Bob Wilson: amo gli animali, la cultura afroamericana e vi presento il mio “Libro della giungla” | Giornale dello Spettacolo
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Bob Wilson: amo gli animali, la cultura afroamericana e vi presento il mio “Libro della giungla”

Il regista nordamericano parla del suo adattamento della fiaba di Kipling alla Pergola di Firenze: “Mi identificherei con un cervo. Ma ho visto la distruzione della natura in Amazzonia e nel Borneo”

Bob Wilson: amo gli animali, la cultura afroamericana e vi presento il mio “Libro della giungla”
"Il libro della giungla" di Bob Wilson. Foto Lucie Jansch
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Stefano Miliani Modifica articolo

29 Gennaio 2022 - 19.20 Globalist.it


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Bob Wilson ama gli animali; se dovesse identificarsi si sentirebbe un cervo; è preoccupato dalla distruzione delle foreste dopo aver visto cosa accade in Amazzonia e nel Borneo; tra i tanti riferimenti del suo teatro fatto di immagini, movimenti calibrati al millimetro e scenografie purissime colloca anche Matisse; ama la cultura afroamericana.
Il regista, scenografo, artista visivo nato a Waco in Texas nel 1941 porta in esclusiva italiana al Teatro della Pergola di Firenze da martedì 3 a domenica 6 febbraio il suo Jungle Book, adattamento dal libro della giungla di Rudyard Kipling. Lo spettacolo ha più di una particolarità, a partire alle musiche del duo bizzarro e geniale delle Cocorosie. Figurano come logico personaggi Mowgli, la pantera Bagheera, l’orso Baloo, la tigre Shere Khan (che il ragazzo adottato dai lupi qui ucciderà) ma chi ha visto il cartone animato di Disney non parta da lì, fu una trasposizione e quale romanzo e spettacolo differiscono molto dal film, pur se Wilson confessi di ritenere “un genio” il padre di Topolino e compagnia a fumetti e cartoon.

“Parlare anche al bambino nel pubblico”
Il regista parla in una conferenza stampa online a un drappello di giornalisti. “Nel mio lavoro, che è improntato sulla filosofia zen, è importante pensare al bambino nei protagonisti e parlare anche al bambino nel pubblico”, dice rispondendo a una domanda sul suo rapporto con l’infanzia, dacché qui si tratta di una fiaba. “Baudelaire diceva che il genio non è altro che l’infanzia ritrovata. Ho portato Salomè alla Scala e se, quando porta la testa di Giovanni, vediamo in lei la bambina ci commuoviamo in modo diverso”.

“Il libro della giungla” di Bob Wilson. Foto Lucie Jansch

“Ero in una stanza con una pantera nera”
Cosa lo attrae negli animali? Lo domanda una cronista. “Se lo sapessi … Sono presenti nelle mie produzioni e produzioni fin dai primi lavori, è un mio tratto distintivo, si impara molto da loro”. Bob Wilson ricorda che suo padre con amici lo portavano a caccia di cervi, lui odiava andare a caccia, non sopportava i fucili, però imparò l’arte di osservare nel silenzio dei boschi. “Guardare animali è, credo, parte della mia firma. Come ti guarda una pantera nera? Ho fatto un video di 21-22 minuti con una pantera nera non in gabbia ma su un tavolo in una stanza e un gruppo di tecnici. Quando eravamo lì nessuno di noi si muoveva, siamo rimasti immobili. Un attore tedesco disse una volta che un buon attore è come un orso, non si muove mai per primo. Ed Ezra Pound quando era in prigione a Pisa disse che esiste una quarta dimensione, è l’immobilità e il potere sulle bestie feroci, selvagge”.  

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“Ho visto la distruzione della natura in Amazzonia e nel Borneo”
Dagli animali della giungla di Kipling all’Amazzonia in pericolo il passo è breve. “Ho visto la distruzione della natura, le minacce per gli animali, ci ho pensato molto lavorando al Jungle Book – dice ancora il regista nordamericano – Ma non cerco di cambiare il mondo, un artista pone domande, l’interpretazione spetta al pubblico e alla lunga ai filosofi. Importante è tenere una mente aperta che può riflettere. E non impongo al pubblico cosa penso e le cose su cui rifletto”.  

I ritagli di Matisse, le danze balinesi
Il teatro di Wilson è visivo, nel senso che le immagini, le luci, i suoni, hanno un ruolo preminente, spesso rispetto alla parola. Lui è anche un artista visivo e lo dimostrò una bella mostra tra 2018 e 2019 a Villa Medici a Roma dove abbondavano i rimandi alla storia dell’arte. Per il suo Libro della giungla si è ispirato a qualche artista o movimento? “Devo dire che non mi sono ispirato a un periodo specifico. Quando ero molto giovane scoprii Matisse e le sue composizioni con ritagli. Dopo aver visto le sue opere ho provato a fare composizioni ritagliandole e forse avevo in mente questo quando ho lavorato al Jungle Book: avevo fatto ritagli a triangoli per disegnare l’erba. L’immagine mi è rimasta in testa dall’infanzia e l’ho inserita. Ma nel mio lavoro ci sono tantissime influenze: ho lavorato in Medio ed Estremo oriente, in Iran, in Brasile, in Mali, ho visto il teatro Nō giapponese, le danze balinesi, tutte queste culture hanno contribuito a creare il mio linguaggio, il mio teatro non sarebbe quello che è oggi senza quelle esperienze”.

“Il libro della giungla” di Bob Wilson. Foto Lucie Jansch

“Amo la cultura afroamericana”
Un giornalista domanda: la storia di Mowgli accolto dagli animali “è anche grande metafora dell’inclusione. Alla luce della sua infanzia e adolescenza in un Texas di segregazione razziale, quanto questa parte della vita ha influenzato il suo Libro della giungla?”. La risposta è indiretta. “Questo aspetto è molto importante. Sono cresciuto con un ero che lavorava per mio padre. Diventammo amici anche se allora era impossibile camminare insieme per strada. Quando lasciai Waco persi i miei contatti. Molti anni dopo su un taxi a Los Angeles l’autista ascoltava alla radio musica afroamericana, che mi è sempre piaciuta molto come la cultura afroamericana, e lui mi chiese se mi ricordavo di lui. Risposi di no. Era quel vecchio amico, si chiamava Leroy. Gli dissi che era bello rivedersi dopo 35 anni e che ero sempre stato attratto da quella musica come se fossi stato nero e lui rispose: “Chi ti ha detto che non lo sei?”.

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Uno spettacolo per adulti e bambini
Come segnala la nota stampa, il Jungle Book di Wilson è un progetto avviato dal Théâtre de la Ville di Parigi, coprodotto dalla Pergola, presentato in anteprima mondiale al Grand Théâtre du Luxembourg il 26 aprile 2019. Partecipano più istituzioni teatrali europee ma tra il teatro parigino e quello fiorentino si è creata un’alleanza che ha già visto andare in scena Isabelle Huppert in uno spettacolo sempre di Wilson sia nella capitale francese che nella città toscana.
Jungle Book è uno spettacolo di 75 minuti in un atto unico con performer e musica adatto tanto agli adulti come ai bambini e con le Cocorosie (sono Sierra e Bianca Casady) nel ruolo di co-autrici anche dei testi.

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