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Sky, Rai e Mediaset: cosa faranno se il Parma fallisce?

Non è affatto remota la possibilità che il Parma possa non riuscire a concludere il campionato in corso.

Sky, Rai e Mediaset: cosa faranno se il Parma fallisce?
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12 Marzo 2015 - 14.13


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di Alessandro Aliberti

Nonostante il tifoso di calcio abbia ormai imparato, come sempre a sue spese, che una società di calcio possa fallire, al pari di una qualsiasi altra società di diritto privato, il caso Parma sta portando alla luce una realtà, per certi versi, nuova, che apre la strada a problematiche e tematiche non ancora sperimentate. Negli ultimi anni, infatti, abbiamo assistito al fallimento di importanti realtà societarie operanti nel settore calcistico (il caso più importante rimane, certamente, quello del Napoli, fallito nel 2004, ma altrettanto clamorosi sono i più recenti fallimenti di Siena e Padova); fino ad oggi, però, nessuna società di calcio ha rischiato di chiudere i battenti a campionato in corso.

Purtroppo, come si dice, al peggio non vi è mai fine, tanto che, non è affatto remota, nonostante l’intervento “a toppa” della Lega Calcio (con lo stanziamento di 5 milioni di euro a favore della società emiliana), la possibilità che il Parma, a seguito della pronuncia del Tribunale sul fallimento, attesa per il 19 Marzo prossimo, possa non riuscire a concludere il campionato in corso. Prospettiva questa, che si rivelerebbe disastrosa per l’immagine del nostro calcio, già decisamente appannata dal susseguirsi di scandali che, in costante sequenza, ne hanno minato la credibilità a livello internazionale, e che andrebbe ad incidere sulla regolarità stessa del campionato di Serie A.

Ma, a catalizzare l’interesse della cronaca, soprattutto a seguito della lettera con la quale Sky ha chiesto alla Lega Calcio di chiarire cosa intendesse fare per fronteggiare la situazione (lettera firmata da Jacques Raynaud, che nel gruppo ricopre la carica di Executive Vice President Sport Channels & Sales Advertising), vi sono, altresì, le questioni di carattere economico che promanano dal tema dei diritti di trasmissione televisiva del campionato di Serie A. Tema questo, tutt’altro che secondario, se si considera il rapporto quasi simbiotico esistente tra le entrate complessive di una società di calcio di Serie A e le somme che quest’ultima percepisce ogni anno dalle televisioni, per la trasmissione delle partite ( nel 2012, ad esempio, veniva stimato che le entrate da diritti di trasmissione televisiva del complesso delle squadre partecipanti al Campionato di Serie A erano pari ad una percentuale vicina al 50% delle entrate complessive; percentuale nettamente superiore rispetto a quella di tutti gli altri più importanti campionati nazionali europei). Basti pensare che, a seguito dell’accordo concluso il 25 giugno scorso, la Lega riceverà da Sky e Mediaset, per la trasmissione delle partite di serie A, una cifra complessiva di 943 milioni di euro a stagione fino al 2018, per comprendere come il ruolo delle tv sia quanto mai vitale nell’economia complessiva del sistema calcio italiano.

Le Tv, (Sky in particolare, che detiene i diritti per l’intero campionato), hanno pagato per poter trasmette le partite dell’intera competizione, 38 giornate, per un totale di 380 partite.

Qualora il Parma non riuscisse a concludere il campionato, esse si troverebbero, quindi, a dover ridimensionare la propria offerta, penalizzando i propri abbonati, che si vedrebbero, conseguentemente, privati di una partita settimanale; senza, poi, contare le ripercussioni sull’effettiva regolarità del campionato.

A questo punto, cosa farebbero le emittenti televisive? Da molte parti si attendono azioni legali contro la Lega calcio. Probabilmente, però, ciò non accadrà. Le emittenti tv sanno di aver concluso con la Lega Calcio un accordo particolare; si tratta, infatti, di un contratto di licenza in forza del quale alle tv è concesso il diritto d’uso di un bene futuro (il diritto di ripresa e trasmissione delle partite). Un accordo contrattuale in cui, per la particolarità dei diritti concessi in uso, si riscontrerebbero alcuni effetti tipici della vendita di cosa futura, un contratto che gli esperti di diritto definiscono aleatorio. L’elemento che lo caratterizza è, per l’appunto,“l’alea”, ossia , il rischio, che una delle parti si assume, di dover eseguire la propria prestazione senza che l’altra esegua, in tutto o in parte, la controprestazione; e ciò in quanto il fattore fondamentale del contratto è rappresentato da un evento futuro, la cui verificazione è incerta (nel caso di specie, la disputa della partita). Le televisioni consapevoli di aver assunto tale rischio contrattuale, difficilmente inizieranno con la Lega Calcio, una guerra a suon di carte bollate. Da qui la lettera che Sky ha inviato alla Lega Calcio: non tanto uno strumento per minacciare azioni legali, quanto un modo per ribadire all’intero sistema calcio che, senza i loro quattrini, si può chiudere bottega.

A questo punto, quindi, la questione fondamentale, che dovrebbe preoccupare tutti, tv comprese, si sposta sul piano della reale predisposizione degli strumenti necessari per evitare che una cosa simile possa accadere nuovamente. Le premesse non sono incoraggianti visto che, secondo gli ultimi dati (stagione 2013/14), i debiti della Serie A, al netto dei crediti, erano 1.715 milioni di euro, e che il trend negativo, anno dopo anno, è in crescita costante. La palla, a questo punto, passa alle istituzioni. Se questa ultime credono di poter continuare a tenere gli occhi chiusi, nella speranza che i problemi si risolvano da soli, un nuovo caso Parma sarà sempre dietro l’angolo.

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