio chi dice si salvi chi può, noi ci salveremo uniti, uniti”. “Perché noi ci dobbiamo arrendere alla distruzione?” Queste sequenze, queste frasi, si vedono e si ascoltano nel documentario in bianco e nero Polvere della durata di un’ora: il film viene presentato come evento speciale oggi lunedì 7 settembre alle 17.30 all’Hotel Excelsior al Lido di Venezia, nello Spazio Incontri and Vpb Live Channel, per la 77esima Mostra del cinema. Girato da Simone Aleandri, il doc è prodotto da Clipper Media in collaborazione con Aregoladarte, si inserisce nel “Progetto Arte per Rinascere”, firmano la sceneggiatura Aleandri e Roberto Moliterni con la collaborazione di Vincenzo Carpineta.

Polvere ricompone la trama di un disastro attraverso storie di luoghi e persone. Come la vicenda di Floriana Svizzeretto: dirigeva il Museo Civico Cola Filotesio, crollato quella notte del 26 agosto 2016, e morì sotto le macerie di casa sua, lì vicino. “Il documentario ricostruisce il percorso di recupero delle opere d’arte ad Amatrice dopo il sisma, attraverso le storie delle persone che, dopo Floriana, se ne sono prese cura”, riassume la sinossi. Dal prete di montagna Don Luigi, 88enne, a “Vito che ha perso il suo negozio di antiquariato, ma continua a restaurare statue, mentre Cico, giovane scultore, insegna ai bambini di Amatrice a esprimere i traumi attraverso l'arte”. Si reagisce dunque. Polvere rende la sofferenza palpabile eppure non è un documentario di rassegnazione, è un doc per ricomporre i tasselli di una città.

Le immagini dall’alto e al livello del suolo sollecitano in ogni caso una domanda: l’impianto di quel centro storico fondato nel XIII secolo, pur modificato e stravolto nei secoli, è recuperabile? “Ricostruire il tracciato urbano storico sarà molto difficile, ma le linee guida del ministero dei beni culturali hanno indicato di lasciare tracce e Amatrice ha moltissima documentazione, è super studiata, esistono plastici, una seria pianificazione potrà restituire molto del tracciato urbanistico”, riflette Paolo Iannelli, soprintendente speciale per le aree del sisma del 2016 che comprendono Abruzzo, Marche e Umbria. È ingegnere, conosce la materia, e sulle opere d’arte messe al riparo rimanda a Cittaducale: “Sono state messe in sicurezza e conservate nel deposito. Un 50% non è stato danneggiato, per le altre siamo in fase avanzata nella progettazione dei restauri, abbiamo una convenzione con la Fondazione Marrone di Rieti, abbiamo un significativo finanziamento tramite l’Art Bonus e partiamo con il restauro dei beni archivistici di Amatrice e Accumoli”.

Perché un documentario a quattro anni dal sisma? Risponde Stefania Svizzeretto, presidente dell’associazione Aregoladarte e dal 2016 in prima linea per Amatrice e nel ricordare l’azione della allora direttrice del museo e sorella Floriana. “Vogliamo salvare la memoria di questi posti, i suoi abitanti, vogliamo raccontare cosa succede e soprattutto uscire da queste sabbie mobili. Le persone si risollevano attraverso l’arte in tutte le sue forme, dall’intagliatore di legno a chi insegna arte-terapia con i bambini, l’arte apre spiragli per una rinascita interiore”. Sulla ricostruzione la storica dell’arte per la prima volta non è pessimista: “Grazie alla nuova giunta prima del Covid c’è stata una sferzata, si era sbloccata la situazione, ad Amatrice si è ricominciato a ricostruire. Nel deposito di Cittaducale il ministero sta restaurando le opere, c’è una scuola di restauro con un laboratorio dedicato a mia sorella Floriana. Dopo la sferzata del Covid i lavori hanno ripreso, le chiese sono tutte in sicurezza, la diocesi ha aperto in una tensostruttura un museo diocesano permanente. Piuttosto, ci allarma che ci siano ancora opere d’arte con affreschi del ‘400 nel museo Cola Filotesio, che è nel complesso devastato di Sant’Emidio”. D’altronde le opere d’arte e le suppellettili antiche non sono semplici abbellimenti: quando Polvere inquadra la passione dell’intagliatore nel restaurarle ne racconta quanto siano necessarie per restituire vita al proprio luogo.

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