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Il carcere oltre le sbarre: le storie che non sappiamo raccontare

L'11 dicembre a Roma il Festival della Comunicazione sulle pene e sul carcere riunisce giornalisti, magistrati e studiosi per interrogarsi su come raccontiamo la detenzione. Dalle etichette attribuite ai giovani al divario digitale, fino alle difficoltà di riconoscere il cambiamento di chi sta scontando una pena

Il carcere oltre le sbarre: le storie che non sappiamo raccontare
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31 Ottobre 2026 - 13.04 Culture


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di Lorenzo Lazzeri

C’è un momento in cui una persona finisce per coincidere con il reato che ha commesso. Il suo nome scompare dietro una definizione: detenuto, criminale, ergastolano. Per la cronaca è una semplificazione comoda, per chi legge un modo rapido di riconoscere il protagonista della notizia. Ma cosa accade a quella persona dopo la condanna? È una domanda che raramente trova spazio sulle pagine dei giornali.

Da questo quesito trae origine “Narrare le vite di scarto”, 4a edizione del Festival della Comunicazione sulle pene e sul carcere, in programma l’11 dicembre a Villa Altieri, a Roma. Un’iniziativa pensata e voluta dalla Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia e da Granello di Senape Padova, con il Coordinamento Nazionale dei Giornali dal Carcere e la collaborazione dell’Ordine dei giornalisti, per mettere sotto la lente e al centro del tema, le responsabilità di chi racconta la realtà penitenziaria.

Il programma affronta una questione che riguarda anche il pubblico: quanto sappiamo davvero della vita nelle carceri? Il giurista Glauco Giostra e Daniela De Robert, consigliera nazionale dell’Ordine dei giornalisti, discuteranno delle conseguenze di una narrazione che rischia di fermarsi al momento dell’arresto o della condanna.

Un altro capitolo sarà dedicato ai giovani. Ieri erano i ragazzi della “gioventù bruciata”, oggi sono spesso chiamati ”maranza”. Le parole cambiano, ma rimane il rischio e il timore di trasformare comportamenti, molto differenti tra loro, in un’unica categoria rassicurante per chi osserva dall’esterno. Il criminologo Roberto Cornelli, Susanna Marietti di Antigone e il rapper Kento, da anni impegnato negli istituti penali minorili, discuteranno di questo rapporto tra criminalità giovanile e rappresentazione pubblica, includendo anche come i percorsi educativi influenzino queste relazioni.

C’è poi una moderna ed ermetica forma di esclusione, quella digitale. Mentre fuori dal carcere, informazioni e relazioni passano sempre più attraverso uno schermo, chi vive in detenzione incontra forti limitazioni nell’accesso alle tecnologie. Il festival parlerà di “senzatetto digitali” anche nell’era dell’intelligenza artificiale, e del ruolo degli strumenti informatici nelle redazioni carcerarie.

Il confronto non potrà non toccare l’argomento delle sezioni di Alta Sicurezza e le difficoltà di riconoscere le traiettorie di riscatto e reinserimento dei detenuti. L’argomento riguarda la capacità di valutare l’evoluzione di una persona durante l’esecuzione della pena, tenendo conto della gravità dei reati commessi e del percorso di cambiamento intrapreso. Ne discuteranno, tra gli altri, il magistrato Stefano Musolino e Mauro Palma, già Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale.

A coordinare i lavori saranno Ornella Favero, direttrice di Ristretti Orizzonti, e Carla Chiappini, coordinatrice di Ristretti Parma. La partecipazione è gratuita, con iscrizione obbligatoria.

Il carcere è uno dei luoghi in cui la società esercita più direttamente il proprio potere sulle persone. Conoscerne il funzionamento permette di comprendere meglio come viene eseguita una pena, quali siano le condizioni della detenzione e quanto spazio venga effettivamente riconosciuto ai percorsi di reinserimento. Qui abbiamo aspetti della realtà penitenziaria che ancora trovano poco spazio nella sfera pubblica del quotidiano.

Per le iscrizioni è stato approntato un apposito modulo online.

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