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Polanski torna alla regia con J'accuse sul caso Dreyfus. Insorge il web: è una provocazione

Primo film dell'era #MeToo del regista condannato e ricercato negli Usa per lo stupro di una tredicenne nel 1977. E' la storia del capitano francese di origine ebraica ingiustamente accusato di tradimento a favore della Germania

Polanski torna alla regia con J'accuse sul caso Dreyfus. Insorge il web: è una provocazione

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2 Ottobre 2018 - 10.18


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Roman Polanski torna dietro la macchina da presa. Il regista 85enne, condannato e tuttora ricercato negli Usa per lo stupro di una tredicenne avvenuto nel 1977, girerà “J’accuse”, un film sul caso Dreyfus, uno dei più clamorosi errori giudiziari della storia, che divise la Francia tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Le riprese cominceranno entro l’anno a Parigi e sui social media sono in tanti a dirsi indignati.
Per il suo primo film dopo l’espulsione dall’Academy degli Oscar Polanski ha deciso di raccontare la storia del capitano alsaziano di origine ebraica Alfred Dreyfus accusato e condannato per tradimento a favore della Germania alla fine dell’Ottocento. Il premio Oscar Jean Dujardin avrà la parte dell’agente del controspionaggio che dimostrò, dopo la condanna, che Dreyfus era innocente. Louis Garrell avrà invece la parte di Dreyfus. In altri ruoli, Mathieu Amalric, Olivier Gourmet e la moglie di Polanski, Emmanuelle Seigner.
Sono sei anni che il regista reo confesso negli Usa di aver stuprato nel 1977 una donna, Samantha Geimer, che all’epoca aveva 13 anni, medita di fare il film, la cui sceneggiatura è firmata dal romanziere inglese Robert Harris che ha già lavorato con Polanski nel 2010 per “The Ghost Writer”. Il titolo “J’accuse” viene dalla celebre lettera aperta di Emile Zola in appoggio a Dreyfus, in cui lo scrittore mette in piazza il governo francese per inettitudine e antisemitismo.
Polanski, che sarà ritratto dall’attore polacco Rafal Zawierucha nel prossimo film di Quentin Tarantino “Once Upon a Time in Hollywood”, aveva annunciato che avrebbe girato il caso Dreyfus nel 2012 a Cannes, ma i tempi della produzione hanno fatto sì che “J’accuse” sia il suo primo film nell’epoca #MeToo.
Il movimento scaturito dalle accuse di molestie sessuali e stupri all’ex boss di Miramax Harvey Weinstein in maggio aveva già provocato l’espulsione dall’Academy degli Oscar di Polanski – e del comico Bill Cosby – l’onta per atti “che non si conformano ai nuovi standard in materia di rispetto della dignità umana”. Polanski, il cui “Pianista” nel 2003 aveva collezionato tre statuette, ha definito l’azione illegale, minacciando una causa e definendo il movimento #MeToo una forma di “isteria collettiva”. Nel 1977 Polanski fu arrestato per lo stupro della tredicenne Samantha. Si riconobbe colpevole e rimase 42 giorni in prigione dopo i quali fu messo in libertà vigilata e fuggì a Parigi prima che il giudice avesse il tempo di emettere la sentenza.
Adesso però che la notizia dell’inizio delle riprese del nuovo film è ufficiale, molto probabilmente si comincerà a novembre, sono in tanti a criticare il regista sui social network. “Deve essere uno scherzo, anche di cattivo gusto” e un altro aggiunge “spero che il set diventi l’occasione per prenderlo e riportarlo negli Stati Uniti in modo che finalmente sia processato”. C’è poi chi critica anche tutti coloro che lavoreranno col regista a questo film e chi darà spazio a Polanski: “si vergognino tutti”.

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