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Sandokan, i fratelli De Angelis: la nostra musica per Sollima

Il Romafictionfest ha omaggiato ieri il grande Sergio Sollima: ecco l'intervista a Maurizio e Guido De Angelis autori della colonna sonora di Sandokan.

Sandokan, i fratelli De Angelis: la nostra musica per Sollima

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13 Novembre 2015 - 09.59


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di Piero Montanari

La nona edizione del Roma Fiction Fest ha reso omaggio ieri, 12 novembre 2015 a Sergio Sollima, scomparso a luglio all’età di 94 anni. Il regista e sceneggiatore, padre di Stefano ed apprezzatissimo esponente del cosiddetto cinema di genere, verrà ricordato con la proiezione di uno degli sceneggiati più amati della storia della televisione italiana, Sandokan, firmato proprio da Sollima, tratto dai romanzi di Emilio Salgari, e andato in onda sulla Rai nei primi mesi del 1976. Il Festival ha proposto al pubblico una vera e propria maratona durante la quale sono stati proiettati i sei episodi che costituiscono la serie. Nel segno di una serialità famigliare, l’evento è stato presentato dal figlio Stefano, regista di Suburra, ACAB – All Cops Are Bastards, delle serie Romanzo criminale e Gomorra, nell’ambito di un incontro a cui hanno partecipato l’amato e indimenticabile volto di Sandokan, Kabir Bedi, con Carol Andrè, Andrea Giordana, i fratelli Guido e Maurizio De Angelis, autori della celebre sigla dello sceneggiato, e Federico Scardamaglia che lo aveva prodotto per la Titanus di Goffredo Lombardo. Proprio a Guido e Maurizio De Angelis chiediamo di raccontarci un po’ della loro storia anche attraverso il rapporto con Sergio Sollima e il suo Sandokan.

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Per quanti film avete fatto le musiche nella vostra lunga e fortunata carriera, e per quanti sceneggiati televisivi, più o meno?

Almeno 150 film di sicuro e gli sceneggiati televisivi non si contano, considerando anche Incantesimo per il quale avremmo scritto almeno 1000 ore di musica.

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A proposito di questo, trovate ci siano differenze sostanziali tra realizzare musiche per il cinema piuttosto che per la televisione?

No, per noi non esistono differenze nel realizzare le musiche per un film per le sale piuttosto che per una fiction televisiva. L’importante è far uscire i sentimenti e le emozioni, ed è alla tua sensibilità di autore musicale che devi sempre fare riferimento, per cercare di mantenere alta l’emozione del racconto, per poi comunicarla al pubblico insieme alle immagini, in un connubio artistico che deve funzionare sempre nella maniera migliore.

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Avevate già lavorato con Sergio Sollima prima di Sandokan?

No, prima di Sandokan non avevamo mai lavorato con Sollima, ma dopo abbiamo continuato nel tempo una collaborazione che è sfociata in film come Il corsaro nero, del 1976, Sandokan alla riscossa, del 1977, Passi d’amore nel 1989 e un film per la tv del 1998, Il figlio di Sandokan.

Come avvenne che la produzione (Titanus n.d.r.) vi chiese di realizzare la colonna sonora?

Avevamo già fatto Per grazia ricevuta, per la regia di Nino Manfredi, film che ebbe grande fortuna. Poi Lo Chiamavano Trinità, Più forte ragazzi, tutti grandi successi. La Rai ci propose questo sceneggiato tratto dai racconti di Salgari. In quel momento il direttore della seconda rete Rai era Pio De Berti Gambini che, col produttore esecutivo della Titanus, Elio Scardamaglia, vollero sentire il brano che avevamo preparato per la sigla iniziale. Ricordo ancora lo shock di quando facemmo l’audizione. Venne, oltre De Berti e Scardamaglia anche un giovane funzionario Rai, Giulio Mandelli, e l’appuntamento era allo studio di registrazione Forum di piazza Euclide a Roma. Mio fratello Maurizio ed io attaccammo l’urlo iniziale, Sandoka – an, Sandoka – an e, alla fine del brano, ci fu un gran gelo in sala. Pio De Berti e Scardamaglia si guardarono perplessi e preoccupati e poi guardarono noi pensando: “Questi sono due pazzi veri, ma che cos’è ‘sta roba che hanno scritto?”. Poi Mandelli ruppe l’imbarazzante silenzio tombale e disse:“Fantastico, meraviglioso, straordinaria idea!”. De Berti e Scardamaglia, sempre molto perplessi, si sciolsero un po’ e cominciarono a dire:“ Ma siete proprio sicuri? Beh, se lo dite voi… Va bene… Però – aggiunse De Berti – perchè non facciamo il brano anche in malese?”. Fortuna che lo convincemmo a fare solo due versioni di Sandokan, in inglese e ovviamente in italiano, perchè in malese non avremmo mai potuto, evidentemente. E poi – ride – a che titolo cantarlo in quella lingua? Le perplessità su questa canzone mi furono espresse anche dal mio amico, il grande Goffredo Lombardo, dominus della società di produzione Titanus. Lo incontrai poco tempo dopo l’audizione e anche a lui era giunta voce della strana originalità del brano che avevamo scritto. Gli spiegai che a noi, sia la Rai che Sollima, avevano chiesto qualcosa che, mentre si sta in cucina o ad apparecchiare la tavola prima della messa in onda dello sceneggiato, richiamasse l’attenzione, una specie di richiamo della foresta, tipo urlaccio di Tarzan, che significasse:”Sbrigatevi, sta iniziando Sandokan, forza, accorrete telespettatori!”

