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L’intelligenza artificiale e la Generazione Z: tra curiosità e diffidenza

L’intelligenza artificiale entra sempre più nella vita della quotidiana, ma insieme all’uso cresce anche il disagio: tra lavoro, università e opinione pubblica si apre una frattura sempre più evidente.

L’intelligenza artificiale e la Generazione Z: tra curiosità e diffidenza
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24 Maggio 2026 - 19.20 Culture


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Che impatto avrà l’intelligenza artificiale sul futuro? È una domanda che la Generazione Z non si limita più a osservare da lontano, ma che inizia a vivere sulla propria pelle.

Negli Stati Uniti, la Walton Family Foundation, GSV Ventures e Gallup hanno intervistato 1.572 giovani tra i 14 e i 29 anni. Il dato più evidente non riguarda solo l’opinione sull’IA, ma il suo cambiamento: nell’ultimo anno il consenso verso questa tecnologia è sceso del 14%, mentre crescono sentimenti come rabbia e diffidenza.

Eppure, l’uso non si è fermato: il 51% dei giovani della Generazione Z dichiara di utilizzare regolarmente chatbot e strumenti basati sull’intelligenza artificiale. Un rapporto quindi tutt’altro che interrotto, ma sempre più complesso. Le prime crepe emergono proprio nel modo in cui questa tecnologia viene percepita, soprattutto quando esce dallo schermo ed entra nei contesti reali. Come accaduto durante la cerimonia di laurea dell’Università dell’Arizona, dove l’intervento di Eric Schmidt, ex CEO di Google, è stato accolto da fischi e contestazioni nel momento in cui ha affrontato il tema dell’IA.

I dati del sondaggio mostrano un quadro emotivo in trasformazione: il consenso si ferma al 22% (-14 punti), la speranza scende al 18% (-9), mentre la rabbia cresce fino al 31% (+9). L’ansia resta invece stabile e coinvolge il 42% degli intervistati. Numeri che non descrivono solo opinioni, ma una sorta di oscillazione emotiva collettiva.

Nel mondo del lavoro, la frattura appare ancora più evidente; una parte significativa dei giovani già occupati ritiene che i rischi dell’intelligenza artificiale superino i benefici, mostrando meno fiducia nei sistemi automatizzati rispetto ai processi completamente umani. Allo stesso tempo, quasi la metà degli studenti dichiara di voler comunque acquisire competenze legate all’IA, considerandola una competenza inevitabile per il futuro. È qui che emerge la contraddizione più interessante: diffidenza e necessità convivono nella stessa generazione. Da un lato chi vede l’IA come una minaccia concreta sul lavoro, dall’altro chi la considera uno strumento da padroneggiare per non restare indietro.

Questa tensione si è riflessa anche nelle università statunitensi, dove diversi discorsi di fine anno sono stati interrotti da reazioni negative nel momento in cui veniva citata l’intelligenza artificiale, quasi fosse un tema capace di dividere immediatamente l’aula.

Durante uno di questi interventi, Eric Schmidt ha cercato di leggere proprio quella reazione: “Capisco quella paura, è razionale ed è amplificata ogni giorno da algoritmi che hanno imparato che la paura attira i clic e che l’ansia guida il coinvolgimento” ha detto dopo aver descritto l’impatto dell’IA su ogni professione. Le contestazioni sono arrivate subito dopo.

Situazioni simili si sono verificate anche alla Florida Central University, dove la dirigente immobiliare ed ex studentessa Gloria Caulfield ha provato a inquadrare l’IA come “la prossima rivoluzione industriale”. La sua osservazione è stata accolta da fischi, seguiti però da applausi quando ha ricordato un tempo in cui questa tecnologia non occupava ancora un ruolo centrale nella vita quotidiana.

Secondo il filosofo Luciano Floridi, l’intelligenza artificiale non va letta solo come uno strumento, ma come un cambiamento strutturale paragonabile a una nuova fase dell’industrializzazione. Una trasformazione che non riguarda soltanto la produzione o il lavoro, ma il modo stesso in cui organizziamo e interpretiamo la realtà.

Ed è forse qui il punto centrale: l’IA non divide solo le opinioni, ma anche le emozioni. Non è più soltanto una tecnologia da valutare, ma un terreno instabile su cui una generazione intera sta cercando di capire come stare in piedi.

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