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Uri Caine, Franco D'Andrea e Tony Allen parlano la "Musica dei popoli"

Ha superato incertezze economiche e torna la rassegna fiorentina che fu tra le prime in Italia a esplorare i suoni dal mondo. In cartellone i pianisti jazz che suonano Monk e un padre dell'afrobeat di Fela Kuti

Uri Caine, Franco D'Andrea e Tony Allen parlano la "Musica dei popoli"

GdS

4 Novembre 2017 - 15.09


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“Musica dei popoli”, 41 edizioni fa, esplorava quella che allora veniva chiamata musica etnica o folk e la dizione world music ancora non esisteva. Il festival fiorentino organizzato dalla Flog (Fondazione Lavoratori Officine Galileo) e dal Centro Flog Tradizioni Popolari è arrivato caparbiamente alla 42esima volta incentrandola sul tema del viaggio e superando le incertezze economiche che colpiscono tante manifestazioni musicali e culturali e non davano per sicura l’edizione 2017. Mancarla sarebbe stato un peccato e un errore delle istituzioni se non la finanziavano.

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Dopo un paio di anteprime, il festival inizia lunedì 6 novembre con la prima di due serate dedicate a quel compositore e pianista unico e non solo nel jazz, Thelonious Monk, che nacque cento anni fa. Suona in un concerto da solo e di musiche monkiane al Teatro di Rifredi il pianista nordamericano Uri Caine cui segue, il 6 dicembre alla Sala Vanni, “conversations with Thelonious” insieme a un altro pianista jazz, Franco D’Andrea. Entrambi i concerti nascono da una proposta del Festival, come racconta la direzione artistica: «Abbiamo chiamato due dei più brillanti continuatori del verbo monkiano, due virtuosi straordinari che hanno ben presente la lezione di Thelonious ma trasportano la sua musica in nuovi territori sonori, due pianisti dotati di una personalità e un carattere propri, capaci di volare verso nuove vette ed esplorare nuovi orizzonti sonori. Gli abbiamo proposto di cimentarsi con le musiche di Monk e loro hanno di buon grado accettato la sfida».

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La rassegna vede il contributo del Comune di Firenze, di Città Metropolitana e il patrocinio della Regione Toscana. Iin calendario, oltre al Canzoniere grecanico salentino il primo dicembre, Cristina Donà il 9, il finale con gli scoppiettanti Terrakota e i Surealistas il 16 dicembre, spicca Tony Allen il 15 dicembre, batterista estremamente inventivo e compositore senza il quale, disse il campione dell’afrobeat e conterraneo nigeriano Fela Kuti, non sarebbe nemmeno esistito quel genere carico di ritmi intrecciati e complessi fra tradizione afro, funk, pop, e di una vitalità incredibile. E a 77 anni Allen, che diresse l’orchestra di Fela, è sempre attivo: dopo aver suonato con Damon Albarn (Blur), gli Air, Flea (Red Hot Chili Peppers), Paul Simonon (The Clash), Archie Shepp, le fulminanti Zap Mama, nel 2017 ha pubblicato due album: “The Source”, in stile afrobeat, e un tributo al batterista jazz Art Blakey e alla sua band, i Jazz Messengers.

Tutti i concerti si svolgeranno all’Auditorium Flog tranne la serate “It’s Monk time!”. Info 055 487145, www.auditoriumflog.it

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