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Musica e poesia come antidoto alla solitudine: Mattia Braghero e le Consultazioni Musicali

Mentre la seconda ondata spazza l’Europa, il Teatro della di Firenze e il Théâtre de la Ville di Paris hanno rinnovato la loro collaborazione, per portare avanti il progetto delle Consultazioni

Musica e poesia come antidoto alla solitudine: Mattia Braghero e le Consultazioni Musicali

GdS

26 Novembre 2020 - 10.08


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di Giuseppe Cassarà

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Su cosa lascerà dentro di noi questo 2020 sarà scritto, e sarà detto (ed è già stato scritto, ed è già stato detto) tanto. Forse troppo. Più quest’anno sarà dietro le nostre spalle, maggior distanza avremo tra il nostro presente e questi mesi, più saremo in grado di mettere a fuoco cosa ci sta capitando. Ma prima di quell’agognato distacco, siamo dentro il virus.

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Dentro, letteralmente. Dentro le nostre case, sospesi, incerti. Soli, molti di noi. E una delle cure per la solitudine è sapere che qualcuno ci ascolta, fosse anche solo dall’altro lato di una cornetta telefonica.

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Lo scorso luglio, il Direttore del Teatro della Toscana Marco Giorgetti – in un’intervista in queste pagine – parlò delle Consultazioni Poetiche, in questi termini: “Il teatro è un bisogno umano che, nonostante l’incontro tra attore e pubblico sia la sua anima, riesce comunque a mantenere questo rapporto grazie, ovviamente, alla tecnologia”.

Mentre la seconda ondata spazza l’Europa, il Teatro della di Firenze e il Théâtre de la Ville di Paris hanno rinnovato la loro collaborazione, per portare avanti il progetto delle Consultazioni, che da poetiche diventano adesso musicali. Ogni martedì, giovedì e sabato, dalle 17 alle 19, si potrà ricevere un consulto. E dall’altro lato della cornetta troveranno i musicisti Letizia Fuochi, Massimiliano Larocca e Mattia Braghero, che ha partecipato anche alle prime consultazioni.

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Signor Braghero, come si svolgono le Consultazioni?

Il pattern è simile a quello della scorsa primavera: ci si iscrive sul sito e si chiama, raccontando a uno di noi artisti come ci si senta, dove ci si trovi. Una chiacchierata che termina con un brano, o tratto da un repertorio, oppure improvvisato. Cerchiamo di scegliere dei pezzi che ricalchino lo stato d’animo di chi ha chiamato, oppure che lo distragga, che lo tiri su.

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E cosa vi sentite dire? In altre parole, come stanno le persone?

 Non è possibile fare un discorso generale, perché ognuno affronta questa seconda ondata come meglio può. Una cosa, però, è certa: questa volta tutti sono più demoralizzati, più stanchi. La situazione ha amplificato le nostre sensazioni, nel bene e nel male: c’è chi la prende con filosofia, e c’è l’ansia, la paura, che molti ingigantiscono. È molto varia anche la gamma d’età: riceviamo chiamate da bambini e anziani, ogni consultazione è un mondo a sé.

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La figura dell’artista e quella del terapeuta sono molto simili, in questo caso?

Sì e no: noi siamo artisti, non medici, e dobbiamo fare molta attenzione a non confondere le due cose. Ma di certo in comune c’è l’ascolto, e il tentativo di donare un sollievo, un conforto, ma anche un punto di vista. Le persone hanno bisogno di parlare.

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Come la vivete voi artisti?

Personalmente, è un’esperienza ricchissima, un esercizio di incredibile umanità. Ci immergiamo in realtà ogni volta diverse, che toccano diverse corde. Sono sempre molto grato alle persone che chiamano, perché mi permettono di affacciarmi a una piccola finestra sul loro mondo, e di conseguenza crescere. C’è chi ti sorprende, per il modo di affrontare questo momento, c’è chi ti regala nuove prospettive sul dolore, sulla solitudine. Ogni consultazione è sempre un motivo di contatto, di ritrovata umanità.

C’è bisogno di mantenere attivo questo legame tra artista e pubblico? Quasi una sorta di responsabilità ‘civile’?

Il teatro, nella storia, ha sempre avuto un ruolo sociale, si è andato perdendo ma ora lo stiamo svelando in tutta la sua potenza. Il teatro dimostra l’essere umano da dentro. Ti permette di entrare in contatto con le emozioni che reprimi.

Sicuramente per me in questo momento storico è importante che ci sia un modo per accedere alla bellezza e alla poesia. Un modo diverso, certo, ma possibile. La televisione non può essere l’unico accesso culturale, per quanto ci siano cose belle e interessanti. Esiste anche altro, esiste il contatto. Il contato umano è una componente fondamentale del teatro e siamo già abbastanza distanziati a livello fisico. Il teatro è una necessità, e noi artisti dobbiamo farcene carico.

Cosa si intende per ‘prescrizione poetica?’

Alla fine di ogni consultazione lasciamo a chi ha chiamato il testo della canzone, e la canzone stessa, con allegata una prescrizione che può essere disparata, a seconda di quello che ci raccontiamo durante la telefonata: prescriviamo al ‘paziente’ di usare quel testo, in momenti diversi all’interno della giornata in situazioni diverse. Un modo per ricordare quel che ci siamo detti, per ritrovare quel sollievo, se c’è stato.

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