“Sentiamo il Pontormo vicino per la libertà dei suoi colori” | Giornale dello Spettacolo
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“Sentiamo il Pontormo vicino per la libertà dei suoi colori”

Impeccabile mostra monografica alle Scuderie del Quirinale a Roma con molti dipinti del manierista fiorentino. Tranne il dubbio su un prestito. Cosa dicono i co-curatori Falciani e Capretti

Pontormo Pietà Santa Felicita
Pontormo, visitatori e particolare della “Pietà (Trasporto di Cristo)”, comunemente detta “Deposizione”, cappella Capponi, chiesa di Santa Felicita a Firenze, nella mostra “Pontormo” alle Scuderie del Quirinale a Roma. Foto Stefano Miliani
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Stefano Miliani Modifica articolo

11 Ottobre 2026 - 19.13


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Un videoartista capace di visioni poetiche quale il nordamericano Bill Viola, a Firenze nei primi anni ‘70 davanti ai cromatismi abbaglianti della “Pietà” del Pontormo nella Cappella Capponi nella chiesa di Santa Felicita, si domandò cosa avesse fumato il pittore nato come Jacopo a Pontorme presso Empoli nel 1494 e morto nella città dei Medici nel 1557. Quei rosa, azzurri, blu, gialli artificiali su un astratto fondo monocromatico a Viola sembravano stimolati da sostanze lisergiche.
Achille Bonito Oliva, nel suo illuminante saggio del 1976 “L’ideologia del traditore” interpreta il Manierismo con l’occhio contemporaneo, individua nel traditore chi che guarda il mondo il mondo e non lo accetta, vuole modificarlo e non agisce, perciò l’artista si rifugia nel suo spazio mentale, soffre una sorta di crisi esistenziale e ideologica e traduce una realtà inaccettabile in una pittura volutamente irrealistica.
Giorgio Vasari nelle “Vite” ne lodò le eccellenze e attaccò quelle che ritenne autentiche cadute negli affreschi della Certosa del Galluzzo dove avrebbe perso la retta via fiorentina a favore delle spigolosità della pittura germanica alla Dürer. Lo descrisse uomo “oltre ogni credenza solitario” che tirava su la scala perché nessuno lo disturbasse mentre lavorava, affetto da paturnie, “tanto pauroso della morte” da non voler “udirne ragionare”, pittore dagli esiti alterni, stravagante.

Era così? Perché cianciare del Pontormo? Perché alle Scuderie del Quirinale a Roma si tiene la mostra “Pontormo” dal 9 ottobre al 7 febbraio 2027 dove si evince che non era un uomo preso da manie e da una pittura bizzarra quanto un uomo che rispondeva con il pennello e con il disegno ai rivolgimenti di un’epoca turbolenta, tra gli anni della repubblica fiorentina affossata dai Medici, la peste, lo sconvolgente sacco di Roma del 1527. Né era un isolato o ai margini bensì un artista caro alla borghesia cittadina come ai vertici del potere mediceo.

I tre lunettoni affrescati di Andrea del Sarto, Pontormo e Rosso fiorentino all’inizio della mostra “Pontormo” alle Scuderie del Quirinale a Roma. Foto Alberto Novelli per le Scuderie

La rassegna conta circa 130 opere, principalmente dipinti e numerosi disegni che si vedono di rado o mai perché il disegno è materia delicata. Questa monografica è davvero tale. Con i dovuti confronti con Andrea del Sarto o il Bronzino è lui, Pontormo, il protagonista assoluto, non fa da specchietto per le allodole. La mostra è orchestrata magistralmente.
Con un unico grosso dubbio (senza avere una risposta certa) del vostro cronista: era indispensabile prestare a Roma la “Deposizione” come la chiamiamo impropriamente (o Pala Capponi, o Pietà) quando è l’elemento di forza di Santa Felicita? E la chiesa è in salute, non in restauro?
D’altro canto la fiumana di turisti lungo quelle vie e i fiorentini entrano solo in minima percentuale nella chiesa tra Ponte Vecchio e piazza Pitti e dove il dipinto si vede dietro una grata. E senza questa “Pietà” l’appuntamento romano avrebbe mancato uno dei due testi capitali, essendo l’altro la “Visitazione” di Carmignano inclusa nella sala finale.

Scandite in dieci sezioni per lo più cronologicamente salvo i ritratti, le opere si vedono con agio, non sono costipate. Chiari, sintetici senza essere sbrigativi e scritti in un corpo leggibile i pannelli esplicativi. Oltre agli Uffizi, i prestiti arrivano da Londra, la Francia o l’ “Alabardiere” dal Getty di Los Angeles. Corona il percorso la struggente “Visitazione” dalla chiesa di San Michele a Carmignano (Prato) tuttora chiusa perché in restauro. La rassegna vede le cure di Cristina Acidini, già soprintendente del capoluogo toscano e tra le principali studiose del ‘500 fiorentino. L’hanno affiancata storici dell’arte di sicura presa quali Elena Capretti, Philippe Costamagna, Bruce Edelstein, Carlo Falciani.
L’esposizione ne segue idealmente due tenute a Palazzo Strozzi a Firenze: una sull’artista e il Manierismo nel lontano 1956, l’altra del 2014 curata da Antonio Natali e da Falciani sul pittore di origine empolese e su un altro campione dei colori squillanti e delle impaginazioni ancora più ardite quale il Rosso Fiorentino.