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Con quale nome firmaste le musiche di Sandokan? Perchè sceglieste Guido e Maurizio de Angelis e non Oliver Onions?

Firmammo le musiche ovviamente come Guido e Maurizio De Angelis. Gli Oliver Onions non esistevano ancora. Usammo questo brand in seguito, come nome di gruppo per le canzoni nei nostri film. Il nome inglese era stato scelto (da Susan Duncan Smith, n.d.r.) in funzione del mercato anglosassone che, per altro, rispose molto bene.

L’uscita di Sandokan ebbe pochissima pubblicità, non se ne occupò nemmeno il Radiocorriere Tv e la prima delle sei puntate venne trasmessa anticipatamente rispetto ai desideri di Sollima, che avrebbe voluto una messa in onda più in là nel tempo. Perchè, cosa accadde?

Sollima non era d’accordo sulla programmazione, e avrebbe voluto per Sandokan un giorno di uscita differente, con più pubblico televisivo. Era molto scontento, ma quando si rese conto, già dalla prima puntata, del grande successo di ascolto e soprattutto di gradimento – che all’epoca contava ancora molto – si quietò, ovviamente. Ricordiamo il record che Sandokan detiene ancora, con 27milioni di telespettatori.

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Come fu il rapporto professionale con Sollima,? Vi suggerì qualcosa di particolare per le musiche?

Ma certo. Lui aveva già una grande esperienza cinematografica riguardo al genere avventuroso, al cinema epico, ed era anche piuttosto esigente. Ci disse subito che lui voleva i colori dell’India, che la musica fosse veramente attinente a questo paese. Ci chiese colori musicali specifici: flauti, sitar, crotali, percussioni tipiche e strumenti caratteristici indiani Voleva che fossimo legati all’ambiente e alle situazioni, ed insistette molto sul tema d’amore (che è uno dei più belli del film, n.d.r.).

Dove avete registrato le musiche delle sei puntate? Sollima assistette alle registrazioni?

Abbiamo, come ricorderai Piero, che hai anche partecipato al coro di Sandokan, registrato tutto alla Rca di Roma, che aveva anche in capo le edizioni musicali del lavoro, mentre Maurizio ed io eravamo solo autori. Ricordo che Sergio assistette a tutte le registrazioni delle musiche in sala. Si era entusiasmato a tal punto che non ne perdeva una, era contento, gli piaceva molto il lavoro che stavamo facendo e il rapporto con i musicisti che parteciparono: Enrico Ciacci e mio fratello Maurizio, che suonarono il sitar indiano, Adriano Giordanella e Mandrake alle percussioni, e poi Enzo Restuccia e Gegè Munari alla batteria, e tanti altri ancora che al momento non ricordo.

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Le sigle delle trasmissioni Rai all’epoca potevano avere grande successo di vendite per via della promozione televisiva. Abbiamo già ricordato che la famosa sigla di testa di Sandokan non ebbe inizialmente l’approvazione dei dirigenti della Rai, perchè cantata e – sostenevano a viale Mazzini- non in linea con altre sigle che generalmente erano solo strumentali. Cos’altro si può aggiungere a questo pensiero?

