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Deadpool, arriva nelle sale un eroe cinico alla 'Tarantino'

Una fucina di idee! Deadpool cavalca l’onda dei film nati dalla fumettistica magia Marvel, è l’ottavo della serie X-MEN. La recensione di Ivo Mej.

Deadpool, arriva nelle sale un eroe cinico alla 'Tarantino'

GdS

16 Febbraio 2016 - 11.16


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di Ivo Mej

E’ l’ottavo film della serie, ma non quella di Tarantino. Sarebbe dovuto essere Deadpool il vero film del regista di Knoxville ma stavolta si è dovuto accontentare di The Hateful Eight.
Al contrario di quest’ultimo, Deadpool ha la grazia, l’arguzia, lo stile e le idee che Quentin ha smarrito sulle strade innevate del Wyoming.

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Una fucina di idee! Deadpool cavalca l’onda dei film nati dalla fumettistica magia Marvel, è l’ottavo della serie X-MEN, appunto, ma questa volta c’è uno stato di grazia che accompagna il regista Tim Miller e tutti gli interpreti, a cominciare da Ryan Reynolds, un gigionissimo/violentissimo Deadpool/Wade Wilson.

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La storia, per chi non ha mai masticato l’erba della Marvel, è quella di un veterano di tutte le ultime guerre che si è adattato alla pacifica vita metropolitana facendosi pagare per spaventare e/o picchiare stalker e farabutti vari. Si innamora di Vanessa, donna perfetta, una maledetta come lui, la bellissima brasiliana Morena Baccarin che tradisce nel nome origini venete.

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Purtroppo, a Wade viene diagnosticato un cancro all’ultimo stadio e sembra che la redenzione non esista per una vita violenta come la sua ma… La magia di Stan Lee è in agguato come in molte altre storie di supereroi. Wade viene curato da una misteriosa organizzazione in grado non solo di debellare il cancro, ma anche di trasformarlo in un mutante invincibile. Naturalmente, c’è il cattivo di turno, impersonato dal rapper inglese Ed Skrein ed una trama impossibile da raccontare più di così per l’abilità degli sceneggiatori di mixare abilmente presente e flashback.

Di certo, Deadpool non è il solito supereroe tutto d’un pezzo e moralmente ineccepibile. Tutt’altro. Il cinismo la fa da padrone nel film e i morti ammazzati sono più numerosi degli starnuti (in realtà non ce n’è neanche uno), le battute fulminanti, il sarcasmo totale.

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Apprendiamo tuttavia che:

1. Sono solo quattro o cinque azioni nella vita che rendono un supereroe degno di questo nome, mica ogni singola cosa che fa;

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2. È la propria donna che sa rendere ogni uomo un supereroe;

3. Il significato del nome Deadpool lo scoprirete verso la fine del film, quindi non vi lambiccate il cervello prima.

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Gli effetti speciali ti fulminano fin dai primi minuti del film e non ti mollano mai, eppure il dosaggio sapiente del regista Miller li rende sempre necessari ma mai troppi. Finiscono un attimo prima che uno ci si abitui. Soprattutto, non sono gratuiti (e inutili) come nell’ultimo film di Tarantino.

Deadpool è un film che gli under 30 vedranno senz’altro, gli altri solo se amano i film sì di azione ma scritti da dio, gli over 50 perché amano Stan Lee anche se non troveranno qui la seriosa compostezza dei suoi primi fumetti.

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Ah, una raccomandazione per tutti: non dovete assolutamente uscire dalla sala se non avete prima sentito le parole ‘Cica, cica’!

Deadpool, nelle sale da giovedì 18 febbraio.

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