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Vauro e Rubino dai peshmerga: riprende il viaggio interrotto

Sulla trasmissione Petrolio va in onda il reportage sul Kurdistan realizzato dal vignettista. Format usato anni fa da Primo Piano del Tg3, poi interrotto.

Vauro e Rubino dai peshmerga: riprende il viaggio interrotto
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3 Novembre 2015 - 11.41


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Un viaggio interrotto che riprende. Riprende il racconto dell’Italia e del mondo di contemporanei viaggiatori che testimoniano le ingiustizie e le speranze offerte da una umanità che soffre, ma è capace di resistere, ora alla guerra, ora alla discriminazione, ora ancora alla povertà. Vauro, armato di block notes e pennarello, con al fianco l’occhio sensibile di Claudio Rubino, inviato con la telecamera in spalla, il viaggio televisivo lo avevano iniziato, anni fa, con Primo Piano del Tg3. Poi, il viaggio era stato interrotto, preferito a salottini notturni tutto d’interni, attraversati da politici e giornalisti. Fuori, il mondo camminava, soffriva e sperava, lontano dalle chiacchiere. Ora, grazie a “Petrolio” di Rai1, intelligente appuntamento di Duilio Gianmaria, il viaggio riprende, tornano incontri segnati da una profonda umanità. Lunedì sera, eccolo Vauro, ad Erbil nel Kurdistan iracheno.

L’immagine più bella del reportage resterà Vauro fatto prigioniero da uno stuolo di bambini, incuriositi di quel pennarello che traccia sui fogli a quadretti ora un cavallo, poi le bombe, che i bambini ben conoscono, in fuga dalla guerra e dall’Isis. L’incontro con Daniele Morandi Bonacossi , archeologo della Università di Udine che sotto l’egida della Cooperazione Italiana lavora ad Dohuk per la ricerca e la preservazione del patrimonio archeologico di questa area. Lui, la sua squadra, memory-man di quest’angolo del mondo dove la resistenza è anche sul fronte della memoria. Siamo a pochissimi chilometri dal fronte bellico che separa il Kurdistan dai territori controllati dall’ISIS. Accompagnati dai Peshmerga, Vauro raggiunge la prima linea del fronte. Da lì al campo profughi di Arbat, vicino a Sulymania. Più di 17.000 persone , curdi ed arabi, in fuga dall’ Isis ma anche dai bombardamenti americani, dalle violenze dell’esercito iracheno e delle milizie sciite. E’ qui l’irruzione gioiosa dei bambini, che la troupe di Petrolio consegna ad un bellissimo album fotografico. Vauro disegna per i bambini del campo che sommergono Vauro per contendersi i suoi disegni. “Che qualcuno si indigni!”, è il messaggio di una donna…”, provata dalla fuga: “Qui basta uno spillo a terra per fare uscire il petrolio…”, aggiunge.

Le ragioni della guerra, i motivi dei troppi silenzi e delle timidezze. In una vignetta Vauro fotografa il senso di questa tappa del suo rinnovato viaggio televisivo: “I monumenti sono la memoria del passato, i bambini la memoria del futuro”. Racconto sempre rispettoso, senza concessioni agli effetti, con un viaggiatore che è dentro il racconto, ma per prenderne nota ed offrircelo così come è illuminato dalla verità del sole e coperto dalla notte amorevole. Senza che siano capovolti i ruoli: c’è chi racconta e “fotografa”, i protagonisti sono loro, bambini donne e uomini.

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