Guarducci: "Al Todi festival abbiamo reagito al Covid rafforzando la qualità"

Parla il direttore artistico Eugenio Guarducci, al quo quinto anno: "La decisione di ridurre il numero delle giornate da nove a quattro ha comportato una maggiore selezione dei progetti artistici. Ma..."

Eugenio Guarducci, direttore artistico del Todi Festival

Eugenio Guarducci, direttore artistico del Todi Festival

GdS 28 agosto 2020

di Maurizio Boldrini


Di eventi, Eugenio Guarducci, ne ha inventati e curati molti. Di solito, al centro del suo agire, ormai internazionale, c'è stata e c'è l'Umbria, la sua terra. A Todi è di casa, e per il quinto anno consecutivo, dirige il "Todi Festival". Le scelte, le cifre delle edizioni che sono alle immediate spalle sono dalla sua. Così come il contributo dato all'affermarsi di questo Festival in un panorama nazionale sempre più denso di appuntamenti simili. Quest'anno, lo sappiamo, è un anno particolare e, questa edizione, la trentaquattresima, sarà particolare.: c'è la pandemia, c'è il distanziamento sociale, c'è una logica che sembra colpire, in maniera del tutto particolare proprio il vasto settore della produzione e del consumo delle arti performative.
Da questa inevitabile considerazione muovono le mie prime domande: con che spirito avete preparato questa edizione? E quali modifiche è stato costretto ad apportare all'idea originaria che ma sicuramente, le frullava per la testa?


La parola che quest’anno ci ha guidato nel condurre la Direzione Artistica ed Organizzativa del Todi festival è stata: prudenza. Ma questo non ha comportato minimamente cedere frazioni di entusiasmo per il lavoro che facciamo. E’ stata una sorta di grande terapia di gruppo quella che ci ha portato alla fine a decidere insieme alla Città di Todi di voler realizzare questa edizione. La decisione di ridurre il numero delle giornate portandole da nove a quattro ha inevitabilmente comportato una maggiore selezione dei progetti artistici che avevamo intenzione di realizzare e questo credo abbia rafforzato la qualità della proposta.


Guardando il programma, appare evidente lo sforzo fatto dalla direzione artistica di offrire spazi alla nuova drammaturgia italiana (ahimè, molto sofferente) e di puntare su opere inedite e sull'esordio di giovani in cerca di un'affermazione o di una definitiva consacrazione. Un programma che ha tocchi di freschezza, che mostra una voglia di dialogare con personaggi e temi nuovi nel panorama degli spettacoli dal vivo. Un andare controcorrente rispetto, ad esempio, al modello delle serie televisive.


La scelte artistiche vanno come sempre nella direzione già tracciata da Silvano Spada nei primi anni del Todi festival: ricerca, sperimentazione, debutti,…


Noi probabilmente abbiamo aggiunto in questi cinque anni componenti di freschezza e il lecca lecca protagonista dell’immagine ufficiale dell’edizione 2020 ne simboleggia la presenza.


La dimensione e la natura complessa dei sentimenti, in questa confusa fase di transizione sociale, così come la critica all'esercizio del potere assoluto, connotano alcuni degli spettacoli scelti: questo riguarda sia la scrittura sia la messa in scena e sia l'attorialità. Un piglio innovativo: è questo il "fil rouge" di questa edizione del Festival?


Francamente non abbiamo mai immaginato di tracciare il programma del festival seguendo un “fil rouge” perché preferiamo sempre evitare pericolose gabbie. E così componiamo la nostra “Todi Salad” con ingredienti anche molto diversi fra di loro e lo spettatore credo si accorga di un gusto comunque armonico ed ognuno ci trova quello che magari desidera trovarci. Anche inconsapevolmente.


Una parte che mi attrae molto, è quella va sotto la sigla "Todi Off"-che speriamo finisca sotto i riflettori dei media in genere poco propensi alle innovazioni radicali- dove si offrono reali spazi alla sperimentazione del teatro contemporaneo (una sorta di aperitivo teatrale da consumarsi alle diciannove di ogni sera), alle Masterclass con laboratori di drammaturgia e con quello, molto importante di Scrittura scenica e intermediale. Un settore decisivo peraltro spesso abbandonato dalla stessa formazione universitaria. E' questa una scelta dovuta all'edizione speciale di quest'anno o è l'avvio di una formula del festival che va progressivamente assestandosi?
Siamo al quarto anno di Todi Off. E’ una sezione alla quale siamo molto affezionati e mi auguro possa costituire in futuro la principale eredità che potremo lasciare a coloro i quali prenderanno il nostro posto. Se non si crede nei giovani, nei nuovi talenti, nelle nuove grammatiche espressive del teatro e se a tutto questo non gli troviamo uno spazio adeguato accanto a tutto ciò che è già considerato “maturo” non ci sentiremo mai adeguati al ruolo che ci è stato assegnato.