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Eco contro i Social: anche gli imbecilli dicono la loro

La questione centrale, secondo Eco, è riuscire a filtrare l'immenso flusso di informazioni provenienti da internet.

Eco contro i Social: anche gli imbecilli dicono la loro

GdS

11 Giugno 2015 - 21.40


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“I Social hanno stretto i contatti fra le persone, ma hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli che prima si limitavano ad esprimere la propria opinione al bar, dopo aver bevuto vino”, le parole del professor Umberto Eco.

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“E’ il luogo in cui nascono le più assurde teorie complottistiche: dalle accuse sui gesuiti sospettati di aver affondato il Titanic alla costruzione di coincidenze numeriche sull’attentato alle Torri Gemelle”. All’Università di Torino per ricevere l’ennesima laurea honoris causa, Umberto Eco attacca i Twitter e Facebook: “Prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, e di solito venivano messi a tacere. Ora chi scrive ha lo stesso diritto di parola di un premio Nobel. Ma è normale: capita in tutte le comunità numerose. Nei gruppi con più di cinquanta persone quelli che si espongono di più sono sempre gli imbecilli”.

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La questione centrale, secondo Eco, è comunque riuscire a filtrare l’immenso flusso di informazioni provenienti da internet: “E’ questo che bisogna insegnare ai ragazzi, ma il problema è che anche i professori risultano impreparati in questo”.

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