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Borotalco, perché è un successo che dura da 35 anni

Il film ottenne i David di Donatello, come Miglior film, come Miglior attore protagonista per Verdone stesso e Migliore attrice protagonista per Eleonora Giorgi

Borotalco, perché è un successo che dura da 35 anni

Francesco Troncarelli Modifica articolo

2 Novembre 2017 - 10.54


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Il suo primo film, “Un sacco bello”, girato nel 1980 grazie a Sergio Leone, fu un exploit, quel ragazzone romano che tanti avevano conosciuto tramite la televisione col programma “Non stop”, coi suoi personaggi sopra le righe faceva ridere, era simpatico, le sue battute rimanevano subito impresse e venivano rilanciate dal pubblico giovanile.
L’anno dopo con la nuova galleria di personaggi strambi e ingenui proposta in “Bianco, rosso e Verdone”, fece di nuovo centro. Gli addetti ai lavori iniziarono a interessarsi a lui, il nuovo Fregoli, come veniva considerato per il suo trasformismo e molti, per via della sua romanità e della sua capacità di riproporre tipi e riti della quotidianeità, lo salutarono come il nuovo Sordi.
E in effetti Carlo Verdone era tutto questo e anche altro, un talento vero, che entrato in punta di piedi nel mondo del cinema, aveva subito riscosso il consenso del pubblico e l’attenzione della critica, che, come per tutti gli esordienti, lo aspettava al varco per capire chi fosse esattamente al di là delle sue caratterizzazioni vincenti. E l’occasione per mettere d’accordo tutti, fu “Borotalco”, prima pellicola in cui Carlo raccontava una storia compiuta e dove interpretava un solo personaggio.
E fu un trionfo, con grandi incassi al box office e fior di riconoscimenti. Il film infatti ottenne i David di Donatello, come Miglior film, come Miglior attore protagonista per Verdone stesso e Migliore attrice protagonista per Eleonora Giorgi, che ricevette anche il Nastro d’argento e la Grolla d’oro, riconoscimenti anche ad Angelo Infanti come Migliore attore non protagonista e a Lucio Dalla e Fabio Liberatori per la Migliore colonna sonora che era interpretata dagli Stadio.
Un film fondamentale quindi per la carriera di Verdone, che impresse una svolta al suo modo di fare Cinema che oggi 35 anni dopo l’uscita avvenuta nell’82, è stato restaurato grazie a Infinity e presentato alla Festa del cinema di Roma tra acclamazioni, emozioni, risate e tanta nostalgia.
“Sergio Benvenuti e Nadia Vandelli oggi sarebbero due ragazzi molto meno disincantati, sicuramente disoccupati – ha detto un Carlo Verdone quasi commosso per l’accoglienza ricevuta durante la proiezione della pellicola restaurata.- Quelli erano ancora anni di sogni, ma allora si cominciavano a incontrare i primi problemi di lavoro e non c’era più quella leggerezza e ingenua mitomania con cui i giovani erano cresciuti. Oggi quei ragazzi che nel film sbarcavano il lunario cercando di vendere enciclopedie porta a porta, sarebbero due depressi, tra chi si fa le canne e chi va in analisi”.
“Borotalco – ha aggiunto il regista- per me fu una sfida. Per la prima volta facevo un film incentrato su un personaggio unico e non a episodi. Non dovevo sbagliarlo. Con Enrico Oldoini avevamo fatto un gran lavoro, ma non avevamo la controprova che funzionasse. Quando ci fu la proiezione andai all’uscita del cinema “Metropolitan” al Corso ed ero molto nervoso, poi sentii uno che, uscendo dalla sala, diceva: ‘ammazza me se morto da le risate’. E pensai ce l’ho fatta”.
Clamoroso l’aneddoto dell’ incontro con il produttore Vittorio Cecchi Gori dopo il successo della pellicola: “Andai a trovarlo tutto soddisfatto per come erano andate le cose e lui, sigaro in bocca, mi tira fuori il manifesto del film indicandomi il titolo. Sai che la Manetti e Roberts che produce il Borotalco mi vuol fare causa perché abbiamo utilizzato il loro nome? Rimasi di stucco. E Vittorio mi fa “so toscani, domani me tocca andà a Firenze” a chiarire. La causa poi non ci fu, perché si resero conto che il successo del film era tutta pubblicità al loro prodotto”.
Sull’ingenuità di quegli anni Ottanta che tanto sono presenti in quel film cult per intere generazioni, dice ancora Verdone: “quando a Sergio, in una scena, gli dicono che John Wayne era gay lui è sconvolto, oggi invece della vicenda Spacey non importa più di tanto a nessuno. Ma il problema attuale è un altro. Il nostro pubblico fugge dalla sala. O scarica i film o va direttamente in streaming. Il cinema era tra i pochi luoghi di aggregazione. E questo avviene anche ai concerti di Vasco, stanno tutti lì a farsi i selfie, solo per dire sono qui”.
Verdone ha dedicato il restauro del film a tutti quelli che vi hanno partecipato e soprattutto a quelli che non ci sono più:”penso al travolgente Mario Brega, ad Angelo Infanti e al suo incredibile Manuel Fantoni e a Lucio Dalla”, che oltre scrivere la colonna sonora del film era il personaggio inseguito per tutta la pellicola da Eleonora Giorgi, molto brava nella parte della sognatrice e romantica Nadia.
“Borotalco” è stato un successo che è nato non solo per la storia in cui molti si sono ritrovati, ma anche dall’amabilità dei suoi personaggi, dalla loro fragilità e insicurezza e soprattutto dalle infinite battute in genere improvvisate che si susseguono e che ancora oggi, a distanza di 35 anni, tutti ricordano e ripetono a memoria. Tormentoni esilaranti e irresistibili tipo “Assaggia st’olive, so’greche…”, “Arzate a cornuto, arzate” o “M’imbarcai su un cargo che batteva bandiera liberiana” che riportano immediatamente alle scene di un film che ha fatto epoca e che ancora diverte.

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