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L'Edipo Re, la barca degli "ultimi" di Pasolini e Zigaina a Venezia

E' una barca di 16 metri a vela e motore, attrezzata per essere una casa viaggiante. Grazie alla famiglia Righetti ora è restaurata e bellissima.

L'Edipo Re, la barca degli "ultimi" di Pasolini e Zigaina a Venezia

GdS

31 Agosto 2016 - 15.24


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di Claudia Sarritzu

“Penso che sia necessario educare le nuove generazioni al valore della sconfitta. Alla sua gestione. All’umanità che ne scaturisce. A costruire un’identità capace di avvertire una comunanza di destino, dove si può fallire e ricominciare senza che il valore e la dignità ne siano intaccati. A non divenire uno sgomitatore sociale, a non passare sul corpo degli altri per arrivare primo. In questo mondo di vincitori volgari e disonesti, di prevaricatori falsi e opportunisti, della gente che conta, che occupa il potere, che scippa il presente, figuriamoci il futuro, a tutti i nevrotici del successo, dell’apparire, del diventare…. A questa antropologia del vincente preferisco di gran lunga chi perde. E’ un esercizio che mi riesce bene. E mi riconcilia con il mio sacro poco. Ma io sono un uomo che preferisce perdere piuttosto che vincere con modi sleali e spietati. Grave colpa da parte mia, lo so! E il bello è che ho la sfacciataggine di difendere tale colpa, di considerarla quasi una virtù…

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A scrivere queste parole è stato il pittore Giuseppe Zigaina, il grande amico di Pier Paolo Pasolini, colui che prese la “barca” e che amava il mare, quel mare che Pasolini amava solo quando stava con lui sull’ Edipo Re.

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Sibylle Righetti racconta ai nostri microfoni come assieme al padre ha acquistato “la barca degli ultimi” di Zigania e Pasolini. “Mi affascinò pensare che Maria Callas s’innamorò perdutamente dell’Edipo Re, passando così dal Cristina, che era lo Yacth di Onassis simbolo del successo della ricchezza e del privilegio dei vincenti, all’Edipo Re simbolo della bellezza dei perdenti, e metafora della colpa, del legno storto che tutti portiamo dentro e della diversità che riconosciuta ci permette di amare noi stessi come il nostro prossimo”.


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Continua Sibylle Righetti: “Questo legno storto ha catturate mio padre, io non volevo saperne, mi sembrava una follia, non siamo ricchi. Solo dopo che ho avuto mia figlia, lavorandoci sopra ogni minuto libero e imparando a conoscerla, ho capito tutto… in quella barca ho visto il mio di sogno ed eccoci qua. Ma come tutti i sogni la condivisione rende tutto reale e senza Enrico Vianello Vanni e molti altri membri dell’associazione Edipo re come Andreina Mezzacapo Vincenzo Lazzaro Luca Muffato e senza Stefano Costantini di Marina Fiorita, senza tutti i veneziani- che chi con una birra, chi portando il proprio sapere- ci hanno reso più facile e raggiungibile la meta. Il progetto è stato realizzato dallo studio On Lab, ragazzi giovani con una enorme passione per il loro lavoro”.

L’Edipo Re è una barca di 16 metri a vela e motore, attrezzata per essere una casa viaggiante. Grazie alla famiglia Righetti ora è restaurata e bellissima. E’un luogo dove molti artisti del 900 si sono ritrovati come Moravia, la Morante e la Divina Maria Callas che abitò durante la lavorazione del film Medea.

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Sibylle Righetti, giovane regista del documentario su Vasco Rossi “Questa storia qua” è la figlia di Angelo Righetti, direttore sanitario del Centro Don Orione di Chirignago. Padre e figlia oggi sono proprietari dell’Edipo Re che viene messa a disposizione dei ragazzi del cento per attività ed escursioni nella laguna veneziana. Ha tenuto dunque l’anima che incarnava ai tempi di Pasolini.

A Venezia viene proiettato il documentario “L’Isola di Medea”, che racconta il backstage del film con Maria Callas. Il film, prodotto da Lagunafest con Karel a cura del filmmaker Sergio Naitza, ricostruisce il rapporto davvero speciale che si era stretto fra Pasolini e la Divina in occasione del set. Tante le testimonianze raccolte con l’aiuto di: Dacia Maraini, Piera Degli Esposti, Ninetto Davoli e di altri protagonisti. Girata a Grado (Gorizia) nelle scorse settimane e a bordo dell’imbarcazione, L’isola di Medea è affidato alla voce guida di Ninetto Davoli.

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“Il 2 settembre- racconta Sibylle- il rettore di Padova e il prof Salvatore Sorsi insieme a mio padre Angelo Righetti e con tutti i ragazzi del Don Orione di Chirignago lanceremo il manifesto sull’inclusione”.

Non solo, la barca sarà anche un piccolo “mercato a cielo aperto”. Ogni sera allora si troveranno i i rappresentati delle fattorie sociali facenti parte della cooperative sociali della zona che parleranno del loro lavoro” una delle più famose presenti è il consorzio Nco “ facciamo il pacco alla camorra”.

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