«Mina non ha eguali»: chi ha suonato con la cantante la racconta per i suoi 80 anni

Il 25 marzo è il suo compleanno. Nel 1978 si ritirò dalle scene. Da Ricky Gianco a Franco Fabbri e altri, come la descrivono dei collaboratori di lunga data

Mina

Mina

GdS 23 marzo 2020
di Giordano Casiraghi

C’è una data da ricordare: 23 agosto 1978, quando, alla Bussoladomani di Lido di Camaiore, Mina porta in scena quello che diventerà il suo ultimo spettacolo e di conseguenza la sua ultima apparizione pubblica. Da quella serie di concerti ne venne estratto un doppio album dal vivo con alcune delle sue più acclamate canzoni, tra queste «Ancora ancora ancora» su testo di Malgioglio, «Grande grande grande» di Testa-Renis, oltre a un medley di canzoni firmate da Mogol-Battisti: «Emozioni», «Ancora tu», «Sì viaggiare» e «I giardini di marzo». Nel repertorio anche un paio di canzoni di Ivano Fossati, «Stasera io qui» e «Non può morire un’idea». E proprio con Ivano Fossati, la cantante ha inciso l’ultimo suo album uscito pochi mesi prima del suo ottantesimo compleanno.

Nata a Busto Arsizio il 25 marzo del 1940, mai ferma, nonostante il ritiro dalle scene, Mina ha sempre coccolato i suoi numerosi fans dispensando album a ripetizione, uno all’anno e più spesso doppi, attraversando tutto il repertorio internazionale di classici americani come «Strangers in the night» di Sinatra nell’album «Catene» del 1984 e «Johnny B.Goode» di Chuck Berry in «Uiallalla» del 1989. Album a volte monotematici come «Mina quasi Jannacci» del 1977, «Mina canta i Beatles» del 1993, «Mazzini canta Battisti» del 1994, «Napoli» sulla canzone napoletana nel 1996, quindi «N.0» con le canzoni di Renato Zero nel 1999. Molti gli autori che hanno scritto per lei, molti quelli conosciuti, ma in ogni suo album Mina ha sempre cercato di favorire nuove firme. Chi non avrebbe piacere di scrivere un brano e vederlo pubblicato in un suo disco? Infatti, da sempre, a casa di Mina in quel di Lugano arrivano centinaia di nastri che lei stessa ascolta e seleziona.

Torniamo alla Bussola, il locale che Sergio Bernardini ha aperto in Versilia nel 1955 ospitando una serie considerevole di artisti, da Domenico Modugno a Ray Charles e Adriano Celentano. Il sodalizio tra la cantante e Bernardini risale agli anni Sessanta, come viene raccontato nel libro sul prestigioso locale, «Li abbiamo fatti cantare» di Marco Bernardini. Viene raccontato che Mina da ragazza lo frequentava già e a tarda notte, dopo lo spettacolo principale, era riuscita a esibirsi insieme ai suoi coetanei per farsi ascoltare da Sergio Bernardini che in tutta franchezza le consigliò di lasciar perdere e tornare agli studi.
Un giorno sarebbe rientrata in quel posto con tutti gli onori arrivando a pubblicare due album che ne attestano il passaggio: «Mina alla Bussola dal vivo» del 1968 e «Dalla Bussola» del 1972. E alla Bussola, quel mercoledì del 23 agosto 1978, Mina dà l’addio alle scene.

«Ho lavorato con lei allo studio di registrazione La Basilica a Milano dal 1969 al 1980 - ricorda Abramo Pesatori - poi la curia non ha rinnovato l’affitto e papà Mazzini ha trasferito tutto a Lugano. Con me c’era Nuccio Rinaldis che poi è andato a lavorare a Rozzano da Sciascia, io invece sono andato al CIP, il Centro Italiano Produzione cantanti di Alessandro Celentano. Alla Basilica è stata fatta la preparazione di quelle esibizioni alla Bussoladomani, il tendone che poteva accogliere migliaia di spettatori. Nell’occasione dovevamo registrare un video del concerto con un’azienda svizzera, la Polivideo, la stessa che era venuta a registrare il concerto del 1972. Mina, convinta da Sergio Bernardini e dal suo produttore Elio Gigante, si era prestata per la stagione estiva alla Bussola e per sancire l’evento si era pensato a una registrazione sia audio che video. Quello che poi è uscito su disco è in realtà una registrazione di prova che abbiamo realizzato due sere prima della data stabilita. Infatti la sequenza dei concerti programmati venne interrotta perché Mina si era ammalata. Io mi sono sempre occupato delle matrici dei dischi di Mina e alla Bussola la Emi ci aveva messo a disposizione la miglior attrezzatura, peccato che non esiste un dvd con le immagini del concerto perché la formazione che l’accompagnava era davvero notevole». Eccola la formazione: alle tastiere Nando De Luca, Alberto Mompellio, Aldo Banfi; alle chitarre Sergio Farina e Beppe Cantarelli; al basso Pino Presti e Mino Fabiano; all’armonica, chitarra e mandolino Bruno De Filippi;alle percussioni George Aghedo; alla batteria Walter Scebran e ai cori Lella Esposito, Miriam Del Mare, Marva Marrow, Wanda Radicchi.

