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De Piscopo, il "Session man" che diede beat alla "napoletanità" di Pino Daniele

Intervista a Tullio De Piscopo, il grande batterista si racconta: dal blues al ricordo di Pino Daniele. Un artista completo e napoletano 'verace'

<picture> De Piscopo, il "Session man" che diede beat alla "napoletanità" di Pino Daniele </picture>

Stefano Pignataro

24 Agosto 2017


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Un artista completo di cui ogni sua rullata di batteria nasconde un aneddoto o un racconto della sua vita, varia e movimentata, sempre alla ricerca del bello e della perfezione stilistica. Tullio De Piscopo, cantante e batterista tra i più celebri ed apprezzati del Mondo, si è esibito a Pisciotta lo scorso 11 agosto nel concerto di chiusura dei festeggiamenti in onore del Santo Patrono Sant’Agnello Abate su invito del Comitato Festa e dei Responsabili Don Franco Giordano e Nicola Agresta.
Tullio De Piscopo si è esibito per quasi due ore regalando ai pisciottani ed ai tanti turisti provenienti da diverse parti della Campania una serata che rimarrà negli annali della festa. Il cantante napoletano ha cantato quasi tutti i suoi successi, da “Andamento lento” a “Stop Bajon”, ma non sono mancate riflessioni sulle condizioni del Sud Italia ed una canzone dedicata alle vittime del terrorismo di matrice islamica intitolata “Canto d’Oriente”.
-Maestro, Lei ha firmato le colonne sonore di film che sono entrati sia nella storia che nell’immaginario collettivo popolare come “Mi manda Picone” del 1983 di Nanni Loy e “32 Dicembre” di Luciano De Crescenzo del 1988.

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Che ricordi ha di quella esperienza?
Questi sono due film straordinari, come erano e sono straordinari i loro registi. Fin da piccolo, appena mi appassionai al mondo complesso della musica, mi piaceva non solo suonare, ma mi appassionava ed intrigava la possibilità di inserire la musica (nel mio caso la batteria e le percussioni) nelle immagini; l’idea di vedere le immagini scandite a ritmo di musica era una sensazione che piaceva molto provare. Mi manda Picone è un film straordinario, ebbe un successo notevole e fu anche candidato all’Oscar. 32 dicembre è un altro capolavoro; la scena che indubbiamente è rimasta più impressa è la scena dei fuochi dell’ultimo episodio “I penultimi fuochi”; quando Enzo Cannavale, dal suo letto, fa’ la telecronaca dei fuochi d’artificio del suo quartiere, noi ci illudiamo di sentire i fuochi ed invece sentiamo la mia batteria.
-Lei giovanissimo si trasferì da Napoli a Milano per incominciare la sua carriera. Come mai un napoletano verace avverte l’esigenza di un trasferimento in alta Italia? Ragioni esclusivamente economiche o anche motivi legati ad una ricerca di uno stile ed un’ispirazione differente?
Quando decisi di partire erano momenti assai difficili per la mia vita e per la situazione stessa sociale di Napoli. Era sul finire degli anni sessanta, dove a Napoli c’era tanta delinquenza; si sparava per le strade… non c’era musica. Io volevo fare del jazz che era difficile, si figuri a quei tempi. Decisi di trasferirmi per una questione di opportunità prima a Roma e poi a Bologna dove incominciai a fare jazz. La giusta collocazione e realizzazione personale nel mondo del jazz la cercavo però, attraverso le registrazioni. Volevo essere un “Session man”, un batterista per altri. E questa opportunità me la potè dare Milano, la sede centrale in Italia per la musica.
-Lei e la sua musica è sarà sempre legata alla persona ed all’opera del suo grande amico Pino Daniele, che in questi due anni dalla sua scomparsa lei ha molte volte ricordato. Quale ritiene sia la vera eredità che lascia nel mondo della musica e della cultura?
Pino Daniele è unico, non ci sarà mai nessun altro come lui. Con Pino avevamo formato e trovato insieme una nostra personalità ed unito il nostro sapere e la nostra esperienza del mondo della musica attraverso le sue poesie, le meravigliose parole delle sua canzoni. Le parole delle sue canzoni sono state fondamentali per dare a Napoli una sua precisa identità. La cosiddetta e tanto studiata “napoletanità” la si deve a lui ed alla sua opera di artista eclettico perché ci sono tanti Pino Daniele: c’è il cantante Pino Daniele, c’è il chitarrista Pino Daniele, c’è l’artista Pino Daniele; Pino aveva tante personalità. Chiunque voglia cimentarsi nella scrittura di un testo o una canzone in dialetto napoletano o incidere un Cd deve fare i conti con questo artista a tutto tondo; Lui ha già detto tutto.
-Lei nel concerto di stasera proporrà Canto d’Oriente, una delle 56 tracce del cofanetto che conterrà la sua trilogia . Lo scrisse nel 1994, ma è un pezzo che lei sento molto attuale, specialmente dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre 2015..
-Si, lo scrissi con Matteo Di Franco e Carlo Giardini che curò gli arrangiamenti. Era dedicata a quella gente innocente che cadde sotto il fuoco assassino dei cecchini che sparava sulla gente indifesa e sui bambini durante i massacri della ex Jugoslavia. Avvenimenti che ancora oggi toccano da vicino le nostre vite e ci pongono dinanzi all’orrore di questo nostro tempo.

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Nota
Un vivo ringraziamento al Parroco di Pisciotta Don Franco Giordano ed al Referente del Comitato Festa Sant’ Agnello Abate Sig. Nicola Agresta. Un ringraziamento ai membri del Comitato Festa nelle persone di Pierluigi Tortora, Carlo Cappuccio, Nicola Agresta, Elio Ruggeri, Giovanni Mautone, Lucia Pagano, Rina Lanzieri, Giuseppe Mautone, Raffaele Infante, Mariantonia Greco, Dario Di Siervi, Luigi Marsicano.

 

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