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Compagni al cinema: 10 film intorno al Pci tra Scola e Berlinguer

Da Maselli a Moretti, da Peppone e don Camillo ai doc su Togliatti: una nostra scelta sul Partito comunista e il suo popolo al cinema per i 100 anni dalla nascita del partito

Compagni al cinema: 10 film intorno al Pci tra Scola e Berlinguer

admin

21 Gennaio 2021 - 08.17


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a cura di Chiara Zanini

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Per i cento anni dalla nascita del Partito comunista italiano, fondato il 21 gennaio 1921 a Livorno, vi proponiamo una nostra selezione di cinque film di finzione e cinque documentari intorno al Pci, al suo popolo, al sue figure chiave. 

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I film di finzione

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1. Lettera aperta a un giornale della sera
La lettera cui fa riferimento il titolo del film del 1970 è quella che Citto Maselli (qui anche attore) immagina possano scrivere degli intellettuali che prima dicono ad un giornale di volersi arruolare nella guerra in Vietnam e poi si rendono conto dell’abisso che separa la teoria dall’azione, il dire dal fare. Vi recita anche Goliarda Sapienza. Da mostrare ai tanti intellettuali seduti in poltrona che pensano sia quello il modo di fare politica. 

2. Palombella rossa
Il rapporto con la sinistra è una costante nei film di Nanni Moretti, che con La Cosa ha documentato gli interventi degli iscritti al Partito rispetto alla svolta della Bolognina. Qui il protagonista, perennemente in crisi, ha perso la memoria, e tanto quanto il Partito di cui è funzionario, deve ri-farsi, ripartire, mentre viene spesso preso in giro o messo in discussione proprio per la sua fede.

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3. Tutti i film di Don Camillo e Peppone
Se lo scrittore Giovannino Guareschi è riuscito a dar vita a due personaggi antagonisti irresistibili come Don Camillo e Peppone è proprio perché due così li ritroviamo anche nella realtà. Entrambi hanno combattuto la guerra e a distanza di anni sono l’uno prete e l’altro sindaco nonché capo della sezione del PCI di un paesino dell’Emilia Romagna, in genere identificato con Brescello. In fondo, nessuno dei due giudica l’altro e tra i personaggi interpretati magistralmente da Fernandel e Gino Cervi c’è una forma di stima. 

4. Morte di un matematico napoletano
Il matematico in questione è un comunista e docente disilluso, nipote di Bakukin e da poco uscito da un ospedale psichiatrico, nonché lasciato dalla moglie. Gran Premio della giuria alla Mostra di Venezia, è il lungometraggio con cui Mario Martone esordisce al cinema dopo quindici anni di teatro.

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5. C’eravamo tanto amati
Tra i registi più politici del nostro cinema non si può non nominare Ettore Scola, scomparso nel 2014. Aveva rivelato la sua vena satirica sin da giovanissimo, quando collaborava con le riviste scolastiche satiriche come giornalista in erba. Scola vota comunista (lo dichiara alla Mostra di Pesaro del 1958) e nel 1973 gira un film in 16 millimetri per la Unitelefilm, legata al Partito, dal titolo Trevico – Torino, viaggio nel Fiat-Nan, una storia di militanza e di immigrazione dal sud al nord.
Nel 1974 dirige per il Partito uno spot per il referendum contro l’abrogazione del divorzio e dello stesso anno è il suo film più celebre, C’eravamo tanto amati, in cui tre ex partigiani ed amici, divenuti tali durante la Guerra di Liberazione dal Fascismo, fanno un bilancio della propria vita, in cui la politica ha avuto un ruolo importante. Il film è carico di citazioni e riferimenti ad altri capolavori, un vero atto d’amore nei confronti del cinema stesso. E Scola lo ritroviamo antifascista in tutti i suoi film – basti pensare a Loren e Mastroianni che si perdono la parata del Duce in Una giornata particolare, ma anche a film collettivi sugli anni di Berlusconi, sul G8 di Genova, sulla Palestina.
Con La terrazza (1980) si cimenta in una riflessione sulla crisi dell’intellettuale di sinistra, con Vittorio Gassman nei panni di un deputato. Nel 1989 è ministro (alla Cultura, naturalmente) del governo ombra proposto da Achille Occhetto, ma ne rimane deluso. 

I documentari

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6. Antonio Gramsci – I giorni del carcere
Scritto con Cecilia Mangini, ma in realtà diretto da entrambi, il film di cui risulta regista solo Lino Del Fra (per scelta della produzione, Italnoleggio) vinse il Festival di Locarno nel 1977. Fa tesoro di tutta la bibliografia a disposizione e riguarda principalmente gli affetti di Gramsci e il suo rapporto con il Partito. Un altro documentario da vedere è Gramsci 44, diretto da Emiliano Barbucci nel 2016, che racconta il sogno di una scuola aperta, come fu realizzata sotto il Fascismo ad Ustica nei 44 giorni di confinamento da Gramsci e altri dissidenti.

7. Il treno va a Mosca
I protagonisti di questo documentario di Federico Ferrone e Michele Manzolini, invece, un viaggio lo fanno davvero. Sono abitanti di Alfonsine, in Emilia Romagna, e tra loro c’è il barbiere Sauro Ravaglia, che negli anni formerà un notevole archivio personale. Non era affatto comune negli anni Cinquanta poter andare in Unione Sovietica, e il film restituisce il significato profondo che quell’avventura ebbe per il gruppo.

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8. Essere Rossana Rossanda
Altra importante protagonista del Partito e del quotidiano Il Manifesto è Rossana Rossanda, che oltre a raccontarsi in molti scritti è stata oggetto di un documentario di Mara Chiaretti che unisce immagini di repertorio agli incontri con Fabrizio Barca, Philippe Daverio, Carlo Freccero, Nadia Fusini e Sandro Lombardi. Giunto tre anni prima della sua morte, il film è l’occasione per fare il bilancio di un percorso personale e politico. 

9. L’addio a Enrico Berlinguer
Per farsi un’idea di cosa significasse la politica di Enrico Berlinguer per tanti italiani e italiane, questo documentario collettivo è un ottimo strumento, perché presenta prima il suo ultimo comizio il 7 giugno del 1984 a Padova e poi le manifestazioni affollatissime che seguirono la morte che lì lo raggiunse e le testimonianze di personalità politiche quali Armando Cossutta, Mikhail Gorbaciov, Yasser Arafat e di altri ambiti (Carlo Verdone, Francesco Nuti). Sono immagini raccolte, tra gli altri, da Citto Maselli, Giuliano Montaldo, Paolo Pietrangeli, Gillo Pontecorvo, Ettore Scola, Piero Vivarelli, i fratelli Bertolucci, Carlo Lizzani, Silvano Agosti, Libero Bizzarri, Anna Maria Tatò e Ansano Giannarelli (quest’ultimo girà anche autore due anni prima di Un film sul PCI, disponibile sul canale dell’AAMOD)
Anche Walter Veltroni ha dedicato un documentario a Berlinguer: s’intitola Quando c’era Berlinguer e comunque la si pensi su Veltroni è utile per ricordarci come siano esistite figure politiche che le masse sentivano vicine.

10. Palmiro Togliatti – Via della Missione
Anche a Togliatti è stato dedicato un documentario con l’intenzione di restituirne l’importanza storica prima e dopo l’attentato che nel 1948 lo ferì all’uscita di Montecitorio, accompagnato da Nilde Iotti. Purtroppo non è facile da reperire.

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