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Lucio Battisti? Fu spiato dalla Cia

Musica e spionaggio, un ciclo di appuntamenti alla Sapienza di Roma per scoprire come la Cia spiava il rock italiano negli anni '60 e '70.

Lucio Battisti? Fu spiato dalla Cia
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9 Dicembre 2015 - 15.05


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Lucio Battisti finì nel 1976 nel mirino della Cia: i servizi segreti americani infatti indagarono sull’allora cantautore più popolare d’Italia per la sua decisione di andare a vivere stabilmente a Los Angeles. Alcuni membri dell’Ambasciata statunitense convocarono segretamente Franco Migliacci – autore con Domenico Modugno di “Volare” – per chiedergli garanzie da scrivere nero su bianco proprio su Battisti, prima di rilasciare il visto al cantante. A dare informazioni sul soggiorno americano di Lucio Battisti un amico dell’artista: inoltre la Cia lo spiò in tutti i suoi spostamenti, registrando segretamente tutte le sue conversazioni telefoniche.

Questa è una delle tante storie al centro di “La Musica Spiata”, un clico di appuntamenti e approfondimenti sul tema “Rock, Diplomazia Sonora, Intelligence nell’Italia della guerra fredda culturale”, organizzati dall’unità di ricerca Music Making History a La Sapienza Università di Roma con la speciale collaborazione di Michele Bovi, autore del programma televisivo Segreti Pop trasmesso da Rai1.

Il primo appuntamento si svolgerà domani, 10 dicembre 2015, alle ore 10.00, nell’Aula magna del Dipartimento di Scienze sociali ed economiche in via Salaria 113: saranno illustrati 60 anni di monitoraggio su band e cantanti italiani da parte di 007 nostrani e Ambasciate straniere. Intervengono Marilisa Merolla, professore associato e direttore di Music Making History Research Unit, il giornalista Michele Bovi, il generale Umberto Rapetto esperto di intelligence e spionaggio informatico, il cantante Edoardo Vianello. E con i contributi del paroliere Franco Migliacci, di Johnny Charlton già chitarrista dei Rokes, il gruppo inglese più popolare in Italia negli anni Sessanta, dell’economista Guido Crapanzano già rocker della prima ora (era il Guidone del Clan Celentano) e di Roberto Di Nunzio, storico di intelligence.

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