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Avati, Bellocchio, Nanni Moretti e altri: lettera aperta del cinema per salvare la cultura

Autori e associazioni scrivono a Franceschini e a Conte: chiudere i luoghi di spettacolo può essere controproducente

Avati, Bellocchio, Nanni Moretti e altri: lettera aperta del cinema per salvare la cultura
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26 Ottobre 2020 - 09.18


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Gli operatori dello spettacolo, nello specifico quelli del cinema, in seguito alla chiusura di cinema, teatri e sale da concerto per tutto il mese di novembre, rivolgendosi al ministro Dario Franceschini e al presidente del Consiglio Giuseppe Conte hanno scritto una lettera aperta rivendicando il ruolo di bene primario della cultura. Tra i firmatari compaiono : Gianni Amelio, Pupi Avati, Marco Bellocchio, Francesco Bruni, Massimiliano Bruno, Nanni Moretti, Giuliano Montaldo, Paolo Taviani, Enrico Vanzina, Paolo Virzì, associazioni e istituzioni come Afic, Anac, Casa del Cinema di Roma, Fice, Sngci, Sncci.

Il messaggio della lettera è abbastanza chiaro: i firmatari sostengono di essere più che consapevoli dell’ attuale situazione sanitaria e di sapere che la salute è un bene prezioso, ma altrettanto preziosa è, per loro, la cultura che rappresenta un bene da salvaguardare. Inoltre sostengono che grazie proprio ai severi protocolli sanitari che dallo scorso maggio regolano le proiezioni e gli spettacoli, i cinema e i teatri sono i luoghi più sicuri, dove non si sono registrati casi di contagio.

Gli operatori sottolineano come la chiusura potrebbe essere controproducente, in quanto privare le persone di questi spazi di socialità sicuri, che rappresentano un’ alternativa alla movida nelle strade e alla convivialità che si ha nei locali e nei ristoranti, comporterebbe il disorientamento della popolazione che sta reagendo bene e meglio alla crisi pandemica.
L’ uso di tutte le precauzioni utili al fine di evitare la diffusione del virus nei cinema, li rende  tra i luoghi più protetti e sicuri della vita sociale, e pertanto, ai loro occhi la scelta di una nuova chiusura delle sale cinematografiche appare ingiustificata.
“In un momento in cui si sta lavorando per una faticosa ripresa, costringere i cinema ad interrompere nuovamente l’attività rischia seriamente di compromettere il futuro di un intero settore”.

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