«Sono stato contattato da Pino Presti che si è occupato della direzione artistica dell’orchestra - ci racconta Alberto Mompellio - mi conosceva perché mi aveva notato in tournée con Fabrizio De André, sapevo leggere la musica e questo favoriva il lavoro. A Bussoladomani eravamo in tre alle tastiere, io al piano Fender e minimoog, Aldo Banfi al polymoog e Nando de Luca al pianoforte. Avevo conosciuto Mina l’anno prima per la registrazione dell’album «Mina con bigné», quando è venuta in sala di incisione a La Basilica per cantare il brano «Tradirò» di Simon Luca a cui avevo collaborato per gli arrangiamenti». Mompellio, che aveva esordito nel gruppo Le Torri di Franco Battiato, avrebbe poi accompagnato dal vivo Milva per una ventina d’anni.

Particolarmente ricca la storia di Nando de Luca, autore dell’arrangiamento di «Azzurro» per Celentano, collaboratore per gli arrangiamenti di alcuni album di Jannacci con il quale era già in formazione ne I Cavalieri insieme a Luigi Tenco. Racconta de Luca: «Sono stato chiamato da Pino Presti per quei concerti a Bussoladomani. È stato un bel periodo, anche perché eravamo giovani e ci siamo divertiti con l’orchestra, tutti bravi musicisti. Passare un’intera stagione estiva al mare non era male. Peccato che si sia interrotta bruscamente, infatti dopo l’ultimo concerto di agosto avremmo dovuto farne un altro paio in settembre».

Anche lui tra i musicisti di quegli ultimi concerti a Bussoladomani, il chitarrista Sergio Farina avrà poi occasione di collaborare con Milva e Jannacci: «Per quei concerti abbiamo prima fatto prove presso La Basilica, la sala di incisione della PDU di Mina. Con lei ho poi partecipato a numerosi dischi, andavo a Lugano almeno una volta l’anno. Ci trovavamo con altri musicisti, tra questi Ellade Bandini alla batteria e Massimo Moriconi al basso. Una volta che ero là per registrare, Mina mi ha chiesto se avessi un brano da proporre per inserirlo nell’album «Sorelle Lumiere» del 1992. Gli ho portato «La follia» e poi, prima che finissero le registrazioni, me ne ha chiesto un altro. Ricordo che direttamente lì, in sala d’incisione, ho preparato il provino di «Quando finisce una canzone», finito anch’esso nell’album. Di entrambi i brani ho curato gli arrangiamenti. Un giorno, quando ancora abitava a Milano, vicino alla Fiera Campionaria, Mina mi ha chiesto di insegnarle a suonare la chitarra. Diciamo che la cosa è andata avanti per un mese. Tornando ai concerti di Bussoladomani, sempre al colmo della capienza, prima di salire sul palco Mina mostrava una certa tensione, poi appena si avvicinava al microfono tutto si scioglieva e lei diventava padrona della scena. Ho collaborato con tante altre artiste, ma per me resta la migliore. L’ho vista capace di ogni cosa, come quando sotto la guida del maestro Gianni Ferrio costruiva con naturalezza le armonizzazioni a più voci».

Tra gli artisti che hanno avuto occasione di suonare per Mina c’è Paolo Tomelleri, già partecipe della Milan College Jazz Society e poi attivo in sala di registrazione per Enzo Jannacci e Adriano Celentano: «Ho visto Mina la prima volta a un Festival del Palazzo del Ghiaccio nel 1959. Sempre quell’anno lei è venuta a vederci a Le Grotte del Piccione a Roma, dove suonavamo come I Cavalieri. È lì che abbiamo girato alcune scene del film «La notte brava» dove noi suoniamo «Arrivederci». Quella volta, mentre suonavamo, mi ha fatto una caricatura su un foglietto che poi mi ha regalato e che ancora conservo. Insieme a Bruno De Filippi, che per lei ha scritto «Tintarella di luna», e i fratelli Ratti l’abbiamo accompagnata nella trasmissione «Alta pressione». Poi sono stato a Lugano per partecipare alla realizzazione di un un paio di suoi album nei primi anni Ottanta, uno curato da Vittorio Bacchetta e l’altro da Celso Valli».

