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Osservatore Romano: il Vangelo di Pasolini è il miglior film su Gesù

Secondo il giornale vaticano ricorda che con quest’opera del regista è più religiosa che laica perché ha conferito un rigore nuovo al verbo cristiano.

Osservatore Romano: il Vangelo di Pasolini è il miglior film su Gesù

GdS

21 Luglio 2014 - 17.25


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«Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini rimane un capolavoro e probabilmente il miglior film su Gesù mai girato; sicuramente, quello in cui la sua parola risuona più fluida, aerea e insieme stentorea, scolpita nella spoglia pietra come i migliori momenti del cinema pasoliniano». Con queste parole, a firma di Emilio Ranzato, l’Osservatore Romano ha reso omaggio al film di Pasolini a 50 anni dalla sua realizzazione. La pellicola, che giaceva dal 2005 nell’archivio della Filmoteca Vaticana, è stato nuovamente digitalizzato ed è stata riportata al suo originario splendore.

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Il quotidiano vaticano ha ricordato, tramite l’articolo di Ranzato, le scene «con un Cristo interpretato da un sindacalista antifranchista, con la Madonna anziana impersonata dalla madre dello stesso regista, con la scena disseminata ancora una volta dai volti dei suoi sottoproletari, con la scabra ambientazione dei Sassi di Matera che ricorda molto le periferie primitive di Accattone, con i riferimenti alla pittura del Quattrocento già individuati nei due film precedenti» e ha osservato che «nasce prima di tutto, per Pasolini, come scenario interiore, come presepe intimo in cui far confluire tutti gli elementi della propria tormentata e per molti versi contraddittoria ideologia».

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Un’opera che ha conferito «un vigore nuovo al Verbo cristiano, che in questo contesto appare ancora più attuale, concreto, rivoluzionario. Viceversa, il regista per il resto rispetta la pagina evangelica alla lettera e non arretra affatto neanche di fronte al racconto dei miracoli, che mette anzi in scena con l’ispirazione degna di un credente. In questo modo, confermando cioè la validità e la forza della parola cristiana da una parte ma dandogli un contesto più vero in cui potersi propagare dall’altra, il regista vuole certamente dare una stoccata tanto al mondo marxista quanto a quello ecclesiastico. Allo stesso tempo, però, forse inaspettatamente, trova un rifugio in cui vivere in pace la propria equidistanza da quei due poli».

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Per l’osservatore Romano, «pochi film come Il Vangelo secondo Matteo di Pasolini danno un’impressione di complessiva compattezza e solidità, pur serbando in sé un totale rifiuto per uno stile. Termine viceversa sentito come un imperativo in quegli anni di nouvelle vague, in cui nel rompere sistematicamente, programmaticamente, le regole vigenti fino a quel momento, si stava già creando un nuovo codice, di lì a poco altrettanto condizionante e asfissiante, oltreché riconoscibile e facilmente decifrabile». Quello del Vangelo di Pasolini, è invece «un cinema completamente libero, legato soltanto all’urgente ispirazione del momento». E si tratta di «un film più religioso che laico. Di certo poche altre volte nella storia del cinema una rappresentazione che tocca corde sacre, o anche soltanto mitiche ed epiche, ha preso le mosse da un così sincero realismo» ha concluso Ranzato sul quotidiano vaticano.

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