Non vorremmo apparire presuntuosi, ma in Italia questa moda delle canzoni-sigla, cantate nei film, siamo stati tra i primi ad introdurla. Basti pensare a Flyng through the air da “Più forte, ragazzi “(canzone che vinse il Nastro d’argento nel 1973 e rimase prima in classifica per molto tempo) o Dune Buggy da “Altrimenti ci arrabbiamo”, che fu altro grande successo. Era un modo molto “americano” di concepire la title melody, molto usata, ad esempio, nei film di 007. Così noi abbiamo applicato questo principio a quasi tutte le nostre colonne sonore perchè avessero una loro identità immediata ed una facile riconoscibilità. Il successo della canzone di Sandokan fece ovviamente cambiare idea ai dirigenti Rai.

Dopo il grande successo di Sandokan, avete continuato a lavorare con Sergio Sollima?

Certamente. Come già detto, con Sergio abbiamo continuato la collaborazione l’anno successivo, il 1977, con il film Sandokan alla riscossa. Poi ci fu Passi d’amore nel 1989 con Alessandra Martinez, e Il figlio di Sandokan del 1998, se ricordo bene.

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Il Ritorno di Sandokan del 1996, sceneggiato in quattro puntate che doveva dirigere Sollima per la Rai, passò invece a Mediaset diretto da Enzo Castellari. Sollima, che criticò molto la nuova serie, disse tra l’altro: “Il nuovo Sandokan? Non ha nulla a che fare col vecchio sceneggiato, è un soggettino, un filmetto di categoria, come “Il ritorno di Ercole”. Salgari non c’entra niente, e trovo di pessimo gusto che Guido e Maurizio De Angelis abbiano riutilizzato le due canzoni più note”. Sollima parlava come una persona tradita e sembrava piuttosto arrabbiato con voi. Andò proprio così?

Non mi ricordo bene questa cosa, perchè ci chiamò direttamente Canale 5 e non sapevamo del problema sorto tra Sollima e la Rai, che forse non comprò i diritti. Ci chiamò Mediaset per dirci che c’era da fare questa serie nuova e che l’avrebbe diretta Enzo Castellari. Noi non avevamo nessuna possibilità di decidere e c’erano già i diritti comprati da loro per i temi, e non potevamo quindi intervenire sulle scelte della produzione.

Sergio Sollima, nel corso della sua lunga e fortunata carriera di regista, è stato capace di passare da un registro avventuroso a uno drammatico, mantenendo sempre alta la sua straordinaria vis narrativa. Cos’ha significato per Guido e Maurizio De Angelis l’incontro con questo eccezionale regista?

Per noi Sollima è stato importantissimo, perchè consacrò definitivamente il nostro successo. Inizialmente (1972) avevamo fatto Per grazia ricevuta, con Nino Manfredi, il film che ci lanciò come autori di musiche per il cinema, ed era una commedia comica. Poi facemmo dei western, altre commedie, ma con Sollima entrammo nel cinema epico, nell’epicità pura, cosa che prima non avevamo mai fatto. Per noi fu un passo importantissimo per la carriera, un passo che ci fece salire un altro fondamentale gradino, dandoci l’opportunità di cimentarci con un altro modo di scrivere colonne sonore, in una direzione totalmente differente da quella che avevamo percorso prima. Siamo davvero molto grati al grande Sergio Sollima.

Voi, cari Guido e Maurizio, avrete sicuramente notato che c’è un mondo di fan che ruota attorno al vostro straordinario lavoro di compositori, ormai sulla breccia da quasi 50 anni. Che cosa vi è accaduto di singolare relativamente al vostro successo? Avete qualche storia tra le tante?

Guido: Mi ricordo che un giorno ero a Venezia, circa due anni fa, ed ero ad un party con dei produttori cinematografici. Ad un certo punto delle persone mi presentano Quentin Tarantino. “Piacere Tarantino” mi fa lui e io mi presento: “Sono Guido De Angelis” e lui mi fa, suscitando l’ilarità generale: “De Angelis, proprio De Angelis? Io conosco in Italia due fratelli che si chiamano come lei, che fanno delle musiche straordinarie che io amo moltissimo, e da queste musiche prendo sempre pezzetti, gli rubo molte musiche per metterle nei miei film”. Quando finì di dire questa cosa scoppiarono tutti a ridere e lui disse imbarazzato se avesse detto qualcosa di strano, che non andava. Quando chiese perchè tutti ridessero, gli rivelarono che quel signore a cui rubava le musiche ero proprio io, con mio fratello Maurizio. “Adesso, caro Quentin – gli suggerirono tutti ridendo – è il momento di pagargli i diritti!”

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