Tra i personaggi che hanno scritto canzoni per Mina c’è un giovane Ricky Gianco: «Si, ero molto attratto dai Beatles a quei tempi, siamo solo nel 1964, e da loro ispirato insieme a Gian Pieretti ho scritto «È inutile» che Mina ha inciso come singolo. Successivamente per il suo album «Sì, buana» del 1986 ha cantato un’altra mia canzone, «Un cucchiaino di zucchero nel tè», scritto con Gianfranco Manfredi».

In occasione del compleanno erano stati programmati molti avvenimenti. Uno di questi ce lo racconta il musicologo Franco Fabbri, già cantante e chitarrista nel gruppo Stormy Six: «Era in programma una conferenza di due giorni all’Università di Torino. Io ero nel comitato scientifico, ma è stata rimandata a ottobre. Si trattava di un grosso avvenimento con il concorso di vari dipartimenti, con settori di studio su musica, cinema e teatro. Si doveva intitolare «Mina, la voce del silenzio: presenza e assenza di un’icona pop». Per me Mina ha rappresentato molto, ero giovane e si cresceva con le sue canzoni. Lei ha fondato un genere che è quello della canzone sofisticata, termine coniato 40 anni fa. Ripercorrendo la sua carriera mi sono reso conto che alcuni presupposti non sono così fondati. Per esempio, il fatto che Mina sia intonatissima e tecnicamente brava fin dall’inizio non risponde a verità. Basterebbe ascoltare le canzoni dei primissimi dischi per capirlo. Era brava ma anche incerta in alcune interpretazioni, poi è indubbiamente cresciuta e dopo il successo di «Il cielo in una stanza» è stata costruita su di lei l’immagine della super virtuosa, messa ancor più in luce dalla famosa canzone «Brava». Voglio dire che la sua bravura è stata conquistata e questo vale come merito. Anni fa ho avuto occasione di curare un libro su Mina insieme a Luigi Pestalozza. Un libro a più autori dal titolo «Mina, una forza incantatrice» dove hanno partecipato Roberto Leydi, Adriano Guarnieri, il sociologo Paolo Prato, Edoardo Sanguineti, Roberto Favaro e Mario De Luigi che aveva un rapporto personale con Mina».

Altra data importante: 23 aprile 1972, Mina ospita Lucio Battisti nella sua trasmissione televisiva del sabato sera. Poco meno di dieci minuti che restano nella storia della televisione italiana. In coppia cantano una sequenza a forma di medley, da «Insieme» a «Mi ritorni in mente», «Il tempo di morire», «E penso a te», «Eppur mi son scordato di te» ed «Emozioni». Nel gruppo di accompagnamento alla batteria c’è Gianni Dall’Aglio: «Non immaginavamo certo che a distanza di quarant’anni saremmo stati qui ancora a parlarne. Ricordo che sono stato convocato dalla segretaria della Numero Uno, la casa discografica di Lucio. Mi ha detto che occorreva andare a Roma con il treno notturno Milano-Roma. Ci siamo trovati al binario noi musicisti convocati, ovvero Massimo Luca alla chitarra acustica, Angelo Salvador al basso, io alla batteria, Gabriele Lorenzi alle tastiere ed Eugenio Guarraia alla chitarra. Lucio era già sul treno che ci aspettava per le prove, ancora non sapevamo che avremmo dovuto accompagnare non solo lui ma anche Mina. Mina che ha mostrato una capacità formidabile, nonostante avessimo provato frettolosamente con lei poco prima dell’entrata in scena. Noi eravamo stati scelti da Battisti che ci ha presentato così: «Ho portato con me cinque amici da Milano».

Infine Livio Macchia dei Camaleonti, raggiunto telefonicamente come per tutti gli altri contributi raccolti: «Mina è la più grande delle cantanti e noi come gruppo siamo andati a vederla in uno dei suoi concerti a Bussoladomani. È capitato in un periodo che suonavamo anche noi da quelle parti. Mina ha dimostrato di essere in grado di rinnovare il suo repertorio. Si è affidata a vari arrangiatori, tra questi ricordo Detto Mariano. Suo è l’arrangiamento di «Insieme» che sulle prime aveva lasciato perplessa Mina, poi invece è diventata una delle sue canzoni meglio riuscite».