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Il virus della P2, con Bisignani ospite fisso in Rai

Il faccendiere ed ex giornalista italiano a Virus di Rai2 è anche uno sgarbo all'impegno e alla storia della più alta carica dello Stato.

Il virus della P2, con Bisignani ospite fisso in Rai

GdS

1 Febbraio 2016 - 10.08


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Ripercorrendo la vita di Piersanti Mattarella, due i passaggi determinanti. Uno, l’aver vissuto in diretta l’uccisione del fratello Piersanti, l’altro la determinazione e l’impegno nel contrasto alla P2. Terreno sul quale nacque anche l’intesa con Tina Anselmi l’esponente democristiana che a lungo presiedette la commissione d’indagine sulla loggia massonica denunciandone i disegni.

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Era il 2011 quando l’attuale capo dello Stato, Mattarella ricostruiva, in un’intervista per Radio Rai, il suo impegno nella vicenda P2 (la scoperta dei famosi elenchi con gli iscritti risale al 1981). La Dc era stata investita dallo scandalo, alcuni suoi esponenti di rilievo erano stati chiamati in causa, coinvolti nello scandalo. In quel momento – raccontava Mattarella nell’intervista – “la Dc non aveva il collegio di giustizia interno, i probiviri, che era scaduto da oltre un anno; fu ricostituito in gran fretta e a me chiesero di presiederlo, mi occupai del giudizio degli iscritti della Dc inclusi negli elenchi della P2. Decidemmo alcune espulsioni e numerose sospensioni (un anno era il massimo possibile); naturalmente le decidemmo per quei casi in cui c’era qualche elemento di prova – oltre all’inclusione negli elenchi della P2 – come la domanda d’iscrizione, delle lettere; eravamo un organo di giustizia, sia pure di partito e servivano quindi delle prove concrete”.

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“Ma su tutti quelli che erano compresi negli elenchi – aggiungeva Mattarella – che a mio avviso erano tutti iscritti alla P2, rimase un’ombra che ne condizionò la vita nel partito con un giudizio morale negativo, perché lo statuto del partito vietava espressamente l’iscrizione a logge massoniche per cui vi fu nel partito uno sbigottimento e una protesta molto forte”.

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Abbiamo ricordato questa intervista, ricordato l’impegno dell’attuale Capo dello Stato, pensando a come possa assistere allo spettacolo di un opinionista come Luigi Bisignani comodamente seduto in poltrona in un approfondimento del servizio pubblico televisivo. Certo, VIRUS di RaiDue, ha come sottotitolo “Il contagio delle idee”, ma l’idea di Porro di contagiare il servizio pubblico con le idee di un personaggio discusso, con una condanna definitiva in saccoccia, e ritrovato dalle cronache (e non solo) in cento inquietanti fatti e misteri d’Italia, è un po’ troppo.

Una presenza discussa e discutibile, posta all’attenzione del Parlamento dal Pd, e per la quale i nuovi vertici di viale Mazzini (in realtà, quasi nuovi visto che sono in carica già da sei mesi) non ha fatto nulla, dimostrando poca attenzione alle sensibilità e alla storia della più alta carica dello Stato. L’inizio dell’attività politica di Mattarella – lo ricordiamo ancora – è segnato dall’assassinio del fratello Piersanti, il giorno dell’Epifania del 1980, su ordine della mafia. Attentato con tanti misteri, forse opera anche dei Nar, i terroristi neri di Giusva Fioravanti e Massimo Carminati. Come altri “delitti eccellenti”, un mix di quei poteri occulti che avrebbe collezionato anche P2 ed eredità della P2. Materia maneggiata da Bisignani.

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Dal giudizio di Mattarella sulla P2 emerge una visione politica e istituzionale ben precisa; per quanti aderivano alla loggia – affermava infatti Mattarella – “vi erano prospettive di carriera, vantaggi e affari, che erano offerti ai singoli per acquisirli alla Loggia, acquisizioni fatte però per coltivare e sviluppare gli obiettivi politici della P2”. Quest’ultima in definitiva “era uno strumento per condizione la politica attraverso gli apparati più importanti, sia dello Stato, sia militari, sia giornalistici”. Si trattava, proseguiva Mattarella, “di una struttura di potere alternativa al governo e contro il governo, che aveva il timore dei contatti fra governo e opposizioni, rapporti che potevano rafforzare le istituzioni, perché istituzioni più forti e condivise fra le forze politiche attenuano e riducono gli spazi di potere indebito”. In questo senso “il fatto stesso che gli iscritti non si incontrassero fra di loro ma rispondessero tutti a un vertice” è assai significativo: “erano tutte pedine di un vertice che aveva un obiettivo politico: condizionare la politica nazionale, governo e Parlamento svuotandone alcune competenze di fatto attraverso il controllo degli apparati. Questa attitudine, questa tentazione perversa di un intreccio fra persone e ambienti che pretendono di decidere fra di loro in segreto cosa deve avvenire nel Paese, è una tentazione ricorrente”. Un virus.

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