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Franco Fabbri: «Non ci intimidiscono, il 25 aprile cantiamo “Stalingrado” dai balconi»

Per la Liberazione il musicista interpreta il brano con il coro R’esistente del Pratello: «I Salvini e La Russa ci sentiranno. Il virus? A Milano è arrivato prima di Natale»

Franco Fabbri: «Non ci intimidiscono, il 25 aprile cantiamo “Stalingrado” dai balconi»

GdS

23 Aprile 2020 - 15.01


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di Giordano Casiraghi

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Da decenni attento studioso dei fenomeni musicali, Franco Fabbri è stato in pianta stabile nel gruppo degli Stormy Six come chitarrista, cantante e compositore di varie canzoni. Con loro, nel lontano 1967, era a ruota come «spalla» alla tournée italiana dei Rolling Stones. Da anni la sua attività di docente si è intensificata, come anche la pubblicazione di libri su vari fronti dello spettacolo e della popoular music, genere in cui viene considerato uno dei massimi conoscitori al mondo. Per la sua attività di organizzatore di cultura Fabbri ha ricevuto il massimo riconoscimento all’edizione 2019 del Premio Tenco.
Nel 1975, per la Cooperativa L’Orchestra di cui è stato presidente, è stato pubblicato «Un biglietto del tram», l’album capolavoro degli Stormy Six da cui emerge su tutte la canzone «Stalingrado» che riecheggia nell’aria a ogni 25 aprile.

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Una «Stalingrado» cantata dai bambini per il 25 aprile, come è successo?
Si tratta di bambini che fanno parte di un coro collegato con un circolo Anpi di Bologna, il coro R’esistente del Pratello. Qualche tempo fa mi hanno chiesto di fornirgli una registrazione di «Stalingrado» in modo che ci potessero cantare sopra. Nelle intenzioni sarei dovuto andare a Bologna a cantare con loro, ma poi tutto si è bloccato. Ho registrato questa versione per voce e chitarra e loro hanno montato questo filmato, facendo cantare i bambini uno per uno a casa propria.

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Cosa possiamo fare per questo 25 aprile anomalo?
Far comunque sentire la nostra voce senza farci intimidire, perché qualcuno ci prova, ma il risultato sarà ben diverso da quello che vorrebbero Salvini, La Russa e compagnia bella. Canteremo dai balconi non potendo farlo dalle strade.

Ci si mobilita, anche Carlin Petrini di Slow Food ha messo in moto una festa virtuale per «scendere in piazza». Sei stato contattato?
No, ma ci saranno mie canzoni che ho registrato per lo stesso scopo per un circolo Anpi di Roma ai quali ho inviato registrazioni video che caricheranno sui social.

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Cosa avevi in programma che invece ti ha bloccato?
Molte cose le avrei comunque fatte stando in casa, come lavorare a delle musiche e scrivere testi, oppure fare delle lezioni. Infatti ho continuato a farle da casa in streaming con il Conservatorio di Parma ho appena finito le lezioni che andavano avanti da novembre, poi c’è l’Università di Milano e altre scuole con le quali proseguo con ore di lezioni da casa. Le cose bloccate riguardano convegni a cui abitualmente vengo chiamato a dire la mia come musicologo. Per esempio all’Università di Torino ci sarebbe stato un importante appuntamento riguardante gli ottant’anni di Mina, poi altri convegni all’estero, tutti cancellati per problemi logistici.

Hai anche un impegno con trasmissioni alla Radio Svizzera, continuano?
Sì, continuano, via rete o al telefono. Nella settimana del 15 maggio tutti i pomeriggi dalle 16 alle 16,30 sarò in onda con una rubrica che si chiama «La recensione», sulla Rete 2 della Radio Svizzera: recensirò album recenti. Oltre ad altri interventi, che riesco a registrare avendo migliorato la mia attrezzatura domestica.

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Come sta affrontando il paese Italia questo periodo di coronavirus?
Ci sono alti e bassi. Finora il comportamento delle persone è stato encomiabile, tutti si sono adeguati alle limitazioni consigliate, tranne qualche eccezione. Ma le informazioni che si ricevono sono spesso contraddittorie. Un aspetto che è stato sottovalutato, e di cui ogni giorno ricevo conferme, è che in realtà questa epidemia è arrivata in Italia molto prima di quando si sono creati i blocchi. Leggevo che anche Lukaku dell’Inter ha detto la stessa cosa. A Milano è arrivata prima di Natale, conosco varie persone che hanno avuto strane influenze e polmoniti e qualcuno è anche morto prima dell’Epifania. Di questo i giornali non parlano, ma è un dato importante, perché significa che l’epidemia si è diffusa in un momento in cui non c’era alcun controllo, altro che paziente numero uno e quei due poveri turisti cinesi arrivati in Italia e poi ricoverati a Roma. Il virus è arrivato molto prima, almeno a dicembre.

Dove si è sbagliato?
È mancato il raccordo con i medici di famiglia, con l’assistenza medica di base. Ci si dimentica, ma tempo fa c’era stata un’operazione della Regione Lombardia per limitare il ruolo dei medici di famiglia, per cui i pazienti cronici avrebbero dovuto scegliere se passare a essere curati direttamente in centri privati. È arrivata anche a me la lettera da firmare, ma per fortuna non l’ho fatto, come credo anche altri.

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