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“Look beyond borders”, il video di Amnesty per guardare oltre i confini

Raccolti in coppie, ognuno di loro è stato invitato a osservare l’altro per 4 minuti, il tempo necessario per entrare emotivamente in contatto.

“Look beyond borders”, il video di Amnesty per guardare oltre i confini

GdS

14 Giugno 2016 - 11.12


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“Quattro minuti di contatto visivo avvicinano tra loro le persone più di qualsiasi altra cosa”. Questa è la scoperta dello psicologo Arthur Aron, che fa da motore all’esperimento “Look beyond Borders”, realizzato dalla sezione polacca di Amnesty. Uno spazio esteso all’interno di una struttura fatiscente, anonima, probabilmente il residuale di una fabbrica, due panchine in legno al centro e una persona seduta in attesa. Lentamente viene fatta avvicinare una seconda persona con gli occhi chiusi, accompagnata. Si formano così 9 coppie: giovani donne e uomini, adulti, bambini. Aprendo gli occhi, trovano davanti a sé un soggetto che sorride, li scruta, li osserva con curiosità in ogni loro dettaglio, esattamente come si fa quando si scopre il volto di qualcuno per la prima volta.

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Vi è una particolarità in questo incontro: in ogni coppia, uno dei due sconosciuti è un rifugiato, nella maggior parte dei casi proveniente dalla Siria, che non vive in Europa da più di un anno. “Vivi qui a Berlino?” – chiede una donna all’uomo che siede di fronte a lei – “sì, da 8 mesi”, risponde. È solo, senza la sua famiglia, racconta. “La vita a volte è bella, a volte no”. I due si stringono le mani in segno di comprensione e contatto emotivo. Sostenere lo sguardo dell’altro porta qualcuno a piangere, qualcun altro a sorridere e scambiare battute sul reciproco aspetto fisico; c’è chi si abbraccia, chi si stringe la mano, chi è talmente catturato da non riuscire a togliere gli occhi di dosso all’altro. Ciò che importa è che nessuno passa inosservato in quei 4 minuti, pur senza bisogno di rivolgersi la parola, si costruisce una complicità che altrimenti non sarebbe possibile. Un giovane si rivolge alla telecamera e spiega di aver cercato di leggere nel volto della donna che ha di fronte quale sia stata la sua vita, e di aver capito che quel volto nasconde un passato pieno di esperienze.

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Con questo esperimento, volutamente simbolico, Amnesty porta gli spettatori del video a riflettere su come spesso il termine “flusso migratorio” trasformi i suoi protagonisti in numeri e statistiche, dimenticandone la soggettività. Ognuno di loro fugge portandosi dietro la propria storia, fatta di amore, dolore e tutto ciò che riempie la vita di qualsiasi persona comune. Per questo motivo sono state coinvolte nell’esperimento persone che prima non si conoscevano, persone comuni, che potessero cogliere l’uno nell’altro semplicemente gli aspetti che li accomunano. Anche il luogo scelto non è casuale: Berlino, città simbolo del superamento delle divisioni, dell’abbattimento dei muri sociali e fisici, e al tempo stesso centro nevralgico dell’Europa. (Roberta Cristofori)

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