Il Montenegro potrebbe essere il prossimo Paese a entrare nell’Unione europea. La Commissione ha indicato il 2028 come possibile anno di adesione, dopo la conclusione dei negoziati entro la fine del 2026 e la firma del trattato nel giugno 2027. Se il calendario verrà rispettato, Podgorica diventerà il 28esimo Stato membro, segnando la ripresa del processo di allargamento europeo dopo oltre dieci anni; l’ultima adesione risale infatti al 2013, quando fece ingresso la Croazia. A rendere possibile questa prospettiva sono i progressi registrati nel percorso di integrazione. Il Montenegro ha chiuso provvisoriamente 21 dei 33 capitoli negoziali, attraverso i quali viene valutato l’adeguamento della legislazione nazionale alle norme europee. Restano dunque altri dodici capitoli da completare.
La commissaria europea all’Allargamento, Marta Kos, ha espresso una valutazione positiva sul lavoro svolto dal Paese, affermando che “Ha soddisfatto tutte le condizioni per chiudere i capitoli rimanenti”, indicando poi giugno 2027 come possibile data per la firma del trattato di adesione.
La chiusura provvisoria dei capitoli rappresenta un passaggio importante, ma non equivale alla conclusione definitiva dei negoziati. Le condizioni raggiunte nei singoli settori potranno infatti essere sottoposte a ulteriori verifiche fino al raggiungimento di un accordo complessivo. Il percorso del Montenegro, iniziato nel 2008 con la presentazione della domanda di adesione, ha attraversato diverse tappe: nel 2010 il Paese ha ottenuto lo status di candidato e il 29 giugno 2012 ha avviato ufficialmente i negoziati con Bruxelles.
Negli ultimi mesi il processo ha registrato una nuova accelerazione: il 4 novembre la Commissione europea ha presentato una tabella di marcia con le tappe e le priorità per i Paesi candidati più avanzati, tra cui il Montenegro. È proseguito anche il lavoro preparatorio sul trattato di adesione, mentre le istituzioni europee hanno portato avanti la definizione del pacchetto finanziario destinato al Paese. Il calendario resta tuttavia subordinato al completamento delle riforme e all’accordo degli Stati membri. Anche una volta conclusi i negoziati, l’ingresso nell’Unione richiederà la firma e la ratifica del trattato da parte di tutti i Paesi membri e del Montenegro, secondo le rispettive procedure nazionali. Non si tratta quindi di un passaggio automatico, ma dell’ultima fase di un processo che coinvolge sia le istituzioni europee sia quelle nazionali.
Tra le questioni che Bruxelles continua a monitorare ci sono soprattutto l’indipendenza della magistratura, il contrasto alla corruzione e la lotta alla criminalità organizzata. Il rafforzamento dello Stato di diritto costituisce infatti una condizione centrale per l’adesione, così come la capacità delle istituzioni di garantire l’applicazione delle norme e il funzionamento degli organismi di controllo. La Commissione sottolinea inoltre l’importanza di mantenere un consenso politico ampio e stabile intorno all’obiettivo europeo, evitando che le tensioni interne possano compromettere il percorso intrapreso.
A sostenere le riforme contribuiscono anche gli strumenti finanziari messi a disposizione dall’Unione. Nell’ambito del Piano di crescita per i Balcani occidentali, al Montenegro sono stati destinati 383,5 milioni di euro, tra sovvenzioni e prestiti agevolati. Le risorse sono vincolate alla realizzazione di interventi concordati con Bruxelles e mirano a favorire la modernizzazione delle istituzioni, la crescita economica e l’avvicinamento al mercato unico. A maggio 2026 la Commissione ha inoltre annunciato un nuovo stanziamento di 44,2 milioni di euro, portando a 89,3 milioni il totale dei fondi già erogati attraverso questo strumento.
L’integrazione economica con l’Unione è già significativa. Il Montenegro utilizza l’euro come valuta, pur non facendo parte dell’Eurozona né partecipando alle decisioni di politica monetaria della Banca centrale europea. La moneta unica è stata adottata unilateralmente e non costituisce quindi un’adesione formale all’unione monetaria. L’ingresso nell’Ue permetterebbe dunque al Paese di partecipare pienamente al mercato unico e di accedere agli strumenti finanziari e ai programmi riservati agli Stati membri.
L’eventuale adesione avrebbe conseguenze anche per gli equilibri politici della regione. Albania, Serbia, Macedonia del Nord e Bosnia-Erzegovina sono infatti impegnate, con tempi e prospettive differenti, nel percorso di avvicinamento all’Unione. Per Bruxelles l’integrazione dei Balcani occidentali rappresenta un investimento nella stabilità e nella sicurezza del continente, oltre che un’opportunità di rafforzamento dei rapporti economici. Il Montenegro è attualmente il candidato più vicino all’ingresso nell’Unione, i prossimi mesi saranno decisivi per completare i capitoli negoziali e consolidare le riforme richieste. Solo dopo questi passaggi, e con il consenso di tutti gli Stati membri, l’obiettivo del 2028 potrà diventare realtà.
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