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L'Arena di Verona contro i femminicidi: un posto vuoto in platea con 32 rose rosse

"Vogliamo ricordare le donne uccise dai loro compagni dall'inizio dell'anno - spiega Cecilia Gasdia, sovrintendente - in occasione della Carmen, il più famoso femminicidio della storia"

L'Arena di Verona contro i femminicidi: un posto vuoto in platea con 32 rose rosse

GdS

21 Giugno 2018 - 16.07


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Un posto lasciato vuoto in platea e su di esso un mazzo di 32 rose rosse, una per ogni vittima di femminicidio in Italia dall’inizio dell’anno. E’ il modo scelto dall’Arena di Verona per ricordare le donne uccise dai loro compagni in occasione della prima del Festival lirico. Ad aprire la rassegna venerdì sera, 22 giugno, sarà la Carmen di Bizet, “il più famoso femminicidio della storia” come ha voluto ricordare Cecilia Gasdia, ex cantante lirica, prima donna sovrintendente della Fondazione Arena.
“L’Arena e l’opera – ha evidenziato Gasdia – sono parte della società moderna e per questo, in punta di piedi e con rispetto, abbiamo pensato di ricordare e denunciare questo grave fenomeno in occasione della prima rappresentazione. Sono già tragicamente arrivate al numero di 32 le donne uccise dai compagni nel solo 2018. Per questo lasceremo un posto vuoto e poseremo un mazzo di 32 rose rosse”.
La storia d’amore e di sangue di Carmen è quella di un femminicidio. Raccontata dalla novella di Prosper Merimee, nella Siviglia nel 1845 don Josè, brigadiere dei Dragoni, si innamora della zingara Carmen, e invece di condurla in carcere la lascia fuggire. Per questo viene degradato e si adatta ad una vita da contrabbandiere e brigante pur di stare accanto all’amata. Ma Carmen si invaghisce di un ‘picador’, Josè non riesce ad accettarlo e per questo la uccide.
La regia di Hugo de Ana ambienta la vicenda nel secolo successivo al libretto, negli anni Trenta del ‘900, per sottolineare la ricerca incessante di Carmen verso la sua indipendenza e libertà, che la porterà ad affrontare fino alla morte la prepotenza maschile e una società ostile al suo essere zingara, quindi diversa.

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