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Le penne del pavone Rai per il successone di Montalbano

Quale sarà il futuro di una serie più di successo della Rai? Gli ascolti hanno raggiunto gli undici milioni

Le penne del pavone Rai per il successone di Montalbano

GdS

2 Marzo 2016 - 22.20


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di Nuccio Fava

Il commissario di Vigata funziona talmente bene che ha costretto Luca Zingaretti a tornare sui suoi passi e a ricoprire nuovamente i panni dello straordinario personaggio creato da Andrea Camilleri. Sapiente e colto confezionatore di ruoli e di ambienti in cui anche i personaggi minori esprimono caratteristiche e suggestioni non comuni per ciò stesso subito popolari e accattivanti.

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Si pensi al mitico Catarella, al vice commissario Mimì “fimminaro” alla Brancati, continuamente alle prese con qualche nuova fiamma, al collaboratore più stretto e fidato del commissario, l’ispettore Fazio, che riceve le ricerche e gli incarichi più delicati e urgenti oltre a tutte le figure più o meno rilevanti che popolano e animano la fiction in modo sempre efficace. Il ritorno del bravo Zingaretti dopo tre anni di volontario “esilio”, quasi non potesse più sopportare un ruolo divenuto faticoso e stereotipato, non è stato solo un successo ma un successone.

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Gli ascolti hanno raggiunto gli undici milioni con recensioni e giudizi favorevoli da ogni parte, un risultato che non ha precedenti a livello europeo. Anche la nuova compagna, l’eterna fidanzata Livia si è incastrata benissimo nel nuovo ruolo. Oltre l’indiscutibile bravura di Luca Zingaretti c’è la maestria narrativa di Camilleri e la sua lunga esperienza di sceneggiatore tv fin dai tempi di Bernabei.

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L’autore agrigentino conosce e ama la Sicilia come pochi, ha una cultura che fa riferimento soprattutto a Pirandello e Sciascia da cui trae ispirazione per costruire trama e personaggi e le stesse ambientazioni con il mare in qualche modo sempre protagonista. Se il ritorno di Zingaretti e Camilleri rappresenta un successo in termini senza precedenti, colpisce la contestuale dichiarazione dell’amministratore delegato Campo Dall’Orto in risposta a quanto dichiarato dal maestro Morricone in occasione dell’assegnazione dell’Oscar. In modo significativo Morricone aveva criticato l’azienda di viale Mazzini denunciando il difficile rapporto degli ultimi anni. Il nuovo direttore della Rai ha fatto proprie le critiche con un gattopardismo di maniera aggiungendo: “spetta al servizio pubblico promuovere il talento nazionale… perché lo ha scritto nel dna”. Questo nuovo vertice Rai si riveste di continui richiami al ruolo di servizio pubblico che è solo espressione però di velleitarismo e di alibi.

Per un Montalbano – Camilleri – Zingaretti c’è lo squallore prevalente di una programmazione inadeguata e insufficiente proprio in quella che dovrebbe essere la sua responsabilità di servizio pubblico. Anche per la modestia della programmazione Rai news 24 e di Rai sport, ridotta mediamente a livello di una televisione regionale. Le nomine poi risentono tutte pesantemente di una eccessiva collocazione riconducibile alle esperienze della Leopolda fiorentina. Si salva una vecchia gloria come Antonio Di Bella conferma clamorosa che anche dall’interno della Rai ci sono energie professionali di tutto rispetto, che hanno sempre operato nella logica del servizio pubblico e che potranno egregiamente continuare a farlo.

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Si è del resto in una fase in cui dalle unioni civili alle prossime amministrative, dalla Libia al dramma dell’emigrazioni, dalle adozioni ai problemi dell’economia e dell’Europa, dalla scuola all’università sino al delicatissimo referendum sulle riforme costituzionali, sono tutti terreni sui quali sarà chiamata a misurarsi la nuova Rai. Non basta insomma evocare con frequenza il servizio pubblico, ma cercare di praticarlo davvero e purtroppo da quando il nuovo vertice si è insediato non abbiamo assistito a fatti nuovi, significativi e rassicuranti.

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