Rai3 a casa di Osvaldo Licini, pittore “lirico” per Fazio e sindaco comunista

La rubrica “Bell’Italia” racconta il pittore, il borgo di Monte Vidon Corrado e una bella mostra: è la televisione che sa esplorare i nostri territori

Casa Museo Osvaldo Licini, Monte Vidon Corrado. Foto Stefano Miliani

Casa Museo Osvaldo Licini, Monte Vidon Corrado. Foto Stefano Miliani

GdS 6 novembre 2020
di Stefano Miliani

Autore di una pittura “lirica”, astratta ed estremamente fantasiosa, popolata di figure fantastiche, oniriche e meravigliose, Osvaldo Licini è stato un pittore singolare nella scena internazionale e italiana del ‘900. Che la tv sa apprezzare, a riprova di come non sia non necessariamente “tette” e “culi” femminili come ebbe a dire un conduttore molto maschilista: le ultime due precedenti stagioni di “Che tempo che fa” di Fabio Fazio avevano come sfondo un suo dipinto; in più domani 7 novembre alle 11 la rubrica “Bell’Italia” di Rai3 con la giornalista Francesca Alfonsi esplora il Centro Studi e Casa Museo Osvaldo Licini e il luogo dove si appartò e visse con la moglie svedese, Monte Vidon Corrado, struggente e piccolo borgo nell’entroterra marchigiano dove l’artista ha lasciato buona parte della sua opera.

Nato nel 1894 e morto nel 1958 nel suo paese, Licini fu sindaco di Monte Vidon Corrado nel 1946 per essere rieletto nel 1951 (e allora essere comunisti in un territorio fortemente cattolico come le Marche aveva un peso diverso, tanto più rispetto a regioni più “rosse” come Toscana o Emilia Romagna). Anche se ora i musei e le mostre sono sbarrati, la visita di “Bell’Italia” offre una opportunità molto gustosa: il Centro Studi e la Casa Museo Osvaldo Licini diretti con sagacia e vivacità dalla storica dell’arte Daniela Simoni sono teatro di una riuscitissima esposizione al momento chiusa per le misure anti-covid ma che riprenderà fino all’8 dicembre salvo possibili e auspicabili proroghe: la mostra si intitola “La regione delle Madri. I paesaggi di Osvaldo Licini” e fa capire in maniera davvero esemplare chi era Licini. Curata da Daniela Simoni con altri studiosi la rassegna fa comprendere come le fasi mature e più note della sua pittura dai colori intensi e vivaci, quelle viste appunto a “Che tempo che fa”, mantenessero tracce e linee dai paesaggi figurativi della prima fase: è la parte meno conosciuta almeno per i non esperti, fu frutto dei lunghi soggiorni a Parigi dal 1917 a tutti gli anni ’20 e, come ha spiegato la curatrice della rassegna, contiene echi da pittori come Van Gogh e, prima ancora, Cézanne.
Di tutto questo parlerà il servizio di “Bell’Italia”, programma - esempio di come la tv può e sa narrare il Paese senza cadere nei luoghi comuni.

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