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Teatro di Roma, Calbi: il 2015 un successo, ma servono più fondi e spazi

Primo bilancio da Teatro Nazionale: aumento del 50% di vendite e presente. Sinibaldi: ‘Il Valle? Vittima di penalizzanti nevrosi burocratiche’.[Nicole Jallin]

Teatro di Roma, Calbi: il 2015 un successo, ma servono più fondi e spazi

GdS

25 Febbraio 2016 - 11.46


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di Nicole Jallin

Dati alla mano, il primo intertempo dello Stabile romano confronta l’ultimo triennio di attività registrando un aumento medio generale di circa il 50%. Fatiche e risultati sono stati oggetto della conferenza stampa tenutasi ieri, 24 febbraio, presso la sala Squarzina dell’Argentina, per intervento del Presidente del Teatro di Roma Marino Sinibaldi e del Direttore Antonio Calbi.

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Non poche e non semplici sono le sfide che deve affrontare il Teatro di Roma nell’attuale contesto cittadino politico, culturale e amministrativo particolarmente complesso: dalle inchieste di Mafia Capitale al commissariamento del Campidoglio; dall’inferiorità di bilancio rispetto agli altri teatri nazionali ai tagli dei contributi dei soci fondatori (oltre 1mln e 100mila euro) che il Comune doveva reintegrare con 1mln di euro e che, invece, ha ridotto a 300mila, – erogati anche in ritardo – con conseguente levitazione degli interessi passivi: «La sfida principale – ha osservato Sinibaldi – è adempiere alla responsabilità di un Teatro Nazionale rispettando pienamente i parametri previsti dal FUS (compreso l’avvio di una scuola di perfezionamento), facendo fronte, però, a un non adeguato contributo ministeriale, maggiorato solo del 6,85% rispetto al 2014, e soprattutto non avendo, a differenza di altri Stabili come Milano e Torino, spazi pienamente sfruttabili: l’India soffre di inaccettabili condizioni limitative tecniche e urbanistiche che vogliamo migliorare rapidamente; e il passaggio di proprietà del Valle è vittima di lente nevrosi burocratiche che ci penalizzano».

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La prima nota dolente riguarda infatti le sedi del Teatro di Roma che, pur rientrando nei criteri imposti dal D.M. Franceschini, opera nel concreto solo su un complesso (Argentina) pienamente funzionante, più “mezzo”: l’India (struttura ex industriale), particolarmente svantaggiata da ristrutturazioni mal realizzate o lente, scoraggiante difficoltà di raggiungimento senza mezzi privati e assenza di servizi aggiuntivi. Questo rende ancora più scottante l’emergenza del recupero del Teatro Valle, necessario per meglio gestire una programmazione di lunghe teniture, numerose ospitalità e produzioni: «Il Valle è fondamentale – ha sottolineato Calbi -, e lavoriamo con forte determinazione affinché venga stabilita l’assegnazione definitiva al Teatro di Roma. Per ora abbiamo raccolto la parola del direttore dello spettacolo dal vivo Cutaia, con l’impegno di sveltire i tempi di affido e destinazione di 3mln di euro tra Campidoglio e MiBACT. Ma per ora lo stallo burocratico prosegue: aspettiamo la formazione di un tavolo tecnico che concluda il trasferimento e definisca i lavori di messa a norma».

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Seconda nota dolente: i prelievi fiscali sui contributi pubblici in relazione ai consumi intermedi (costi di gestione): cioè, tradotto in cifre, significa che l’incremento contributivo netto del 2015, rispetto al 2014, è di appena 40mila euro. Un “balzello”, quello del MEF al MiBACT, che risulta particolarmente salato per il Teatro di Roma: «È una tassazione ai limiti del grottesco – ha commentato il Direttore – che speriamo venga presto superata, soprattutto considerando che non possiamo beneficiare dell’art bonus (esclusivo per fondazioni lirico-sinfoniche e teatri di tradizione, ndr) anche se gestiamo un teatro antico come l’Argentina. Abbiamo urgente bisogno di un trattamento ministeriale contributivo equilibrato, come avviene per gli altri teatri pubblici».

E nonostante le tante criticità, alle quali si sommano le ristrettezze della spending review (che coinvolge soprattutto il personale sottodimensionato), il 2015 si chiude positivamente, di molto. A fronte di un’offerta artistica 15/16 trasversale, la cui sensibile attenzione va agli autori contemporanei (anche stranieri), ben 57 su 82 titoli totali, si associa un bilancio in pareggio: +49,94% di spettatori paganti (con una occupancy complessiva del 70%) e affluenza a eventi gratuiti (boom di partecipazioni agli omaggi a Ronconi, Eduardo, Pasolini e ai molti cicli ed eventi culturali); 690 le alzate di sipario; crescono del 70,44% le vendite di abbonamenti e biglietti online, e del 65,50% i ricavi al botteghino. Cifre che denotano uno sforzo assai notevole, e che spaventano in termini di prolungata resistenza futura, perché il persistere dell’attuale inadeguato sostegno contributivo istituzionale e strutturale – maggiori fondi e riapertura del Valle sono vitali -, non può che alimentare un prevedibile, assurdo rischio d’implosione.

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