Perché la Cina ha paura di Winnie The Pooh e lo censura

Bloccato in tutte le sale cinesi 'Christopher Robin' (in Italia 'Ritorno al Bosco dei 100 acri'). Il motivo, non ufficiale, è che la figura del popolare orsetto è stata usata per deridere Xi Jinping

L'orsetto censurato in Cina

L'orsetto censurato in Cina

GdS 5 agosto 2018

L'ultimo capitolo della battaglia tra la Cina e Winnie The Pooh si è svolto qualche giorno fa con la censura, in tutti i cinema cinesi, del film 'Christopher Robin' (in Italia 'Ritorno al Bosco dei 100 acri'). Il motivo, non ufficiale, è che la figura del popolare orsetto è stato usata in passato dagli oppositori del presidente Xi Jinping per deriderlo. Nel 2013 la foto del leader a passeggio al summit di Sunnyvale, in California, con l'allora presidente Barack Obama era stata messa affiancata sui social media con un'immagine di Winnie e del suo amichetto' Tigger' ('Tigro').


Un anno dopo, una stretta di mano tra Xi e il premier giapponese Shinzo Abe era stata abbinata a Winnie che stringe lo zoccolo del malinconico e pensieroso asinello 'Eeyore' (in italiano 'Ih-Oh'), altro personaggio di punta del cartone animato. Nel 2015 il portale di analisi politica Global Risk Insights ha "coronato" una foto di Xi in piedi che svetta dal tettuccio aperto di un'auto durante una parata militare insieme a Winnie the Pooh come "l'immagine più censurata dell'anno in Cina". Prodotta dalla Disney, protagonista Ewan McGregor, la pellicola è ispirata ai romanzi del creatore di Winnie, A.A. Milne, ed è uscita due giorni fa negli Stati Uniti.