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Sorrentino ha ragione: al cinema italiano manca il coraggio

Roberto Ciccuto, Presidente e Ad Istituto Luce-Cinecittà, ha commentato la vittoria di Paolo Sorrentino agli Efa Awards 2015.

Sorrentino ha ragione: al cinema italiano manca il coraggio
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14 Dicembre 2015 - 15.58


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Presidente e Ad Istituto Luce-Cinecittà, Roberto Ciccuto ha commentato le conseguenti dichiarazioni di Paolo Sorrentino, che, dopo la sua vittoria agli Efa Awards, si è lamentato della mancanza di coraggio da parte del cinema italiano. Ecco che cosa ne pensa uno dei membri del Board dell’European Film Academy.


di Roberto Cicutto*

Come membro del Board dell’European Film Academy ho potuto essere testimone oculare delle due grandi e consecutive vittorie di Paolo Sorrentino ai premi più prestigiosi: miglior regia, miglior film europeo e miglior attore (che certo con il regista ha molto a che vedere).

Sorrentino ha lamentato, dopo la nuova vittoria, la mancanza di coraggio del cinema italiano (lui dice dei produttori) e come passata la festa nulla cambi nella sostanza.

Sono fondamentalmente d’accordo con lui. Non credo che la responsabilità sia maggiormente dei produttori e nemmeno solo della politica che anzi nei tempi recenti sta manifestando un grande interesse e capacità di intervenire in favore del cinema e della cultura in generale.

Credo piuttosto ci sia un male profondo che crea inerzia e che è il più difficile da combattere. È l’isolamento in cui tutti i soggetti principali dell’industria audiovisiva continuano a “crogiolarsi”. Abbiamo finalmente avuto segnali di cambio di rotta che hanno dimostrato come il lavorare assieme porti a risultati più che positivi. Un esempio è il metodo con cui si è costruito il mercato internazionale dell’audiovisivo di Roma (MIA), il cui “numero zero” ha conseguito un ottimo risultato riconquistando la fiducia degli operatori stranieri verso un mercato autunnale italiano che avevamo perso dai tempi del MIFED.

Il MIA è stato in gran parte finanziato con fondi MISE che ha inglobato l’audiovisivo nelle sue azioni di promozione di tutto il Made in Italy e che sta continuando a sostenere altre iniziative importanti per la sua internazionalizzazione. Un alleato straordinario impensabile fino a pochi anni fa (anche se ICE ha sempre sostenuto alcune attività relative alla presenza nei mercati internazionali).

La promozione all’estero, pur con debolezze ancora evidenti, si sta indirizzando verso un reale sostegno all’industria dopo aver con successo enormemente rafforzato la presenza del nostro cinema nei festival di tutto il mondo.

Ma l’isolamento a cui faccio riferimento ha una conseguenza devastante: non si riesce a concepire un nuovo sistema condiviso in cui tutti facciano la propria parte nell’interesse generale dello sviluppo industriale e della difesa della libertà creativa.

Sorrentino ci dice in sostanza che se non approfittiamo di questo momento (apice di un percorso iniziato ormai da anni) per darci nuove regole, avremo perso la guerra e non la battaglia.

Strumenti importanti quali il tax credit (oggi aumentato nei fondi e nel tetto), i fondi regionali, nuove regole per il finanziamento statale alla produzione, distribuzione ed esercizio, saranno inutili se non inseriti in un nuovo ordine di doveri.

Parto dalle Televisioni. Bisogna rivedere i criteri di investimento previsti dalla 122.

Le grandi televisioni generaliste si sono dotate di strutture in house per la coproduzione e la distribuzione di cinema italiano (e non solo).

Non si può pensare che esse siano il perno insostituibile per il finanziamento di un film. Non si può pensare che diventino i gestori di tutti i diritti oltre che coproduttori. E non si può pensare che se non entrano in una produzione con queste modalità, al produttore e all’autore non rimanga nessuna possibilità di fare un film che sarà visto.

Le televisioni devono tornare prima di tutto a fare il loro mestiere: acquistare i diritti FREE e pagarli secondo logiche che non possono essere solo di mercato, ma rispondere a un piano editoriale condiviso e sostenibile. Inoltre devono riservare gran parte delle loro risorse al sostegno (attraverso l’acquisto del diritto antenna) dei distributori e dei produttori indipendenti. Si devono creare parametri di valore per tale diritto in rapporto all’investimento e al costo certificato del film. Devono soprattutto recuperare il loro ruolo di servizio pubblico a sostegno dei produttori in una dialettica editoriale e non solo commerciale. E penso non sia un buon segnale il rinvio di un anno del rinnovo del contratto di servizio RAI.

L’esercizio cinematografico deve potersi sviluppare nel numero e nella qualità delle sale, in un equilibrio che non penalizzi i multi-schermo cittadini e favorisca la creazione di multisale non solo nelle periferie. Si deve inoltre garantire a quei film che il mercato non assorbe in “modo automatico”, il diritto all’esistenza e alla possibilità di essere visti. Si tratta della ricerca e della scoperta di nuovi autori, ma direi anche di nuovi produttori senza i quali il futuro non esiste.

Si deve ovviamente attaccare con più efficacia e determinazione la pirateria e dotarsi di forti piattaforme (anche nazionali) per l’offerta on-line.

Parlamento e Governo discutono di una nuova legge sul cinema e l’audiovisivo (componente sempre più essenziale per volumi e innovazione).

Se alla fine ci troveremo solo con più soldi e nessuna convinzione comune su come vadano impiegati, al prossimo premio Sorrentino potrà dire (certo in maniera ancor più agguerrita) quello che ha detto a Berlino e noi non potremo nemmeno cercare di controbattere.

*Presidente e Ad Istituto Luce-Cinecittà

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