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Per i 25 anni di Epica Etica Etnica Pathos, i CCCP di nuovo sul palco

Anno 1990. Il gruppo registrava un album diverso dai lavori precedenti, più sofisticato e complesso. Testi lunghi, sonorità lontane dal punk-rock.

Per i 25 anni di Epica Etica Etnica Pathos, i CCCP di nuovo sul palco

GdS

28 Novembre 2015 - 18.11


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“Il mondo si sgretola, rotola via succede, è successo, si sgretola e via” così i CCCP Fedeli alla linea in Epica Etica Etnica Pathos. “Il mondo era cambiato troppo per non tenerne conto” hanno detto. L’album è il quarto e ultimo del gruppo punk rock italiano pubblicato 25 anni fa. Nel 1990 dalla Virgin Records. L’album, uscito come doppio LP e come CD, è l’ultimo del gruppo che, di lì a poco, si scioglierà. Come dimenticarlo.

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Un album diverso dai lavori precedenti, un disco più sofisticato e complesso, con testi lunghi e con sonorità distanti dai dettami del punk-rock ai quali avevano aderito fin dalla nascita, all’inizio degli anni Ottanta. È il disco di Aghia Sofia, di Campestre, di Annarella. Il gruppo si sarebbe sciolto per dare vita, due anni dopo, al Consorzio Suonatori Indipendenti. Dopo 25 anni, quelle canzoni sono arrivate sul palco dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, nell’ambito del Romaeuropa Festival, per un concerto-evento che, andando oltre l’“operazione nostalgia”, ha puntato nuovamente i riflettori su un disco cruciale per la musica italiana e ha risposto alla domanda, lasciata in sospeso per lungo tempo, su come sarebbero state le sue canzoni dal vivo.

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Il concerto. Il 27 novembre il disco di nuovo sul palco. Un live speciale in cui, per l’occasione, si sono riuniti Gianni Maroccolo, Massimo Zamboni, Francesco Magnelli, Giorgio Canali, Danilo Fatur e Antonio Aiazzi, con le voci di Ginevra Di Marco e Angela Baraldi e con artisti dell’indie italiano, tra cui Le Luci della Centrale Elettrica, Lo Stato Sociale, Max Collini degli Offlaga Disco Pax. “Da un lato è un modo per riscoprire quelle canzoni e per ricordarne la forza e l’impatto, che mi sembra ancora molto attuale, dall’altro è un passaggio simbolico di testimone a questi artisti, decisamente più giovani di noi, che, in un certo senso, si sono formati con quelle canzoni”, ha spiegato Massimo Zamboni, fondatore dei CCCP Fedeli alla linea insieme con Giovanni Lindo Ferretti. Il chitarrista racconta gli anni di una “svolta” che ha rivoluzionato totalmente il loro modo di fare musica: “Con l’arrivo di Maroccolo, Magnelli e Canali, la musica entrava fragorosamente nelle nostre canzoni”, ha spiegato. “Abbiamo preso in affitto una grande casa nella campagna emiliana, molto decadente e molto decaduta. L’abbiamo sistemata, pulita, arredata e ci abbiamo vissuto insieme per tre-quattro mesi”.

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