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La stagione su misura dello Stabile di Torino

Presentato il cartellone 2016/2017 del Teatro Nazionale piemontese, con 63 spettacoli tra contemporaneità, grandi classici e creatività internazionali.

La stagione su misura dello Stabile di Torino

GdS

27 Maggio 2016 - 11.32


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di Nicole Jallin

Ci saranno “Storie su misura” nella nuova stagione del Teatro Stabile di Torino che ieri, giovedì 26 maggio, ha annunciato al Carignano, per intervento del direttore artistico Mario Martone, del direttore esecutivo Filippo Fonsatti e del presidente Lamberto Vallarino Gancia, un cartellone 2016/2017 formato da 63 lavori di cui 14 produzioni (6 esecutive, 4 coproduzioni e 4 riprese), 34 spettacoli ospiti e 15 legati a Teatrodanza. Un programma che assocerà la creatività contemporanea (con una nutrita partecipazione di artisti internazionali), a testi di autori viventi (come Alessandro Baricco, Stefano Massini e Jon Fosse), ai grandi classici (da Eschilo a Čechov, da Ibsen a Molière, da Shakespeare a Pirandello, da Tolstoj a Wilde); più focus dedicati ai centenari dalla nascita di Natalia Ginzburg (con le tre tappe “Dialogo, “La segretaria” e “Ti ho sposato per allegria”, del progetto di Leonardo Lidi) e dalla morte di Guido Gozzano (nell’omaggio di Lorena Senestro con “La signorina Felicita, ovvero la Felicità).

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Lo Stabile, secondo Teatro Nazionale per finanziamenti ministeriali, sta chiudendo un 2015/2016 di 537 alzate di sipario (con 315 repliche di produzione e 222 di ospitalità) per oltre 198000 spettatori, più di 17500 abbonati (il 43% dei quali è under 35), e un incasso al botteghino che supera i 2184000 euro. Numeri che rilevano, in un protrarsi temporale di serie difficoltà del settore, una crescita di pubblico (soprattuto nel biennio 2014-2015) che fissa a +19% l’aumento di spettatori e +24% di vendita biglietti: «Con un bilancio medio pari a 13 mln di euro – ha precisato Fonsatti -, la strategia gestionale applicata negli ultimi esercizi ha orientato i costi verso l’attività artistica, culturale, di formazione e ricerca, alla quale viene destinato circa il 50% delle risorse disponibili. I costi fissi del personale dipendente assorbono il 22% del bilancio, mentre l’11% riguarda le spese di conduzione e manutenzione».
Dunque, tra gli spazi torinesi Carignano e Gobetti, e le Fonderie Limone di Moncalieri, si comincerà a ottobre con un inedito “Giardino dei ciliegi” diretto da Valter Malosti, per accogliere poi il “Lehman Trilogy” di Stefano Massini, ultimo capolavoro di Luca Ronconi, in scena a novembre insieme a Gabriele Lavia che, regista e interprete, sarà “L’uomo dal fiore in bocca” di Pirandello; mentre, l’autorialità, anche registica, di Ivana Ferri siglerà “Ma sono mille papaveri rossi”, quella di Mario Perrotta sarà rivolta a “Un bès – Antonio Ligabue”, e Gabriele Vacis sarà impegnato con “Smith & Wesson” di Baricco.

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Dicembre accoglie Filippo Timi attore e regista di “Ivanov” di Čecohv, per poi essere protagonista (a fine marzo) di “Una casa di bambola” di Ibsen, nella regia di Andrée Ruth Shammah, che dirigerà poi (a gennaio) Carlo Cecchi ne “Il lavoro di vivere” di Hanoch Levin. Intanto, il romeno Silviu Purcărete darà vita a “La Tempesta” di Shakespeare, prima che Leo Gullotta porti i fantasmini di Noël Coward nello “Spirito allegro” diretto da Fabio Grossi.

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L’anno nuovo prevede incontri con Eduardo che coinvolgeranno Antonio Latella con “Natale in casa Cupiello” (gennaio); Mario Martone con il “Sindaco del rione Sanità” (marzo), e Marco Tullio Giordana che guiderà Carolina Rosi e Gianfelice Imparato in “Questi Fantasmi!” (aprile). Ci saranno poi, a gennaio, le femminilità di Francesca Comencini con “Tante facce nella memoria”; Elena Serra alle prese con “La bella addormentata nel bosco” da Perrault, e Paola Rota con “Due partite” di Cristina Comencini; ci sarà la coppia Milena Vukotic – Lucia Poli quali “Sorelle Materassi” di Ugo Chiti, per la regia di Geppy Gleijeses; l’“Elettra” da Von Hofmannsthal con regia di Giuliano Scarpinato; “Edith” di e con Chiara Cardea ed Elena Serra. E poi, le ribellioni interiori di “Variazioni sulla libellula” della Compagnia Lanavesandri; le migrazioni odierne di “Troppi (ormai) su questa vecchia chiatta”, per testo di Matéi Vişniec e regia di Beppe Rosso; il clownesco ascolto di sé di “S.O.S. Storie di un’odissea psycosomatica” di Aurélia Dedieu diretto da Giuseppe Vetti; e “Orlando. Le primavere”, progetto diretto da Silvia Battaglio, intorno al personaggio nato da Virginia Woolf.
E se a febbraio Valerio Binasco affronterà l’affascinante scrittura del “non detto” di Jon Fosse, nella prima nazionale di “Sogno d’autunno”, schierando Giovanna Mezzogiorno, Michele di Mauro e Milvia Marigliano, Shakespeare sarà chiamato in causa (in prima nazionale, a novembre) con “Misura per misura” nella regia di Jurij Ferrini, poi dalla collaborazione anglo-danese dei Tiger Lillies e del Theatre Republique con “Amleto” (dicembre), e dal “Giulio Cesare” (marzo) con un Michele Riondino diretto dallo spagnolo Àlex Rigola. Ma assisteremo anche a “Guerra e pace” a firma dei Gob Squad; a “Truman Capote questa cosa chiamata amore” di Massimo Sgorbani diretto da Emanuele Gamba; al duo Impacciatore-Malosti (anche regista) in “Venere in pelliccia” di Davis Ives; a una Iaia Forte mascolina interprete e regista del testo di Paolo Sorrentino “Tony Pagoda/Ritorno in Italia”; fino all’assuefazione economica della droga di “Altrove”, scritto diretto da Paola Ponti.

Per marzo Maddalena Crippa sarà “L’allegra vedova” da Victor Léon/Leo Stein, regia di Bruno Stori, Pippo Delbono donerà le sue “Orchidee”, e Ugo Chiti che firmerà “Il malato immaginario” di Molière. Ad aprile sarà tempo per “La riunificazione delle due Coree” di Joël Pommerat e regia di Alfonso Postiglione; Mimmo Sorrentino affiancherà le detenute del carcere di Vigevano ne “L’infanzia dell’alta sicurezza”; Fabrizio Falco, ispirandosi a Giacomo Leopardi, darà forma al “Ritratto d’Italia”, e “Minetti” di Bernhard sarà operazione scenica di Roberto Andò e attoriale di Roberto Herlitzka. Infine, a maggio, vedremo l’”Orestea” di Eschilo rievocata da Luca De Fusco, “La ballata del carcere di Reading” da Wilde con Umberto Orsini e Giovanna Marini diretti da Elio De Capitani, e la prima assoluta de “Il nome della rosa” di Umberto Eco resa versione teatrale dalla drammaturgia di Stefano Massini e dalla regia di Leo Muscato.

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