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Le Origini della Hollywood sul Tevere

Federico di Chio, direttore del Marketing strategico di Mediaset, racconta l’avventurosa storia del cinema americano in Italia

Le Origini della Hollywood sul Tevere
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Marco Spagnoli Modifica articolo

13 Luglio 2021 - 20.09


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“L’idea era quella di raccontare tutta la storia del cinema americano in Italia e questo libro è il primo capitolo di questa saga. Questo primo volume si chiude nel 1943, un anno durissimo del conflitto mondiale, ma anche un periodo che rappresenta una vera e propria cesura con il passato.” 

Così Federico di Chio ex amministratore delegato di Medusa Film e direttore dei palinsesti delle reti Mediaset che oggi dirige il Marketing strategico del gruppo televisivo affronta il rapporto tra America e Italia, nonché le origini della Hollywood sul Tevere in Il cinema americano in Italia – Industria, Società, Immaginari: dalle origini alla Seconda Guerra Mondiale “E’ una cinematografia che non è mai scomparsa nemmeno in quegli anni difficili.” Osserva Di Chio che oggi insegna Strategia e gestione dei media audiovisivi presso l’Università Cattolica di Milano e l’Università di Bologna. “Il ritorno dei film portati in Italia dai soldati alleati sbarcarti ad Anzio piuttosto che in Sicilia è già materia del prossimo volume.” Questo capitolo, invece, racconta la storia del cinema americano in Italia, dalle origini alla Seconda guerra mondiale, come mai è stata raccontata, grazie al lavoro su dati inediti e documenti riservati, conservati presso archivi governativi e privati, sia italiani che americani. Il libro affronta tre ambiti di analisi indipendenti, ma intrecciati. Anzitutto la vicenda industriale e politica di Hollywood nel nostro Paese. Quanti film sono stati importati e quali? Come si sono mossi gli Studios nei riguardi delle varie autorità del regime e del Duce stesso? All’ambito industriale e politico si lega strettamente quello sociale e culturale. Che impatto ha avuto la cinematografia americana sui quadri valoriali, sul costume e sull’immaginario degli italiani? Infine i film. Quali film americani hanno avuto un particolare successo e perché? E quale influenza hanno avuto sul cinema di casa nostra e i suoi autori?

La sua è una lettura storica industriale…

E’ vero: l’elemento più interessante ed originale è che una storia di business come la mia racchiude un po’ tutto. C’è l’elemento economico gestionale, politico diplomatico, istituzionale e quello – ovviamente – culturale. Rispetto alla lettura corrente, questo è certamente quello nuovo. La nostra storiografia ha sempre insistito sull’estetica, al netto di alcune eccezioni citate. Per me, invece, era la maniera più semplice per raccontare questa storia e come Amministratore Delegato di Medusa per quattro anni ho seguito un pezzettino di questa storia dall’interno. 

Forse potrebbe mandare qualche copia dalle parti delle piattaforme e di alcune Major che stanno ripetendo comportamenti non fortunati del passato

E’ vero che Hollywood è un grande impero globale e che la sua forza è lì, ma è anche altrettanto notare che sono i presidi locali a fare la differenza. In quegli anni il cinema americano sbaraglia la concorrenza quando apre le sue agenzie in Italia controllandole direttamente e non sublicenziandole. Le filiali dirette e la rinuncia ai distributori indipendenti significa tante cose, ovvero assorbire l’interesse locale per farlo diventare un elemento di successo. E’ presto per giudicare cosa fanno Netflix, Amazon, Apple e altri, ma la storia ci insegna che il mondo visto dall’America non è quello che è in realtà. Avere dei presidi in grado di interpretare i territori con intelligenza è la base del successo.

Il suo libro propone tanti numeri: oggi a parte quelli del theatrical non sappiamo nulla della misura del successo e dell’insuccesso. Era un mondo fatto di percentuali, soldi, incassi, spettatori…

E’ una strategia commerciale anche legittima che, però, pone dei problemi all’industria creative. Senza benchmark nessuno può capire come migliorare e perché. Inoltre da quello che capiamo stia accadendo, il fatto che alcuni produttori non se la sentano di accettare più il full commitment la dice lunga dai nuovi scenari che andranno a proporsi. In una prima fase Netflix e Amazon sono riuscite a superare una strozzatura del sistema diventando una ventata di novità, apportando nuovi flussi di capitali liberando grande creatività. Oggi c’è un reflusso in cui i produttori vogliono sentirsi parte del destino economico di un’opera e non solo liberi creativamente. La libertà di impresa porterà i vecchi committenti come Studios e broadcaster a diventare di nuovo i partner ideali della nuova progettualità produttiva, al netto del fatto che ci sono altri operatori sul mercato. 

Chi è la figura di quegli anni che andrebbe riscoperta?

Stefano Pittaluga: esercente, distributore, produttore che diventa il grande campione del cinema italiano prima e di quello americano dopo. Un vero e grande genio che ha posto le basi del cinema così come lo conosciamo. 

 

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