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Morto Alain Jessua, lanciò le più grandi star del cinema francese

Regista premonitore ed intuitivo, ha diretto solo pochi film, ma raccogliendo sempre riconoscimenti e premi, a Venezia ed a Cannes. Aveva 85 anni

Morto Alain Jessua, lanciò le più grandi star del cinema francese

GdS

1 Dicembre 2017 - 18.33


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Si è spento, all’età di 85 anni, il regista francese Alain Jessua, che, nella sua pur breve filmografia, aveva lanciato decine di attori di primo piano.
”Alain Jessua, il mio amore così grande e così bello per trent’anni, è morto stasera all’ospedale di Evreux, dove era in terapia intensiva da un mese a causa di una doppia polmonite”, ha annunciato, oggi, la sua compagna, la giornalista Régine Magné.
Nato il 16 gennaio 1932 a Parigi, Jessua aveva iniziato a 19 anni nel cinema come apprendista nel film ”Casque d’Or” di Jacques Becker, prima di lavorare come assistente nei film di Yves Allégret (”Mam’zelle Nitouche”) e Max Ophüls (”Madame de …”, ”Lola Montès”). “Considero Ophüls come un maestro”, aveva detto nell’aprile scorso il regista. Durante la sua stringata filmografia, ha creato le più grandi star, come Gérard Depardieu, Alain Delon, Annie Girardot, Patrick Dewaere, Michel Serrault, Nathalie Baye e Jean Rochefort.
Nel 1956, il suo primo cortometraggio, ”Léon la lune”, un film muto su una giornata di un vagabondo parigino, vinse il premio Jean Vigo. Dopo questo successo, ha diresse il primo lungometraggio, ”La Vie à l’envers ”(1964), con Charles Denner e Jean Yanne. Un ritratto di un agente immobiliare che sprofonda nella solitudine fino alla pazzia che gli valse il premio per il miglior film straniero al Festival del Cinema di Venezia. Ha poi vinto il premio per la sceneggiatura al Festival di Cannes nel 1967 per il suo secondo lungometraggio, ”Jeu de massacre”, con Jean-Pierre Cassel e Michel Duchaussoy.
Per la Cinémathèque, che ha gli dedicato una retrospettiva ad aprile, Jessua è sempre stato un regista premonitore e intuitivo, la cui maggioranza di film ha affrontato temi che ancora oggi fanno notizia: l’ossessione per la sicurezza totale, lo sfruttamento dei lavoratori immigrati (”Les Chiens”, 1979), la società-spettacolo, la messa in scena dei criminali (”Armaguedon”, 1977), la paura dell’invecchiamento, l’aspirazione a una forma di eternità che avrebbe vampirizzato i giovani (”Trattamento  shock”, 1973, con Alain Delon e Annie Girardot). O la ricerca della felicità a qualsiasi prezzo, come in ”Paradis pour tous” (1982), con Patrick Dewaere, in cui uno psichiatra (Jacques Dutronc) inventa un trattamento rivoluzionario, il “lampeggiante”, che può curare il dolore della vita. Un film che Alain Jessua ha definito un “racconto filosofico” e che ha focalizzato i suoi temi preferiti: l’ansia, il fascino per la follia e la denuncia dei pericoli della scienza.
In ”Frankenstein” (1984), affidò i ruoli principali della scienziato e della creatura a Jean Rochefort e Eddy Mitchell.

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