La sala con i ritratti e teche con disegni nella mostra “Pontormo” alle Scuderie del Quirinale a Roma. Foto Stefano Miliani

“Quel che al Vasari risultava ostico, e perfino incomprensibile, è forse ciò che maggiormente tocca il cuore e la mente degli uomini d’oggi, abbagliati dalla cromia fantastica e astratta di quei panni”, scriveva Natali in un libretto del 2003 del Sole 24 Ore sulla “Deposizione”.
Perché oggi quei colori possono sembrarci in maggior sintonia con il nostro sentire? “Perché Pontormo ha sempre indagato il proprio io, la propria profondità, le proprie mutazioni di pensiero, di carattere, di sentimento – risponde a globalist.it Falciani – e questo è uno specchio per i secoli a venire. Nei nostri anni in cui ci sono un individualismo molto spinto e difficoltà a uscire da schemi imposti forse può servire riflettere su un artista che, pur essendo di corte, ha presentato sempre una libertà straordinaria nell’indagare sé stesso”. Davanti ai suoi cromatismi Bill Viola si domandò, scherzando, se aveva preso acidi: “Non solo lui, anche Pasolini con i suoi tableaux vivant nel film ‘La ricotta’ – ricorda lo storico dell’arte- In questo senso ha fatto da specchio a modernità ‘diverse’. Lui ha sempre spinto verso un’idea di grandissima libertà svincolata dagli schemi e questo, con la sua soggettività, ha sempre funzionato per la nostra contemporaneità”.

Come la vede Capretti? “Con questa mostra si spera che si possa comprendere meglio la sua figura e riportarla in un contesto storico. Penso che emerga il senso della sua libertà intellettuale, pur se non esce mai da Firenze ed è legato al potere costituito dei Medici. Lui difende questa libertà attraverso il colore, attraverso un’indagine della forma. Spero che anche il pubblico possa vedere in maniera più disincantata artisti come lui rispetto a giganti del primo ’500 come Michelangelo, Raffaello, Leonardo, visti talvolta come troppo incombenti”.

Pontormo, “Cristo davanti a Pilato”, affresco staccato dalla Certosa di San Lorenzo al Galluzzo (Firenze) e restaurato, nella mostra “Pontormo” alle Scuderie del Quirinale a Roma. Foto Stefano Miliani

L’avvio sul pittore amato da poeti come Mario Luzi e Antonella Anedda è illuminante e a effetto con tre enormi lunettoni ad affresco da Santissima Annunziata a confronto (Andrea del Sarto, i giovani Pontormo e Rosso Fiorentino). Tra le prelibatezze figurano quattro dei cinque affreschi staccati della Certosa del Galluzzo, il convento poco a sud di Firenze nel quale il pittore riparò nel 1523 con il Bronzino per sfuggire alla peste in città, purtroppo luogo molto meno visitato di quanto meriti: le pitture sono state restaurate con il sostegno sempre efficace dell’associazione Friends of Florence.

La “Deposizione” di Santa Felicita viene proposta in una ricostruzione della Cappella con i medaglioni dei quattro evangelisti alto sopra la pala d’altare; alle sue spalle non fatevi sfuggire l’accostamento inedito di “Venere e Cupido” del Pontormo su cartone di Michelangelo affiancato ai lati da un Dante e da un Petrarca dipinti del Bronzino: erano opere destinate alla camera del committente antimediceo Piero Bettini. Sennonché il duca Alessandro de’ Medici costrinse il Pontormo a consegnargli la sua raffigurazione mitologica sottraendola al Bettini. Perciò Michelangelo, che era avverso al duca, ruppe l’amicizia con il pittore. Parimenti la sala dei ritratti fornisce una sequenza di capolavori e di introspezioni su uomini rinascimentali.

A sinistra il Ritratto allegorico di Dante e a destra quello di Petrarca del Bronzino (di collezione privata), al centro “Venere e Cupido” del Pontormo da un cartone di Michelangelo dalla Galleria dell’Accademia di Firenze. Ricomposizione ideale e inedita della camera dell’antimediceo Piero Bettini nella mostra “Pontormo” alle Scuderie del Quirinale a Roma. Foto Alberto Novelli per le Scuderie

Hanno promosso la mostra Ales (società con il Ministero della cultura quale socio unico), le Scuderie del Quirinale con le Gallerie degli Uffizi che hanno prestato molte opere tra cui, con merito, numerosi disegni (in conferenza stampa è stato detto scherzosamente che il museo è “saccheggiato” con il direttore del museo Simone Verde che è stato al gioco); questi enti hanno prodotto l’esposizione insieme alla casa editrice Electa la quale aveva partorito la prima idea e pubblica il catalogo di 384 pagine a 48 euro in libreria dal 20 ottobre che si propone come contributo scientifico con il saggio di Acidini, distribuito alla stampa, a fare da Cicerone sul senso della mostra.
Biglietto intero a 18 euro, under 30 a 12 euro, under 18 a 5 euro, gratuito sotto i 6 anni, più altre riduzioni.

Pontormo, particolare della “Visitazione”, dalla pieve di San Michele Arcangelo chiusa per restauri a Carmignano (Prato) della Diocesi di Pistoia nella mostra “Pontormo” alle Scuderie del Quirinale a Roma. Foto Stefano Miliani

A corredo, Santa Maria Antiqua nel Foro romano, nel parco archeologico del Colosseo e del Palatino, dall’11 ottobre al 6 febbraio 2027 proietta la commovente videoinstallazione di Bill Viola “The Greeting” ripresa dalla “Visitazione” pontormesca.

Le info nel sito delle Scuderie del Quirinale:
https://scuderiequirinale.it/exhibition/pontormo/

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