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'Ferrante Fever', ritratto di autrice sconosciuta: quando contano sono le parole

Il documentario di Giacomo Durzi sull'anonima autrice del fenomeno mondiale esploso con la tetralogia de L'amica geniale, venduta in 48 Paesi.

'Ferrante Fever', ritratto di autrice sconosciuta: quando contano sono le parole

GdS

22 Settembre 2017 - 10.52


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Arriva il documentario su una delle scrittrici contemporanee italiane più apprezzata al mondo, inserita dal Times tra le 100 persone globalmente più influenti, e che ha dato vita al fenomeno mondiale esploso con la tetralogia de L’amica geniale, venduta in 48 Paesi: una saga che è arrivata nella top ten delle vendite in una dozzina di classifiche, e al primo posto in almeno sei, creato da una scrittrice (o uno scrittore?), capace di coinvolgere milioni di lettori, che fa del suo anonimato una condizione sine qua non per continuare a scrivere.

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A sondare il mistero e il fascino del personaggio Elena Ferrante ci prova un documentario, Ferrante Fever di Giacomo Durzi, al debutto in sala con un’uscita evento dal 2 al 4 ottobre in oltre 100 copie con Qmi Stardust, e prossimamente in onda su Sky Arte e sulla Rai.

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Un viaggio aperto dalle parole estatiche sulla scrittrice, in un’intervista radio, di Hillary Clinton (”non potevo smettere di leggere, mi ha travolto”) e nel quale ci accompagnano fra gli altri, suoi appassionati lettori e colleghi come il premio Pulitzer Elizabeth Strout a Jonathan Franzen, Nicola Lagioia e Roberto Saviano, la traduttrice Ann Goldstein e i registi dei film da suoi libri, Mario Martone (L’amore molesto) e Roberto Faenza (I giorni dell’abbandono). Ma soprattutto ci guidano le parole stesse dell’autrice, tratte dalla sua raccolta di interviste e lettere, La frantumaglia (Edizioni e/o, 2016), lette da Anna Bonaiuto.

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Volutamente il regista invece lascia da parte ogni indagine sull’identità, limitandosi a evocare, per un attimo, attraverso l’animazione (utilizzata anche per dare forma alle emozioni dei suoi libri), i volti di alcuni dei ‘sospetti’ che si potrebbero nascondere dietro lo pseudonimo: fra gli altri, Mario Martone (che commenta le voci con una battuta), Francesco Piccolo, Goffredo Fofi, Marcella Marmo, o i nomi che tornano più frequentemente, Domenico Starnone e sua moglie Anita Raja. ”Trovo sia un continuo sciocco scherzo cercare di dare un nome a chi non lo vuole” commenta Durzi, che ha pensato al documentario, perché mi affascinava lo stretto patto che la Ferrante è in grado di creare con il lettore”. Un legame, che anche per la scrittrice è fondamentale: ”Un vero lettore non va confuso con il fan, il vero lettore non cerca la faccia friabile dell’autrice in carne e ossa che si fa bella per l’occasione ma la fisionomia nuda che resta in ogni parola efficace”. Stare nell’ombra ”è un’espressione che non mi piace – aggiunge – sa di complotto, di sicari. Ho preferito pubblicare libri senza sentirmi obbligata a fare di mestiere la scrittrice, finora non mi sono pentita”.

Elena Ferrante ”esiste solo nei libri e la trovo una scelta elegantissima, non abusa dello pseudonimo” dice Saviano, che nel 2015 l’aveva candidata fra le polemiche, al premio Strega. Qual’è allora il suo segreto? Per Franzen, che ha divorato in due settimane i libri de L’amica geniale, la capacità, ”che ha ogni grande scrittore, di aprire gli occhi dei lettori su un universo che è sempre stato lì ma di cui nessuno si era accorto”. Lagioia riflette invece sulla diffidenza verso di lei di una parte dell’ambiente letterario italiano dove ”il successo non si perdona a nessuno”. Anna Bonaiuto che è stata anche protagonista 22 anni fa de L’amore molesto invece la considera da sempre ”una grandissima scrittrice che ha anche una grandezza morale – commenta oggi in conferenza stampa-. Ha continuato a sorprendermi”. E la Ferrante come ha preso il documentario? ”Ha espresso un pensiero, definendolo ”assai bello” dice Durzi. Ora a dare nuove immagini al suo universo letterario ci penserà Saverio Costanzo che sta lavorando alla serie su L’amica geniale prodotta ha Hbo e Rai.

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