Da Emma Dante a Ezio Greggio: cambiate questo decreto che chiude le sale

Si moltiplicano appelli, tweet e lettere di artisti e operatori per scongiurare una crisi che sarebbe letale: i nomi di chi non ci sta. I fan a Boldi: "Non mandare il film in streaming"

Sipario

Sipario

GdS 26 ottobre 2020

di Manuela Ballo

 

È davvero difficile da digerire, per il mondo dello spettacolo, l’amaro boccone che ha ricevuto dal nuovo decreto governativo. Gli operatori e gli artisti non lo mandano proprio giù. Le prese di posizione si moltiplicano: attori, registi, operatori cercano di spiegare come questo provvedimento potrebbe tarpare definitivamente le ali a uno dei settori culturali più attivi e produttivi.
Per primi si sono fatti sentire quelli dell’Agis, poi gli artisti e gli operatori del cinema con una lettera aperta indirizzata al ministro Franceschini e al presidente del Consiglio Conte, nella quale rivendicano il bene primario che è la cultura.

 

Oggi, a distanza di poche ore, gli appelli si sono moltiplicati: sono tanti a esprimere la loro delusione e la loro rabbia.  Tra questi Emma Dante che, incredula, su la Repubblica ha parlato di una guerra nei confronti della cultura, ingiusta e ingiustificabile sostenendo che non può essere questo il ringraziamento al mondo dello spettacolo che ha rispettato tutte le norme di sicurezza, non si ringrazia in questo modo, dando cioè una mazzata all’ intero settore. Insieme a lei sono tanti altri registi a pronunciarsi.  Marco Bellocchio, per esempio, in un’intervista al quotidiano romano, ha affermato come neppure durante la Seconda guerra mondiale i cinema siano stati chiusi, in quanto così si dava ai cittadini la possibilità, seppur in un momento tremendo, di sognare e sperare.


Il mondo dello spettacolo si sente escluso e dimenticato: gli operatori sono amareggiati, e d’ altra parte, come potrebbero non esserlo? L’arte, la musica, il teatro e la cultura sono cibi non voluttuari, ma essenziali in questi giorni incerti, sono un veicolo per cercare di superare questo difficile e delicato momento storico.
L’ intero settore dello spettacolo che già nel lungo periodo del lockdown aveva subito un grande colpo, sta ora subendo un contraccolpo duro e difficile da accettare. Gli artisti ed i lavoratori del settore rivendicano il loro diritto, non vogliono che tutto si fermi nuovamente e più che altro non possono permetterselo.


Le prese di posizione si susseguono di ora in ora: sono appelli rivolti al premier Conte e al ministro Franceschini perché cambino idea. Fin da domenica sera, è stato Paolo Rossi ad inventarsi una protesta del tutto pacifica davanti al teatro Strehler di Milano. Poi c’è chi ha preferito parlare in televisione, come Ezio Greggio a “Domenica in” di Mara Venier, lanciando un appello al presidente del Consiglio: “Che errore chiudere cinema e teatri, ci ripensi”. I fan di Massimo Boldi gli chiedono sui social di non far uscire il suo ultimo film girato con Cristian De Sica, “Un Natale su Marte”, in streaming: “I vostri film li vogliamo vedere al cinema”.

Servirebbero pagine e pagine per registrare la quantità incredibile di prese di posizione: si va dal maestro Riccardo Muti a quelle di Lino Guanciale, Claudia Gerini, Cristina Comencini, Lella Costa ed Enrico Loverso. Altre prese di posizione sono quelle dell’ associazione “Cultura Italiae”, e a questo appello hanno aderito, tra gli altri , Aldo, Giovanni e Giacomo, Michele Placido, Cristiana Capotondi, Angela Finocchiaro.

Un dietro front deciso lo rivendicano anche gli assessori alla cultura di alcuni tra i più importanti comuni italiani, mentre Unita (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo) sostiene che “la chiusura di cinema e teatri fa sì che l’Italia diventi il primo Paese Europeo a non garantire ai suoi cittadini che l’industria della cultura e dello spettacolo continui a produrre per loro”. A questo punto, come risponde il Governo? Il ministro è intervenuto a più riprese su un argomento che evidentemente gli sta molto a cuore, oscillando tra inviti a comprendere ciò che sta accadendo, e ipotesi di soluzioni temporanee tirando in ballo la Rai. Per lui, comunque – come ha ribadito più volte- la priorità rimane quella di frenare i contagi e salvare vite.